Un'operetta vana e inconcludente

Odio il 90% delle persone che conosco. E anche di quelle che non conosco, senz'altro.

Chi sono

Utente: Paperogonfio

Contatore

visitato *loading* volte


acquista questo bellissimo libro

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Berluscounter!

giovedì, luglio 09, 2009

Part II (valore pressoché nullo) - LEGGERO CON DISAGIO

Scrivere in verde mi fa bene. Accresce la mia autostima e semina serenità, forse.

Restare in silenzio, non necessariamente significa che non si abbia niente da dire. Dentro chi resta in silenzio, la vita può sobbollire, fervere, macerare oppure anche star calmina e cheta, sì. Senza contare che il silenzio meriterebbe una rivalutazione tour-court.

Si dice che il maiale sia un animale nobile ma sacrificato, giacché vive in funzione dell'esser mangiato dall'uomo. Ciò accade perché non si verifichi il contrario. Avete mai provato a cader per terra in un recinto di maiali?

Ho trovato un uovo di dinosauro/coccodrillo, nel posto dove lavoro. Alle volte, la vita. C'è da metterlo in acqua, e lasciarlo sommerso per due giorni. Poi si schiuderà, e l'adorabile bestiola verrà fuori. L'ho portato subito ai miei nipoti, che ora son lì che guardano la bacinella, sperando che il tutto avvenga anche prima. Si picchiano perché uno vuol toccare l'uovo, l'altro sa che non bisogna toccarlo.  E non sanno, i tapini, che appena la bestiola verrà fuori li mangerà. Il miracolo della nascita;  la grande fregatura della vita.

Se corri tutto gobbo, corri senz'altro di meno.


È difficile vedere un gatto nero in una stanza buia, specie se il gatto non c'è (ok, questa non è mia ma era talmente significativa che non si poteva non prenderla in esame, facendo un bilancio della propria esistenza).

Cosa diavolo me ne può importare? (crasi del pensiero odierno, quello mio in particolare).

Chi mangia di più è più in carne, chi è più in carne sta meglio. Inoltre sfoggia tutto il suo benessere (questo è l'assunto su cui molte società arabe più o meno primitive hanno basato per molto tempo se stesse. Non siamo poi così lontani noi, oggi).

Fai del bene agli altri, sii amabile e gioviale, simpatico e alla mano. Qualcuno ti ripagherà, qualcuno no, qualcuno così così. Ad altri sembrerai insopportabile; altri sembreranno insopportabili a te. Detta in questi termini pare una cazzata, eh, in realtà è una summa della vita, più o meno tutta.

Perché deve essere sempre tutto così difficile? Le seccature, invece, sanno sempre dove abiti.
postato da: Paperogonfio alle ore 12:52 | link | commenti (1)
categorie: ripostiglio, aaa amarezzeaforismianatemi
mercoledì, luglio 08, 2009

QUALCHE PERLA DI SAGGEZZA SPARSA, PER PASSARE IL TEMPO (ANCORCHÉ QUESTO PASSI ANCHE DA SOLO, SPESSO MUOVENDO CON SÉ NOTEVOLI SCORIE)

Per quanto lontano tu possa provare ad andare, poi tornerai sempre sulla stessa strada, la tua. Qualora non ti ci sentissi a tuo agio, son cazzi tuoi. Mica è tua perché te la sei scelta, eh?

Gli sforzi servono e il lavoro paga: vero, ma poi c'è sempre chi ti tira giù. Gli basta un attimo: s'aggrappa ai tuoi pantaloni e il tuo volo è già finito. A volte ti sei solo illuso, di star volando.

Dal peccato originale che la chiesa ci vuole giocoforza attribuire, penso che ci mondiamo lentamente già ogni giorno, avendo a che fare quantomeno con i propri superiori a lavoro e/o con un sacco di persone spiacevoli. Senza contare che io a Gesù magari gli avrei dato retta, fosse stato per me (che me ne poteva fregare, a me, di Barabba?).

Vorrei che molto di quel che è successo non fosse successo affatto. D'altra parte, vorrei anche che molto di quel che è successo fosse successo proprio così, più o meno. Dove si ferma l'ago della bilancia?

Lavorare è un po' come continuare ad andare a scuola, tutti i giorni, (almeno) otto ore al giorno. Solo che in questo caso il tuo professore ne sa molto meno di te, ed è molto più odioso. Ed è anche convinto di farti un favore, e ti chiede cose che giovano solo a lui, e che per te non hanno un senso.

Te la aspettavi così, la tua vita?, è una domanda che nessun uomo/donna dovrebbe aver la cattiveria di fare, a nessun altro uomo/donna.

La tua vita la vorresti diversa, il mondo lo vorresti diverso, il passato lo vorresti cambiare, tante cose le vorresti migliori o più abbondanti. E passiamo dunque la maggior parte del tempo a lamentarci e a desiderare qualcos'altro. Non è una cosa assurda, la vita?

Un tempo ero persona assai più brillante, magari anche più piacevole, creativa ed originale: forse è vero, o è il mondo intorno a me che è peggiorato? Perché io escludo sia migliorato, però non si sa mai.

Che posso farci, io? (filosofia di vita in voga nel VI sec. a.C. presso antiche quanto misteriose società pre-sumere - massima peraltro di dubbia efficacia, dal momento che tali società sono, a torto o a ragione, completamente estinte)

Mi guardo vivere e penso che se c'è un nesso fra tutto quello che ho fatto e faccio, esperisco ed ho provato, farò e proverò, io proprio non lo so trovare.

Beh, vi aspettavate forse qualcos'altro?
(frase che presumibilmente uno potrà udire dopo il trapasso)
postato da: Paperogonfio alle ore 18:15 | link | commenti
categorie: ripostiglio, aaa amarezzeaforismianatemi
venerdì, luglio 03, 2009

ARRIVO ALLA SERA E MI FACCIO TANTE DOMANDE, UNA DI QUESTE È: CHE ORE SONO?

Mi stavo chiedendo: lavorando (essendo costretto a, sia ben chiaro), le persone con cui sono entrato in contatto, dopo un po' di tempo mi han confessato di non avere più alcuna voglia di lavorare. Inizialmente, mi sembrava fossero felici e motivatissime e vogliose di sacrificarsi al lavoro e tutto quanto ne discende; dopo qualche mese di (presumo) mia compagnia, tutto era molto più contenuto, fino ad un accidioso immobilismo lavorativo di tipo quasi assoluto. Fossi io o fosse qualcos'altro, tutto – entusiasmo, buona volontà, professionalità, etc. – era decisamente rallentato.
Non solo: ho notato la stessa cosa a riguardo della ditta in cui mi trovavo a prestare la mia opera, di qualunque tipo essa (la mia opera) fosse, e qualunque cosa quella ditta (perlopiù ho svolto sempre lavoretti dappoco, comunque in condizioni difficilmente sopportabili – in poche parole: ho lavorato, nel senso più tradizionale e coercitivo del termine) facesse. Solito rallentamento, crisi, stagnazione. Era per situazioni contingenti del sempre simpaticissimo Mercato? Era per via del rallentamento umano indotto forse da me? O nel caso, la prima cosa era l'antecedente logico della seconda, e io un semplice spettatore?
Intendiamoci, io ero e rimanevo (e sono tutt'ora) ad un ipotetico grado zero di professionalità lavorativa, dall'inizio alla fine di questo presunto processo. Sistematicamente alla meno; passivo e scoglionato; ma – penso – anche piuttosto innocuo.
Ciò ci porta a considerare che cosa? Che ad andar con lo zoppo s'impara a zoppicare, come da noto proverbio? Che porto male? Che è tutto un caso o che, per contro, è destino, come due facce opposte di una stessa medaglia che però in fin dei conti si somigliano/attraggono sinistramente? Che sono un esauritore di situazioni, che le scarico e le sgonfio dall'interno e me ne vado una volta terminato il compito? Che ognuno di noi è inconsapevolmente infelice a sufficienza e basta che arrivi uno che anche indirettamente glielo fa notare e tutto va di conseguenza?
È strana, questa cosa...
La soluzione più economica in tutto questo è: porti male.
La più realistica: è un caso, non conti un cazzo a nessun livello, figuriamoci sul lavoro.
La più immaginifica: in te vive un oscuro spirito d'una divinità azteca – Athaualpaxipanthuly nel caso, detto Cipy, dio della rovina e della vendetta – e fa in modo di piazzarti nei più vari posti di lavoro acciocché tu li distrugga tutti dall'interno, minando e indebolendo così il sistema capitalistico occidentale, in vista di una restaurazione dell'ordine Maya nel mondo. Come me ci sono altri agenti della stessa divinità (o anche d'un suo cognato), e tutti operiamo in incognito, sparsi e silenziosi, facendo proseliti di livello minore, che poi adibiremo ai sacrifici umani o all'attizzatoio per i medesimi, una volta che l'ordine si sarà ristabilito.
postato da: Paperogonfio alle ore 18:46 | link | commenti (2)
categorie: ripostiglio, lavora che ti nobilita
mercoledì, luglio 01, 2009

LA TRISTEZZA POI C'AVVOLSE COME MIELE

E poi chiama l'agenzia Sudatissimo Sud, la quale ha mandato centinaia di studenti dal sud e anche da vari posti d'Europa (e anche uno da tutto il mondo, ahahah), adesso sparsi fra hotel quali Gruccine, Ramengo II, Messina in festa, Il Bracconiere, Fugacità e via discorrendo. Poi non paga (e si prospettano giganteschi litigi telecomandati fra me – cazzo c'entrerò... – e l'impiegato dall'altra parte, giacché i rispettivi tytolari od aventi diritto non han certo voglia di sporcarsi le mani parlando direttamente), eh; ma intanto li ha mandati. Indi per cui ha contribuito a render più elevato il tenore di vita del mio signore e padrone. Quindi: respect, man. Yo!
“Il gruppo Djengo si lamenta. La preside è con loro, tutto doveva andare per il verso giusto e invece è tutto uno schifo. Lei voleva la camera migliore dell'hotel e non gliel'hanno data. E il cibo è stato misero e c'era una ragazza celliàca e gli è stato servito cibo non adatto e poi i ragazzi hanno saltato tutta la notte da un balcone all'altro”
“Sì? Proprio saltato da un balcone all'altro?”, faccio incuriosito, mentre penso: celliàca?
La tizia prosegue:
“e anche il gruppo Vitangelo ha chiamato subito stamani, perché il loro hotel è sporco e ci sono ragnatele e muffa nei bagni. E molti dei ragazzi non mangiano maiale e l'hotel gli ha servito maiale, e noi l'avevamo indicato... e gli autisti hanno una tripla e una tripla è piccola per tre adulti. Li devono spostare in una o due camere.
Al gruppo Spatola invece sono state fatte pagare le bevande, e invece le bevande dovevano essere incluse, e poi la professoressa Girmino si è lamentata della sua camera e del fatto che i parapetti dei balconi son troppo bassi e i ragazzi potrebbero volare giù. Dice inoltre che ieri sera gli han servito del pollo”.
“La professoressa Girmino? E chi caz... ehm, perché non andava bene il pollo?”, provo a entrare nel discorso, magari volendo aggiungere il fatto che se la professoressa Girmino è la tizia che ha cambiato quattro volte la scelta della camera prima di arrivare – da una twin in condivisione con un'altra professoressa a una singola, perché (parole sue) è stitica; poi dalla singola ancora alla twin (non era più stitica?), per poi rimangiarsi il tutto pretendendo sì una singola, purché con balcone (aria per il suo intestino, signora?), e infine di nuovo in twin ma con la sorella - per me può serenamente morire. Per tutta risposta però apprendo che loro non amano il pollo.
Discorsi: nemmeno io amo venir qui, eh? Ma la vita è amaVa, cara la mia canapona, amaVa come un caffè senza zucchero in un bicchierino di plastica un po' sciolto e quindi tossico (pure). Fanculo.
Ma (ricordate?) il cliente ha sempre ragione, e pur trovando difficilmente contestabile la successiva chiamata dalla teutonica agenturen che si lamenta del fatto che il loro gruppo Heillingensgruppen si è visto dare come dessert nr. 1 mela (nemmeno cotta), ed è alloggiato in un cinque stelle indi per cui son pregato di chiamare e parlar duro con lo staff perché cose simili non succedano (e anzi anche per quel che riguarda la colazione avrebbero da ridire perché ieri son finiti i panini, e la cosa migliore sicché sarebbe esser là per colazione, giusto per controllare come van le cose), non mi resta altro che chiamare prima i singoli alberghi, i quali mi daranno la loro versione dei fatti. E pressappoco:
il cibo era ok, tant'è vero che nessuno degli altri ospiti si è lamentato;
i ragazzi hanno fatto il diavolo a quattro tutta la notte e i professori li hanno lasciati fare, tanto non rompevano mica cose loro;
la ragazza intollerante a noi non ha detto che lo era, ragion per cui ci era difficile saperlo;
hanno spaccato una porta e provato a dar fuoco a una tovaglia;
che ci sia la muffa è alquanto difficile, se c'è una ragnatela che la donna dei piani non ha visto tante scuse, ma ce lo potevano dire a noi, si faceva prima;
non abbiamo servito maiale;
ma loro a casa loro usano camminare con le scarpe sugli asciugamani?
Poi, nello specifico:
La professoressa Girmino è un soggetto alquanto peculiare, tanto che ieri sera all'arrivo non ha voluto consegnare il voucher, adducendo motivi di formulazione non gradita, quanto a terminologia, della domanda;
La preside vuol fare la preside anche con me, ma io non sono mica un suo alunno... inoltre non le piace la camera perché – ha detto – è triste.
Il mio tytolare insiste perché al ritorno dai loro giri, almeno il più stragiato di questi gruppi (il più stragiato sarà anche quello con la maggior concentrazione di piantagrane, suppongo) veda la mia fulgida figura in hotel, prima di cena. Beninteso, ciò perché un complain (!) potrebbe teoricamente inficiare la possibilità che egli/ella paghi la rata del finanziamento per il gippone e/o la casa a Vitruvio di Marmeto con vista mare/canale di scolo dipende da dove ti giri.
E quindi tant'è. Son già là che parlo con la Girmino, la quale si lamenta dei balconi e del fatto che stasera hanno roast-beef. Di solito il roast-beef in alberghi come questo sembra un omogeneizzato, e inoltre lei lo ha mangiato oggi, a pranzo.
Maccazzo, grazie! Tutto ciò aiuta senz'altro il mio rapportarmi al mondo, e migliora notevolmente la mia visione della vita, che tendo a esperire come spazio tra un ben definito punto x (la nascita) e un più incerto punto y (la morte), da riempirsi con quante più parolacce e meritate ingiurie al prossimo ti sia possibile inserire. Inoltre, ha effetti non trascurabili anche sulla mia autostima e cristiana sopportazione del prossimo.
I ragazzi in disparte fan flanella arrazzati (chi può), o incuriositi guardano (gli sfigati, quelli/e che non son – vuoi per gli occhiali a culo di bottiglia, vuoi per la circonferenza corporea, vuoi per l'odore emanato – presi in considerazione da individui dal sesso opposto al loro) il disgraziato lì, che ascolta - e dice sì mi scusi no ha ragione sì però ecco sì esatto, mi spiace eh, sì...già, proprio così - la loro professoressa, buona donna (buona donna un cazzo).
A fin di tutto, obbligato resoconto telefonico (a carico mio) al capo, il quale ascolta ma non capisce un cazzo, e per il quale tanto è sempre colpa dei propri dipendenti, nella fattispecie me.
postato da: Paperogonfio alle ore 17:37 | link | commenti (2)
categorie: lavora che ti nobilita
martedì, giugno 30, 2009

OGGI È FORTE, IL SOTTO ROSPO


E poi accade questo, anche:

un qualunque venerdì, verso le diciannove. Perché io esco alle diciannove, si pensi.
Faccio il conto alla rovescia per archiviare anche questa settimana, passata come le altre una dopo l'altra, come passerebbe un lungo viaggio in macchina su una strada dritta, un viaggio molto probabilmente senza fine. Piuttosto male, quindi.
E poi, mentre sei lì che brami l'uscita (e magari la sogni senza ritorno), e in mano ti scoppia la bega delle diciotto e cinquanta, puoi solo stare a sentire quel che succede, ripetendoti come un mantra evviva la vita evviva la vita evviva la vita, mentre qualcuno al telefono ti parla.
“Sono l'accompagnatrice del gruppo di austriaci sistemato all'hotel Eriberto. Siamo appena arrivati. Quest'albergo è indecente!”
Puoi solo balbettare qualcosa, di rimando. Ma... che succede... come mai... non so che... ci lavoriamo tanto e non è mai capitato nulla... cosa hanno detto, lì... è strano però... mi dispiace... ok, vengo a vedere di persona.
La bega delle 18.50, venerdì.
Come al solito, le camere sono sporche, i clienti si stanno lamentando e lasceranno sicuramente (orrore!) un feedback negativo alla loro agenzia, dalla quale quindi non avremo (noi chi?) più un cliente, e il personale è stato molto sgarbato e ci ha letteralmente tirato le chiavi delle stanze sul bancone, come se fossimo bestie, senza nemmeno farci un sorriso.
Non avendo mai tirato una chiave di una stanza a una bestia che si affaccia grufolando sul bancone, fatico a comprendere il dramma nella sua essenza; però vedrai è una sensazione umiliante, per la bestia. Gli animali son sempre migliori di noi, sapevo.
Mentre guido penso: che gli dico, a questi? Il fatto che ci sia un'accompagnatrice che parla italiano è già un dettaglio favorevole, visto che nessuno lì, sicuramente saprà una parola di tedesco. Io per primo, eh? Poi passo a considerare quale altro hotel c'è nei dintorni, casomai quegli allegroni venuti da oltralpe non vogliano intender ragione. Buio completo. Ancora non so un cazzo di questa cittadina piena d'alberghi, i cui abitanti hanno come tratto distintivo l'avere o il non avere ancora aperto (e chiuso) un bar o preso in gestione (e lasciato) un hotel. Cazzo, son veramente il ritratto della professionalità.
Parcheggio e scendo. Mi accoglie sulla porta il direttore dell'hotel Eriberto, un perticone omosessuale di due metri di secchezza, che mi guida per ogni scala, ogni angolo comune, ogni camera, bussando alle porte ed entrando quando non sente nessuno dire ja? da dietro.
Vedi? Non sono sporche. Ti pare che siano sporche? Son un bel po' di metri quadri, lei dice che ho detto di pulirle dopo che sono arrivati, ma come facevo? Guarda, guarda... le vediamo tutte, tanto. Io come standard do un servizio da una cifra sicuramente superiore a quanto pagano loro. Guarda, guarda qui, entra...
a seguire vengo introdotto innanzi alla capogruppo, una donnetta alta il giusto e piena di nei, acida e nera corvina come il peccato di cattiveria (il famoso peccato di cattiveria, sì). Si muove a scatti e si lamenta di un po' tutto il creato, e soprattutto del fatto che non è stato corretto aver visto prima il direttore e soltanto in seguito lei. Son problemi veri, questi, che vi credete. Il mio amico perticone mi fa capire che stamani, per esser qui adesso, tutti quanti si sono alzati alle quattro e hanno fatto tutta una tirata da Mengazzone sul Nerchio o dove cazzo erano, e quindi adesso saranno stanchi & nervosi. Più che altro lei, magari, visto che il resto dei placidi zii-itle improsciuttiti e informi, con piccole vene rossastre sulle guance, pascola lietamente nell'arrabattato giardino un po’ demodé dell’hotel, il quale gabella per centro benessere uno ex-sgabuzzino in lamiera ondulato o poco più. Ma insomma, siamo a Famaglione, alle pendici del monte Pigia, mica New York, e tutto il resto vien da sé.
Il mostriciattolo attacca subito, e un cliente così non lo ritrovate, e che vi pare un hotel che si può dare a degli adulti, (nell’interessante mondo del turismo vige la dicotomia adulti/studenti, coi secondi da mettere al macero e pigiare alla cinese, a fronte d’un rifarsi una verginità da oste squisito e convivialone coi primi), e che sarà possibile che alla reception non ci sia neanche un italiano, e io faccio da venticinque anni questo lavoro (brava! Io avevo già le crisi mistiche dopo nemmeno due mesi, e andavo vedendo Padre Pio che fumava al mentolo nella mia macchina, la sera) e a me non mi fregate; il tutto con noi due a mettere in piedi un siparietto posticcio di cui niente m’interessa e in cui purtuttavia devo prodigarmi: solitamente, la finalità per coloro i quali esibiscon come un vanto l'appartenenza a questo mondo è la mancia, pseudo-dorato sovrappiù d'accatto felicemente sbandierato, a consolazione della propria malcelata subalternità. Io, che preferirei forse perdere un coglione piuttosto che avere un qualche scamiciato gamellone in visita che m’allunga un diecino perché gli ho servito bene l’insalata, continuo a non voler entrar nel meccanismo.
In ogni caso, le provo e le riprovo, di buona lena: offriamo al donnino  iperteso un bell’aperitivino; il direttore giura che a cena servirà un buffet d’antipasti e promette cicchetti allo scostante portiere magiaro (magari era laureato in storia sua locale, ed odia gli austriaci, si sa un cazzo, alle volte); io uso tutte le doti di facondia e tatto che m’hanno insegnato nel corso degli anni. Nessuno me le ha insegnate, e di mio non le possiedo: ragion per cui sarò scusabile se dico di non aver risolto un cazzo.
Difatti tutto questo non serve a nulla, come da programma: il tapirotto con la rabbia resta pervicace nella sua idea inacidita, mentre si siede sola in un tavolino discosto dalla piscina, fuori, col suo aperitivo ormai tiepido. Ma il gruppo di zii-itle resta lì, e dormirà (già: l’ho detto che dovevano solo cenare, dormire e poi il giorno dopo ripartire?) felice (o meno) nei propri lettini. Magari (magari no) dopo arriveranno feedback negativi, e credo che dovrò vedermela – fornendo spiegazioni parimenti vane e inascoltate, oltreché del tutto inutili – del tutto col titolare. Ma in ogni caso me la sarei dovuta veder comunque, e poiché parlar con lui/lei o con un cardo mariano è uguale, fa poca differenza.
Io rimonto in macchina, chiedendomi cosa ho fatto negli ultimi quarantacinque minuti, oltre tutto fuori orario. Chiacchiere a vuoto, tanto per riempire, senza crederci nemmeno un po'. Cosa ha risolto, o modificato; a cosa cazzo è servito.
La risposta è: a un cazzo.
Sì, amo proprio il mio lavoro.
postato da: Paperogonfio alle ore 19:36 | link | commenti
categorie: lavora che ti nobilita
giovedì, giugno 25, 2009

CHE IO STO QUI E ASPETTO BARTALI

E questo è quanto, poi:
chiama l'agenzia di viaggi Mozzicagni Enios y Hijos, direttamente da Salamanca, posto parecchio molesto in Spagna (presumo per le piattole che ci son nei parchi, un po' come a Siviglia ma chissà, magari c'è altre beghe, poi. In fin dei conti le piattole si fanno i fatti loro).
Dovete spostarci il gruppo di studenti IES LA RAMAZZA PRIMERO che avete sistemato all'hotel Ciùïno, perché si lamentano.
Bene, son contento. Questo me lo dicono in spagnolo, giacché in Spagna parlano spagnolo. Detta così pare una cazzata, eh, ma provate voi a non saperne una parola, di spagnolo, e questi parlano solo ed esclusivamente spagnolo... che poi, dicevo: con l'inglese non si doveva tenere il mondo per le palle?
Comunque sia, di cosa si lamentano? L'hotel non pare avere acqua calda. Loro stanno due notti. Inoltre, il personale non è gentile e le camere sono sporche, ma più che altro stamani, quando si sono svegliati, non potevano lavarsi perché gli è stato detto che non c'era acqua calda. Così gli ha detto il personale. Loro allora hanno preteso di parlare col direttore, che per tutta risposta è stato chiamato – dormiva, aveva fatto il turno di notte – ed è sceso in cantina e ha fatto tosto ripartire l'acqua, quindi loro si son sentiti anche presi in giro e poi oltre a tutto questo c'è il fatto che l'hotel è sporco e un cameriere gli ha risposto male e alla colazione non gli hanno servito i cornetti né una crema spalmabile e in Italia che si mangia sempre maccheroni? Insomma, vogliono cambiare hotel. Così hanno detto i professori e il capo-gruppo.
Vorrei chiedere: il capo-gruppo come si chiama? Rompicoglioni-tonante? Alce-coglione-comandone?
Ma non dico nulla, e riattacco.
Chiamo quindi l'hotel e parlo col direttore, un ometto trasandato che parla come Martufello, cercando dunque di trattener le risa quando lui apre ogni sua frase con fijo mio e quella bella calata che un po' fa bagaglino e un po' Monica Bellucci nello sciaguratissimo N. di Virzì (peccato che lei pensasse di parlar napoletano, eh?).
Insomma: nella notte (ore 2.30) gli si è rotto il boiler della caldaia, che adesso perde a profusione; quindi lui ha dovuto chiudere il tubo dell'acqua che riparte dal boiler e quindi da allora non c'è acqua calda. Nella mattina ha semplicemente riaperto l'acqua del boiler per una mezz'ora, giusto il tempo che i ragazzi utilizzassero il bagno prima di partire per l'escursione giornaliera, facendo allagare un po' la cantina. Sacrifici per il cliente. Tutto ciò, in attesa dell'idraulico che – pare – arriverà a minuti e risistemerà tutto. Non era possibile trovarlo al momento della rottura del boiler, giacché gli idraulici a quell'ora dormono, come un po' tutte le persone eccetto i metronotte, le puttane e i direttori d'albergo che fanno il turno di notte.
Quanto alla scarsa pulizia delle camere, mi invita a fare un sopralluogo, così magari posso documentare con qualche foto, sia la situazione della caldaia che – appunto – le camere.
Per la colazione, né più né meno, hanno avuto il servizio per cui hanno pagato.
Nel mondo c'è l'effetto serra, la crisi mediorientale, lo sterminio delle balene e delle foche, e qui ci si lamenta per la nutella a colazione.
Quindi parto. Quando il titolare dell'agenzia vuole, io parto. Vado a piedi, cellulare con indecente fotocamera inclusa alla mano; tanto, in questa cittadina decrepita e sudicia, piena d'alberghi in tono minore che offrono ciascuno il solito servizio rattoppato, le distanze son minime. 
Realizzo - ben sapendo che nessuno coglierà la profonda e sottile ironia della cosa - un interessantissimo servizio fotografico più filmino con audio su un boiler che piscia acqua, sul pavimento bagnato della cantina, sulle camere e anche (già che son lì) sull'idraulico che lavora, chiavi inglese in tasca e salopette blu. Bell'uomo, tra l'altro, l'idraulico; peccato quei baffoni.
Torno indietro e devo chiamare l'agenzia di viaggi spagnola, e perorar la causa del boiler che perde e dell'idraulico che lo sta aggiustando. Nessuno, come pensavo, dà mostra di comprendere l'impalpabile comicità del passare una mattina a far foto a un boiler che perde, per poi girare il tutto ad una tizia di un'agenzia di viaggi di Salamanca alquanto incazzata.
Entro un'ora tutto verrà riparato; il gruppo tornerà nel tardo pomeriggio e tutto sarà magicamente a posto; non state a rompermi il cazzo con esigenze di spostamento su altro hotel, tanto fanno tutti cacare e poi non si trova nulla perché in questo periodo in zona c'è Pitti-Frustone (degno seguito di Pitti-uomo, Pitti-bimbo, Pitti-donna e Pitti-cane) e tutti gli hotel son pieni. E poi è vero, c'era un guasto, ho pure tutto un servizio fotografico che nemmeno Corona, è tutto documentato, vi ho appena girato le foto più il filmato via MMS (a spese mie... tanto non si vede un cazzo, ma la macchina fotografica mica me la porto dietro a prescindere, io) così magari ne parlate con Rompicoglioni-tonante o chi per lui. Ho pure perorato la causa della maggior gentilezza del personale, stasera accoglieranno il vostro gruppo in guanti bianchi. E niente maccheroni: zuppa di verdure! Contenti?
No eh?
No: nel giro di dieci minuti ricevo dieci-telefonate-dieci: a parte le inevitabili richieste di aiuto informatico perché il filmato non si avvia e le foto non si aprono, si va dalla scientifica richiesta di rimborso (simbolicamente calcolabile nel rifondere al gruppo una cifra pari al supplemento pagato per le camere Singole) più il cambio di struttura e magari le scuse del nunzio apostolico romano (mons. Camillo Jena-Greccia, arcivescovo di Magonza e di Svltana – sì, e su ma' putt...), alla più mite ma sempre inevitabile richiesta di cambio di hotel ma in struttura assai migliore.
Qui, dal piano alto non hanno nessuna intenzione di pagare una penale o di spiegare al proprietario dell'hotel la situazione come si è evoluta e far così la parte di quello che sta in mezzo ad ascoltar futili lamentele dell'uno e/o lamentazioni dell'altro. Lunghe, tra l'altro.
E CHI CHIAMERAI???
Ma il vostro impiegato di fiducia, quello messo lì apposta per immergere le mane-pien-di-dita nel torbido e mediare senza costrutto alcuno fra le parti che reclamano su basi astratte, sempre nel simpatico mondo del turismo! (M'importerà una sega, a me, del mondo del turismo, settore gruppi?)
Insomma, chiamo l'albergatore, che minaccia fulmini e saette – e mi tiene un'altra mezz'ora al telefono – se gli vien levato il gruppo e quindi la possibilità di fatturare entrambe le notti avendo quindi una perdita secca a fronte del suo aver già effettuato gli approvvigionamenti; nel frattempo me ne frego (come il Mussolini, sì) e trovo un altro hotel e ce li sposto, questi benedetti studenti spagnoli di chissà dove che proprio oggi dovevano venire a rompere i coglioni a me.
Indi, come sempre tutto s'aggiusta (anche il boiler, penso – dovrei tornare a documentarne la guarigione?), e in attesa di notizie contabili (leggasi note di credito, contestazioni, minacce a futura memoria e altre minimi sgarbi commerciali) da parte dell'hotel tradito, il gruppo, tra altre mille proteste e piccoli casini telefonici, si sistema all'hotel Gervaso, 4**** e ci stai largo, ma nel frattempo siamo arrivati al pomeriggio tardo, ancora uno, ed un altro giorno in arancione è tramontato, colorato di ricordi che non sai, e non rimane che star lì sullo stradone, impolverato se tu vuoi andare vai.
E VAI!
postato da: Paperogonfio alle ore 18:52 | link | commenti
categorie: lavora che ti nobilita
mercoledì, giugno 24, 2009

L'AGILE VOLPE BALZÒ SUL CANE INFINGARDO

Certo poi, per carità, io son quanto di peggio ci può essere, sul ramo “dipendenti”. Un uccello che sarebbe meglio non far posare mai. Dal punto di vista del ramo, dico.
Per un po' mi son baloccato con l'idea di avere una qualche qualità, una qualche propensione artistica. Mamma mia.
Comunque, niente di tutto ciò. È alquanto sicuro, sì. E quindi mi scopro ora a non aver più niente da dire, niente da pensare, niente per cui possa dire di me qualcosa di significativo. Io sono quello che... Sono bravo a... Io faccio... Io...
Niente, io non faccio niente, e vado alla deriva, trascinato, senza nemmeno esser poi così simpatico, o acuto, o interessante per qualcuno. Certo, è curioso quello che dipende dalla semplice energia: sei tutto o niente, dipende da come ti senti, dall'energia che ti scorre dentro. E dov'è la verità, se ce n'è una? Quanto vali? Cosa sei?
Ogni strada che percorri dovrebbe avere una fine, quantomeno un senso, una direzione. Un passo dopo l'altro, sì, ma verso una qualche meta. Un sacrificio, qualche rinuncia: ma per arrivare a qualcosa. Io vado nel buio, un passo dopo l'altro, e la strada non ha senso.
Cazzi miei, ci sarebbe da dire, visto che comunque ho smesso coscientemente di coltivarle, quelle cose, fosse per colpa mia o per le congiunture maligne della vita,e h?
E quindi ora mi ritrovo nel settore del turismo, a trattar coi gruppi ed altre amenità. Solo l'ultimo di una lunga serie - una lunga serie destinata a proseuguire, non c'è altra soluzione - di lavoretti sciapi per Tizio o Caio, in cui ti fai carico dei loro problemi o ti prendi a cuore dettagli noiosi e del tutto superflui per la tua vita. Il gioco è sempre quello, sia che tu debba smistar telefonate, registrare una nota spese con rimborsi a piè di lista, prenotare una guida turistica, verificare una bolla.
Magari un giorno cambierà; mi piace dirmi fiducioso & gravido di speranze per l'avvenire.
Magari no.
Nel caso: pace, eh?
Certo io posso dire di non averci provato (o di non averci provato abbastanza), ed è quindi andata male. Che vi aspettavate, da uno come me? Non è un risultato perfettamente in linea con tutto quel che precede? E se non lo è, sarà uguale?
postato da: Paperogonfio alle ore 18:24 | link | commenti (3)
categorie: ripostiglio
lunedì, giugno 22, 2009

IL TEMPO, FERMO, RESTA SOLO IN FOTO

Dicevamo, no? Dicevamo che io lavoro nel settore turismo. Turismo di gruppo, quello coi pullman, le guide con l'ombrellino e i pasti fissati in hotel e i ristoranti turistici.

Per favore, uccidetemi.
È tutto così entusiasmante, stimolante ed avvincente che se ci penso mi vengono i brividi. Poi magari vomito, anche, o mi caco addosso.
Il discorso è questo: questa roba mi deve piacere e mi deve interessare. Sennò ci convivi male. Ecco, io vivo e ci convivo malissimo: stilo i programmi per simpatici torpedoni di stranieri o italiani in visita in posti differenti rispetto a quelli dove risiedono. Prenoto hotel, fisso guide, pullman, escursioni di tutto un po'. E li rivendo, inserendo un ricarico a persona che per chi sta sopra di me è sempre troppo poco. Capirai, lui si becca proprio quello. Spesso, senza far nulla o capire come ha fatto a farlo, ma se lo becca, eccome, quindi ne vuol mungere il più possibile.
Mi scontro con i problemi più assurdi, cose a cui reagire con frasi tipo ma che cazzo me ne frega a me?, m'importa una ricca sega, e via così sarebbe la cosa più naturale e ovvia: l'accompagnatore del gruppo X dice che la colazione non è abbastanza ricca; due clienti del gruppo Y si lamentano perché hanno trovato un asciugamano sporco; i pasti non sono abbondanti (una volta ho litigato perché pretendevano 100gr di pasta a testa, pesata); le stanze non sono sufficientemente spaziose; il personale non è gentile. E via così nell'aleatorio & discutibile, tanto per scassare il cazzo. Tu dovresti intervenire e fare... cosa? Questo non l'ho ancora capito, ma vedrai è perché io son scioperato.
Un hotel può anche chiamarti a sera, sul cellulare (è importante che nel settore turismo tu non abbia una vita tua – ciò in nome di questa presunta sacralità missionaria della cosa in sé), perché non riesce a far accettare al cliente straniero il fatto che in Italia si mangia quasi sempre la pasta. O una guida turistica, perché non è riuscita a far capire all'autista del gruppo dove si devono trovare il giorno dopo.
Nel mondo del turismo son tutti particolarmente servili, e il cliente ha sempre ragione. Non ho mai capito perché, ma se anche il cliente chiede un iguana su una pietra calda in camera, in ottobre, tu gli devi far trovare un iguana su una bella pietra calda, in camera, in ottobre. La vita non funzionerebbe così, ma tant'è; marciare, e zitti. Al suo interno poi, il mondo del turismo è fortemente gerarchico, e chi sta sotto teme più della morte o del male fisico le sfuriate (qui le chiamano cicchetti) di chi sta sopra, seppure chi sta sopra ha meno istruzione, anni intelligenza o quel che vi pare, rispetto a te. È un sistema che si fonda sulla paura e sulla piccineria. Tipo il lavoro in genere, sì, solo magari un po' più accentuato & meschino. Di solito il lavoro va a folate, e quando non ce n'è chi sta sopra di te si sente in obbligo di trattarti ancora peggio, perché magari (anche lui non lo sa, eh? Ma un capro espiatorio va sempre trovato, e generalmente è fondamentale che sia qualcun altro) è colpa tua.
È bello il mondo del turismo, sì.
Ti toglie molto, e non ti dà un cazzo. Come il resto del lavoro, che di solito fai per qualcun altro, che di solito vale assai meno di te. Per vivere, si dice.
E per vivere, questo pretende che tu gli dia la tua vita, e gliene sia pure grato.
Bel sistema, sì!
postato da: Paperogonfio alle ore 18:49 | link | commenti (1)
categorie: ripostiglio
venerdì, giugno 19, 2009

SACCONI D'IMMONDIZIA

Eccomi qua, una laurea vecchia di qualche anno (spesa bene), e un ministro del lavoro che dice ai neo-laureati di andare a fare gli imbianchini e i commessi, che c'è tanto bisogno. Si muovano, e perdano quella inutile puzza sotto il naso che hanno.
I giovani imprenditori - freschi giaguari col SUV e il vestitino d'Armani, o plastïone figliòle con la pelle bruciata dal sole e costosissimi reggiseni push-up, venute con la mini e fior di portatili - applaudono entusiasti.
Poi un bell'happy-hour per tutti. Magari Gingy broccola Trizzy, che però starebbe con Fruzzy, giovane imprenditore nel settore del consulting, figlio del patron del luxury brand di punta nel settore dei prodotti per l'ottica. Fruzzy tanto si consola con Mendy, rampolla della casata del counselor, fresca di Master e magari di cazzi che contano.
La crisi, in Italia.
Fossi in grado, vorrei aver tempo per raccontare la mia storia, giorno dopo giorno. Cioè, due cose: uno, non sono in grado; due, non ho tempo.
Certo, è anche vero che un giorno basta: son tutti uguali. Massì, massì... si vedrà, chi se ne frega.
Tanto, tutto passa, anche momenti d'una vita vissuta come a sentir due che scopano dalla stanza di sopra.
Insomma; quel che voglio dire - penso - è che sai che finirà, sì...
Saluti.


postato da: Paperogonfio alle ore 18:56 | link | commenti (2)
categorie: ripostiglio
martedì, giugno 09, 2009

EPIGONI D'OGNI PEGGIOR COSA, o anche:
CONTINUIAMO COSÌ, FACCIAMOCI DEL MALE

I.

Noemi Letizia vestita da star (in definitiva la Paris Hilton de noantri, dove noantri siamo i soliti rozzi provincialotti a bocca spalancata davanti a un dirigibile o a un qualunque baraccone delle meraviglie e lozioni miracolose, pronti ad importare e far nostro oltremodo degradandolo – se possibile, e questo insomma dimostra che è possibile anche far peggio di Paris Hilton e tutto ciò che questa rappresenta, tanto per dire – tutto ciò che di peggio si palesa nel mondo) più la famiglia parimenti griffata tutti insieme, da brava famiglia italiana coi Valori con la ‘V’ maiuscola, a votare con la scorta (chissà – piccola concessione alla demagogia: una scorta pagata da noi contribuenti?), sono l’ottimo specchio del nostro paese e della nostra situazione attuale, uno specchio sporco ma sempre pronto ad accusare gli altri di maggior sporcizia o chissà che (io? Voi, piuttosto!), e una situazione che potremmo senz’altro comprendere nell’ambito del motto del caro Ennio Flaiano, come "grave ma non seria".
Non è seria perché nessuno alla fine prende sul serio quell’uomo che fa il guitto con tutte le signore e regala collier da seimila euro a una misteriosa amica di famiglia che non ha ancora deciso se "fare la politica (con papi, ovvio) o la show-girl"; non è seria perché nessuno dà credito a quell’uomo che satireggiando utilizza mezzi di stato per invitare membri di altri governi, nani e ballerine ai suoi festini goderecci a bordo piscina poi gridando – e di fatto impedendo ogni divulgazione, per quanto può farlo (bontà del villaggio globale, una volta tanto!) – allo scandalo per l’intrusione nel privato da parte di qualche paparazzo importuno; non è seria perché nessuno crede davvero che sia quell’uomo l’unto dal Signore destinato a tirar fuori l’Italia e perché no l’Europa dalla crisi, il tutto a base di formule tipo “la crisi è tutta nel vostro atteggiamento”, “andate e spendete: solo così riparte l’economia”, e via discorrendo.
Non è seria perché – via, diciamocelo! – nessuno crede più davvero che i Comunisti di tutto il mondo uniti (quando mai, tra l'altro, sarebbero stati uniti?) cospirino contro di lui povero cristo, o che all’origine di ogni evento a lui indigesto (il conflitto di interessi, i numerosi processi, la corruzione di testimoni, perfino il divorzio dalla moglie), siano i complotti alimentati dall’odio e dall’invidia e dalla mancanza di amore di tutte le Sinistre.
Allo stesso tempo è grave perché quest’uomo, il quale ci ha sempre squadernato sotto gli occhi il proprio privato a più riprese (l’opuscolo fotografico del ’94 poi riproposto in versione aggiornata nel 2006 ne è solo l’esempio più eclatante, forse perché appunto programmatico di una – quale? – ideologia) facendosene forza scudo e vanto al pari del cerone e del trapianto di capelli (quale può esser la colpa di un fotografo impiccione, quindi? Aver proseguito sulla stessa falsariga?); quest’uomo, dicevamo, fra un frizzo e un lazzo, fra un cu-cu ad Angela Merkel e una guasconeria urlata a Mr. Obama, ha di fatto azzerato – nella pericolosa logica del partito-azienda prima, e del parlamento-azienda poi – il Potere Legislativo, governando con decreti legge ed approvazione a fiducia di una Camera ormai ridotta a Consiglio di Amministrazione, passando quindi a metter le mani sul Potere Esecutivo, accentrando tutto su di sé per interposte persone, col Presidente della Repubblica ormai sempre più solo, a far da saltuario grillo parlante inascoltato. Il prossimo passo, forse il più difficile, ma è per questo che la guerra viene così di lontano (almeno da Tangentopoli), sarà inserire sotto la propria grande ala nera, rendendolo autoreferenziale, anche il Potere Giudiziario, costituito al momento da magistrati assai importuni per l’attuazione di quel caro vecchio Piano di Rinascita Democratica (tra l’altro riproposto – e distribuito ai piani alti dell’azienda – in versione marcatamente Fininvest, in anni a noi più vicini che non il ’76) che segnò i suoi inizi nella scia di Licio Gelli e la P2.
Alla fine, fuochi d’artificio finali, con la modifica della costituzione (scritta dai Comunisti, macchiata da un antifascismo sinistrorso assolutamente da ricoprire – di azzurro magari, ché il nero è desueto e poi bisogna pure innovare) e l’uomo forte che s’insedia a capo di una nuova Repubblica, la Terza, e non ci sarà più bisogno di elezioni, discussioni, dibattiti: pensa a tutto lui, e si legifera s'esegue e s'autoassolve, amen.
Per gli altri ci saranno la televisione con le fiction e i reality, Bruno Vespa come programma politico, e in definitiva un immaginario collettivo (e una scuola) ad usum popoli, magari con colonna sonora di Apicella e tante belle e devote preghiere, per far felice Mamma Chiesa.

II.
In questo quadro, poco più poco meno (penso) una fotografia dei nostri chiari di luna, rimaneva in un angolo – soffusa, quasi un nulla – una piccola luce, una possibilità di dare un segno di vita: ci siamo ancora, siamo qui. E possiamo dire la nostra, almeno fino ad ora.
O almeno: ci poteva essere; ma se Noemi Letizia è lo specchio dei nostri tempi, va da sé che molti non l’abbian colta. Lo sdegno? Il menefreghismo? Chissà cos’altro; tutto ha fatto il resto.
C’è da chiedersi: chi avreste punito col vostro astensionismo? I politici, i quali non sono stati degnati della vostra attenzione e del vostro voto? Ci si sciacquano i santissimi: per un vostro astensionismo pien di sdegno, c’è una cisterna d’invasati, pronti a prostrarsi davanti al dio Silvione, che c’ha salvato dai carri armati sovietici e dalla faziosità inacidita e arida delle Sinistre. Gli altri italiani, che giustamente schifate e coi quali non v’immischiate? La cronica incapacità di strutturarsi come forza vera e propria della Sinistra (centro-sinistra, centro: quel che è), sempre pronta a dividersi in frazioni e frazioncine, come se ancora oggi si dovesse far dibattiti ad incipit "no cioè scusate compagni?"
Avete punito voi stessi: e Silvio - il quale d'altra parte ha pure voluto attendere a dopo le elezioni per render pubblica la notizia d'aver venduto Kakà al Real Madrid, per non sgualcire la sua immagine di vincente (a che punto siamo, poveri noi!) - ne è uscito rafforzato, strappando province e comuni, ribaltando (o essendo in procinto di ribaltare) situazioni consolidate, prendendosi l’intero (o quasi) Sud, indebolendosi forse di poco al Parlamento Europeo, ma a beneficio della Lega, con la quale ha già  (tempismo anche troppo sospetto) provveduto a stringere una salda intesa sul tema elettorale.
Perché? Davvero Franceschini, Di Pietro, Giuliana Sgrena, Sassoli, Topomoto e Autogatto, chiunque vogliate voi; davvero erano peggio che continuare a spianare la strada a questo ducetto mediatico in sedicesimo che strilla contro un qualche nemico (la sinistra disfattista, i fannulloni, gli intellettuali comunisti, i giornalisti di partito - un certo tipo di regime ha sempre bisogno di un nemico, di un uomo nero su cui assommare i peggior torti e le peggior depravazioni, sì da farne poi un tappeto sotto cui nasconder le magagne) ogni volta che una critica o un dissenso sono mossi; davvero è meglio arroccarsi nello sdegno – mi fanno tutti schifo, e quello non lo sopporto, e come si fa a votar quell’altro – e proseguir da spettatori a vedere i problemi veri di una nazione e di un tempo ricoperti e seppelliti da una valanga di gossip o notizie di colore quali gli abboccamenti amorosi del Presidente del Consiglio o del suo vice, tutti quanti difensori della famiglia (divorziati); o la sua memoria storica di personaggi del passato, come ad esempio la Thatcher, che – si badi – ai suoi tempi “era una gran bella gnocca”.
Lasciate passare, lasciate...
chissà che piano piano (nemmen troppo) non vi si ponga nemmeno più il problema, di votare.
Intanto si mette un po' più di bavaglio alla stampa: anche chiorbone (quello vero), mica ha fatto tutto in un giorno, eh!
lunedì, giugno 01, 2009

ADDIO, TRISTE LUNEDÌ
o anche:
SIGNORA MIA, VEDESSE CHE STRONZO GALLEGGIAVA NEL GABINETTO... UNA COSA DA NON CREDERE


Ci sono momenti in cui anche dover andare a lavorare non è poi così male.

Ad esempio, metti che per il/la tuo/a tytolare sia festa (solo per lui, ovviamente); che il/la tuo/a collega stronzo/a faccia mezza giornata; che altri ancora non ci siano per altri motivi: ed ecco che il pomeriggio ti ritroverai solo, le luci spente e le serrande chiuse, senza niente in procinto di accadere e senza nessuno che ti richieda alcunché. Il fatto poi che non sia effettivamente festa soltanto per il tuo titolare, ma per un sacco di altra gente tranne te, in definitiva, aiuta: e il telefono non suona e niente accade, e ciò ti ferma anche un po' il giramento di coglioni per non esser rientrato (per cosa, poi?) nel sacco dell'altra gente di cui sopra; e quindi puoi rimuginar sul fatto che ti ritrovi tu, la pagina bianca e insomma stronzate magniloquenti come questa. Ah, l'eterna sfida tra il niente e la tua creatività! Il sottile confine tra il vuoto e il pieno, tra il bianco ed il nero, tra la vanità e il capolavoro! Ah, il trar fuori dal cilindro una, ancora una, una di più, inaspettata quanto ingegnosa idea, una bizzarra capriola dello spirito, una scintilla a dispetto di quel che è il quotidiano!
Ok, niente di tutto questo; però, una piccola gioia resta. Decido di alzarmi, di fissare per un attimo il vuoto, magari di levarmi le scarpe: mi dico che avrei potuto portarmi il tagliaunghie, un libro, l'album da colorare, magari quello dei Puffi in pose erotiche, o quello di Willy il Coyote che incula lo struzzo, a spregio. E penso, poi appoggio la testa sulla scrivania, mettendoci le mani sotto, chiudo gli occhi, sento il tempo passare. E nessuno che ti chiede niente; nessuno che pretende la tua vita per migliorar la sua. Ok, è quel che sta succedendo anche adesso, a ben guardare, ma chi se ne importa? Uno può fare il giro del mondo, fuori da queste quattro mura, ma pur facendolo è come se non si fosse mai mosso.
Per vedere contano gli occhi, non tanto quel che gli occhi vedono.
E certa gente, anche fosse sul suolo di Marte, è come se si trovasse al telefono con un fornitore o con un cliente, litigando per misere questioni che a lui per primo non son chiare se uno non gliele spiega e rispiega prima.
Io adesso, su questa scrivania da quattro soldi, con questa parete di cartongesso alla destra, questo troiaio porta raccoglitori dietro, quest'aria finta e queste cazzo di luci al neon sopra, sto spendendo il mio tempo meglio di lui/lei, che fuori da qui non ha uno straccio di barlume di vita.
Toh, e questo è quanto!
Non sono esattamente quel che si dice un dipendente modello. È che – diavolo – che razza d'interesse può avere sistemare un pullman di anziani Teutoni nell'albergo tal dei tali alla tal cifra, risparmiando così la talaltra perché il suddetto albergo ci include nientepopodimenoché le bevande nella quota? O la richiesta d'una nota di credito a tizio, litigando perché diversamente da quanto ha fatto era concordato? O mille altre inezie, fatte passare per capitali questioni che dovrebbero andare ad accrescere il tuo stress e menomare la tua vita qualora non dovessero andare a verso?
Mi sembra più grave il fatto che in nome di tutto questo abbia dovuto rinunciare alla possibilità di tornare negli Stati Uniti, visitando Philadelphia Baltimora e Washington con partenza da New York, il tutto nell'anno dell'elezione di Obama, il tutto per andare a rendergli omaggio e sentirsi – sì, quello sì! – parte, ancorché piccola della Storia.
Si dirà: il fatto che ci vada io (e porti con me nell'ordine: Anpelie, Tetragonium & Marcialla) non sposta d'un centilitro il galleggiante nel pozzo della storia, quella con la S maiuscola; ma forse l'altra, quella con la s minuscola, si sposta per le mie ponderose decisioni? I miei timbramenti di cartellino, i miei contributi maturati, le mie gesta professionali (!), le mie qualifiche (?) e il mio operato quotidiano per conto terzi: quello, cosa sposta, oltreché i miei frullantissimi coglioni?
Mi par ancora una volta assai più grave che il Presidente del Consiglio (e con lui, lo stuolo di media consenzienti ed opinione pubblica ottenebrata) d'uno stato sempre più da barzelletta gridi all'intollerabile intromissione nella privacy per la diffusione di foto attestanti il suo reiterato utilizzo di mezzi ufficiali quali aerei di Stato ed auto blu per trasportare invitati VIP e figliolette (minorenni o maggiorenni, purché bòne) al proprio compleanno, nella villa in Sardegna; che lo stesso sia il difensore sommo dei valori (quali?) della famiglia e si conceda interessanti incontri con minorenni e non, tanto poi le fa ministro; che possa corrompere avvocati a caso per poi sostenere che sia tutto un complotto di giudici comunisti; che per nascondere scomode verità promuova e faccia promuovere una campagna demagogica contro terzi, siano fannulloni del pubblico impiego, sinistra  maligna e catastrofista a tutti i costi, stranieri o clandestini a vario titolo, peraltro castigati da leggi speciali che autorizzano ronde giustizialiste; che la CEI si pronunci ad esempio sulle sue frequentazioni femminili dicendo “ciascuno ha una sua coscienza” – quella stessa coscienza a cui attingere era vietatissimo durante lo sciagurato caso Luana Englaro, quella stessa coscienza che andava appiattita su posizioni retrograde ed antistoriche di vecchi bacucchi che van vestendosi da donna in tema di sesso, famiglia e natività (esattamente tre cose che, stando ai crudi fatti, a loro son precluse, ci avevate mai fatto caso?)
O pensare al continuo declassamento e svilimento di tutto quel che ci circonda, per far sì che sempre meno persone provino ad usar davvero il cervello, rimbecillendo davanti alla solita trasmissioncina per il popolino, al solito film con un po' di puppe e culo e battute di massimo boldi o similare; al solito – per chi ha ancora pretese da intellettuale – librino sega di scrittori che però son già famosi o come conduttori o come personaggi televisivi o come attori o come quel che cazzo vi pare a voi, il tutto purché non scrivano bene e siano troppo originali. E la cronaca o il gossip a far da morboso sfondo, nera o rosa che siano.
Tutto è così sinistramente 1984. E noi siamo i prolet, e c'abbiamo pure le nostre canzoni composte in automatico e preconfezionate.

Altro che sistemare i conti del tuo/a titolare, permettendogli così di comprarsi magari un bel gippone, per farci i cinquecento metri che lo separano dal suo ufficio e andarci alla casa al mare tutti i fine settimana o nei giorni presumibilmente di festa per tutti tranne te. Che poi magari ti chiama pure, ogni tanto, per vedere se lavoro. Oh, lavoro sì, vedi come lavoro!
Testadicazzo.
Sì, ci son momenti in cui andare a lavorare non è poi così male. È suonato una volta soltanto il telefono, e qualche ora è passata. Mi sento meglio di prima, eppure niente è cambiato.
Ciò non va altro che ad accrescere il seguente convincimento:
Che esseri del cazzo che siamo!
postato da: Paperogonfio alle ore 16:25 | link | commenti (2)
categorie: ripostiglio
venerdì, maggio 29, 2009

LA GIOIA D'UN LAVORO BEN FATTO (TRALLALLALLALLÀ)

Ascoltate: vi racconto una storia. Una volta avevo una fidanzata, a cui spezzai il cuore. Magari era anche brava, eh? Però all'epoca mi pareva una gran rompicoglioni, e insomma andò come andò. Vabe': cazzi miei. Quel che volevo dire però, era che lei faceva giurisprudenza, e in un exemplum giuridico riportato in un libro che stava studiando in quel periodo, c'era un personaggio col mio stesso cognome (Filobutirro, Anacarlo di nome). Quando casualmente la rividi, qualche tempo dopo, ci tenne a farmi sapere che a seguito precisa domanda del tal professore (penso Anacordo Fezzicone, anni 63 portati con la borsite), all'esame, lei si era manifestamente rifiutata di riferire di quell'exemplum perché quel tizio aveva il mio stesso cognome. Aveva motivato la cosa al professore raccontando la verità. Né più, né meno: non lo diceva perché un suo ex si chiamava così. Ciò le era costato un bel po' in termini di punteggio, disse. Io poi ripresi la mia strada. Penso che lei adesso sia sposata, e stia più che bene, anche in termini di soldi. E sia felice, con qualcun altro.
Tutto ciò per dire, insomma, che non importa quanto ti paia di fare una stronzata, a volte, qualsiasi cosa possa essere o qualsiasi cosa tu possa dire: c'è sempre chi fa meglio di te.

Nel caso appunto, non è colpa mia se dopo aver combattuto nell'ordine: i tarli, un paio di certificazioni ingengeristiche della canna fumaria misteriosamente mancanti, una mensola che è venuta giù, un'infiltrazione con relativo inzuppamento travi dal bagno di quello di sopra, un'invasione di formiche dallo scarico del bidet, una persiana che si staccava minacciando di cadere sulla macchina di quello di sotto, uno pseudo vicino malvagio che ha bloccato i lavori d'un mysero pergolato in ferro imponendomi di chiedere permessi anche al messo pontificio e al cancelliere Otto von Bismarck (pace all'anima sua), una piccola perdita dalla doccia, una forsassite che portava l'elettricità al motorino del depuratore che era stata accidentalmente (sì, un cazzo: IMPERIZIA, NEGLIGENZA, etc) tranciata, un tappo che non faceva il suo dovere, una nuova invasione di formiche ma stavolta da una minuscola fessura nello zoccolo della camerina; non è colpa mia, dicevo, se una volta passato tutto questo mi son detto che era finalmente tutto sistemato e ora mi potevo metter sul divano ad aspettare che si rompesse un tubo. E mese più mese meno, un tubo s'è rotto per davvero e ora la merda pascola libera & fracida nel pratino tra casa mia e un vicino che ancor non c'è e meno male che non c'è sennò arrivavan tosto querele & litigi. La gioia d'un lavoro ben fatto, appunto. Con avgvrî d'emorroidi et ernie inguinali a chi sì ben l'eseguì. Non è colpa mia; è solo Caso, che sempre ci guata, cospira e ordisce. E quando meno te lo aspetti (o anche se te l'aspetti, cazzi tuoi, vedrai eh?) PEM! ti piomba laddietro come un uccello padulo in fiamme.
Però, come dicevo, c'è sempre chi fa peggio. E qualcuno a cui dar la colpa, sempre. Quindi: minimizziamo, passiam sopra, oltre ed ancor più in là: son casi. nulla più. Conta ridimensionare, nella vita.
Il cammino della semplicità è un lungo cammino, diceva Folon. Povero Folon, a proposito. Poveri noi.

Tampoco, l
a gioia d'un lavoro ben fatto però è anche questa, oggi: la mia condivisitrice coatta di sventure, in quella galera minimale che tutti noi possiam chiamar lavoro (chi più, chi meno), m'ha detto, oggi:
“sai che da quando ho letto il tuo libro m'è passata del tutto la voglia di lavorare? Non so davvero più come fare. Mi son passate tutte le fantasie”.
Sì, son soddisfazioni, cazzo. Un libro che funziona.
M'è inoltre sempre parso di far la parte di quello che frenava gli entusiasmi altrui, anche mio malgrado. Ma, di questo, poi eh? Ch'or si fvgge, in cvlo a loro, tutti quanti.
postato da: Paperogonfio alle ore 18:58 | link | commenti (2)
categorie: ripostiglio
giovedì, maggio 28, 2009

GUIDARE È UN PÒ PERDERSI IN COMPLICAZIONI DELL'ESSERE (STRONZO)

Installano una scultura nel mezzo di una rotonda. Arte contemporanea, paesaggistica, riqualificante, quel che è. Dieci metri più a ovest (credo, a ovest; ma potrebbe benissimo essere anche sud, o nord-ovest) c'è un bel distributore Tamoil, moderno e luccicante. La scultura è un'enorme clessidra in ferro grezzo, con poetiche ossidazioni ramate. È solo lo scheletro, non si tratta ovviamente di una struttura piena. C'è aria, in mezzo. E in fondo alla clessidra sono ammassati tre pesi, di quelli da bilancia di una volta, anch'essi in ferro ossidato, pieni.

Intorno c'è il consueto prato, e poi la strada, con le macchine che girano come i miei coglioni quando devo andare a lavorare. Come adesso.
Che simboleggi la pesantezza del tempo? È soggettivo... come d'altra parte è soggettivo quale tempo sia effettivamente pesante e quale non lo sia.
Mi piace l'arte paesaggistica. Sì, cazzo.
postato da: Paperogonfio alle ore 18:52 | link | commenti (5)
categorie: ripostiglio
mercoledì, maggio 27, 2009

SCINDERESTI POI LA GENTE - QUELLA CHIARA DALLA NO (EEEEEEEEHHHHHHHHHHHHH??? - e fanno 'quattrini!)

Nella mia casa ho tre gatti. Un gatto americano e due gatti comuni. I due comuni si chiamano Arturo (quello giallo, seduto sulle zampe di dietro) e Barney (quello celeste, sdraiato), e sono di legno; quello americano è di pezza, a patchwork, e viene dal Vermont e penso si chiami Thelonious, anche se adesso non ci giurerei. Ha un campanaccio stile mucca dei verdi pascoli alpini al collo. Oltre a questi tre, ce ne sono due neri, messi uno a fianco all'altro, con le teste che dolcemente si appoggiano l'una all'altra e i lunghi colli che formano un cuore d'aria nel mezzo. Come stile, una cosa a metà fra il caro vecchio Anubis e due gatti cattivi che mi pareva avessero una qualche minima parte negli Aristogatti, anche se più che tutto simboleggiano certo l'anima nera et amareggiata di me e di mia moglie, che però guardiamo (penso) speranzosi verso un avvenire romanticamente incerto epperò gravido di accadimenti positivi.
In più, altri due fanno da reggi-libri. Ma questi sono soprammobili, inanimati e leggeri.
È bene, ho sempre saputo – che poi sia vero, è tutt'altra faccenda – vivere con dei gatti: perché portano fortuna, danno energia e non gliene frega più di tanto di te; esattamente magari come a te non frega poi così tanto di loro. Ad esempio, io non c'ho mai parlato, né con Arturo né con Barney. Né tantomeno con Thelonious. Idem, penso, mia moglie. Però, loro stanno sempre lì; ci guardano, noi guardiamo loro, li sposto quando spolvero, non mi son mai caduti: ho già qualche ricordo di me che leggo Calvin & Hobbes o guardo Mystic River con loro in zona – sopra, accanto e davanti a me.
E poi ci son fatine appese, una per stanza, e un par di piante marziane che regolarmente appassiscono. Hai voglia a dedicargli attenzioni: diventano gialle, vanno giù, assorbono forse i nostri pensieri cattivi e i nostri malumori. Solo così si può spiegare forse il fatto che siano andate a farsi benedire anche numero due (e dico: due) piante grasse...
è sempre così, in realtà: basterebbe riuscire a non deprimersi, ad attorcigliarsi in inutili ragionamenti, che ti trattengono di là dallo specchio, a non voler vedere tutto nero. E – non solo le piante, ma anche noi stessi – staremmo meglio.
Se solo non suonasse così spesso il telefono, e tutti volessero accerchiarmi coi loro stupidi problemi...
Però, insomma, è questo che intendo, quasi una cosa filosofica: ho i gatti a casa. Pace, niente può nuocermi più di tanto. Chi son tutti questi altri? C'entrano qualcosa, con me?
Io che voglio, in generale? Certo non quel che vogliono loro. Al limite li guardo. E se riesco a fermarmi a guardarli, scopro al massimo che possono passarmi davanti, avanti e indietro mille volte, schiamazzanti, agitati, tutti presi da qualcosa che veramente non concepisco. Ma toccarmi non possono, mai, né devo farci i conti. Perché io sono altrove.
Al limite, apparirò un po' spaesato, fuori posto.
Ma, per quel che mi riguarda, avrò ragione io, e loro vadano affanculo.
postato da: Paperogonfio alle ore 18:53 | link | commenti (4)
categorie: ripostiglio
martedì, maggio 26, 2009

DETTATO SENZA RILEGGERE, CON POCHI MINUTI A DISPOSIZIONE, PRIMA CHE IL CAMPANILE BATTA L'ORA CHE CONTA. LA SOLA, IN UN GIORNO FERIALE.

Ci sono libri che uno dovrebbe rileggere. Né più, né meno. Dovrei provare a ricominciare dall'inizio, penso, e vedere se tutto accadeva perché era una scoperta e una novità, o proprio perché avevo avuto il culo strano e tremendo di beccare tutti gli assi alle prime mani. Come sempre accade, sarà sicuramente una via di mezzo tra le molte ipotesi; ma, nel dubbio, ricominciare a leggere John Fante, Kafka, Vonnegut, Céline, Fitzgerald, Bukowski, Flaiano, i racconti di Maupassant, Carver, Roth e via discorrendo sarà decisamente piacevole. Ho qualche ricordo sempre più a brandelli (non che i ricordi si perdano del tutto, credo... semplicemente, restano via via sommersi sotto mille altre cose, a strati, come diverse ere geologiche, ogni tanto affiorando se qualche volenteroso magari si mette all'opera) di me che alzo la testa da Viaggio al Termine della notte letto sull'autobus avendo difficoltà a capire dove sono (in Africa delirante, a schiacciare insetti enormi? In Place de Clichy? Al Fronte nel '15-'18?); di me sul treno con accanto un tizio con cui condividevo un corso di Letteratura Italiana del Rinascimento che mi chiede chi è l'assassino? mentre sto leggendo Il rosso e il nero; di me che in una casa completamente vuota leggo l'Eneide sul terrazzo, di notte; di me che rido come uno scemo con la gente che mi guarda leggendo di Barney Panofsky o di Alex Portnoy. O quando, sempre con Céline (Morte a credito, stavolta) mi guardavo intorno dopo aver alzato gli occhi e mi pareva di essere in un mondo allucinato di pezzenti e straccioni (io per primo) da cui guardarsi. O ancora, di me che sottolineavo via via le frasi, riportando a penna (orrore! A penna! Non ho mai capito chi rompeva tanto i coglioni perché a penna non ci si scrive sui libri...) le note di Vittore Branca da un'edizione extra lusso del Decameron sulla mia; augurandomi di diventare un barbone mentre leggevo del vecchio Buk; bruciando per profonda empatia mentre ammiravo quel che scriveva John Fante. Ho solo ricordi di me, mi par di capire. Di me che leggo. Questo per notare che come al solito non faccio altro che guardarmi la pancia e autocommiserarmi, ripetendo senza sosta che tutto ciò che ho intrapreso l'ho portato a svuotarsi ed afflosciarsi dall'interno, necessariamente fallendo il colpo. Poi, nella lettura – come in tutte le altre cose, per la verità – conta più che altro lo stato d'animo che uno ci mette. Sei ben disposto? Andrà tutto bene. Forse se leggessi queste cose oggi, sarei comunque nello stato in cui sono, a metà fra l'immedesimarsi giusto una pagina sì e trenta no, e il non capirci un cazzo, del tutto.
Non lo so. Certo è che c'era una specie di grande magia la quale, come mille altre cose, si è perduta. Si è perduta così bene che non mi sembra nemmeno ci sia mai stata, forse. E forse non c'è mai stata davvero.
Per il resto, penso di aver avuto... bah, chissà quanti anni: mi ricordo che prendevo i libri dalla Biblioteca dei Ragazzi – un enorme raccolta di fumetti di Mafalda, volumi sui dinosauri, i libri di Giulio Verne. Ecco, lo chiamavano proprio così: Giulio Verne, tradotto che nemmeno si fosse ancora sotto Chiorbone (certo, a ben vedere... oggi Chiorbone si farebbe un trapianto di capelli e poi giù di sughero e cerone, a far volume), e quelli erano libroni cartonati e belli grossi, con disegni sulla copertina. Non ricordo molto, perché alla fine il tempo passa e la vita ti porta in altre direzioni; ma di sicuro era prima di quello che ricordo distintamente essere il mio primo libro, Il vecchio e il mare, impostomi da quell'acidissima bagascia della professoressa di italiano delle medie. Ricordo che mi parve fantastico, e che mi dissi: che cazzo c'entra lei, con questo libro? Lei che era una vera merda, che ci faceva domande tipo: qual è la funzione dei vescovi? Troia stupida e pazza. Ero offeso di aver trovato qualcosa di simile tramite lei. E non dico nemmeno  poi avrei capito, che lei era così perché doveva esserlo, che noi non potevamo capire, era colpa mia, eccetera eccetera. Lei era una troia stupida e pazza, una persona di merda. E con un'alitosi tremenda.
Però, dicevo. Dicevo che prima di questo ci furono alcuni romanzi di Jules Verne, primo fra tutti il Viaggio al centro della terra, in cui c'erano i mostri. I mostri. Potevo desiderare di meglio?
Insomma, facciamola corta: l'ho ritrovato qualche giorno fa. Al supermercato mi pare. Adesso frequento spesso il supermercato. Casi della vita. Era in edizione da grandi stavolta, Einaudi tascabili, pure con lo sconto e sotto la doppia cifra (ormai qualsiasi libro va dai 12 euro in su!).
Ho ricominciato, e forse un po' di quella polvere, di q
uella magia, c'è ancora, nonostante il lavoro e quello a cui ti porta incontro la vita, con o senza te che sei felice. Erano altri momenti, ed io ero un grand'uomo, con la mia giacca marrone grezza e il thè che prendevo alla macchinetta, uscito dalla sala di lettura, a Firenze.
A volte son solo momenti, poi tutto passa.
Perché tutto passa, come diceva il Buddha. E l'energia va e viene (più spesso, va...), e porta con sé le sensazioni positive, il benessere e l'euforia. O, al contrario, la disperazione, l'accidia e la tetraggine. Certi giorni saresti capace di far tutto, e se anche ti cacassero in macchina ci rideresti su. Certi altri ti arrabbi se il vento porta con sé una nuvola.
Che esseri del cazzo, che siamo!
 
postato da: Paperogonfio alle ore 18:58 | link | commenti (1)
categorie: ripostiglio
venerdì, maggio 22, 2009

AMAREZZE®

Trovo amaramente ironico & tragicomico il fatto che la maggior parte delle ore in cui sono sveglio e vigile le debba nel mio piccolo passare in compagnia del mio titolare, dei miei colleghi, di tutta una serie di incresciosi contrattempi, inutili cavilli ed obbligate azioni di cui niente od assai poco m'importa, riservando a mia moglie, ai miei nipoti, ai miei amici, alla mia famiglia e a tutto ciò che m'interessa soltanto ed esclusivamente ritagli di tempo, quand'anche ci riesco.

Questo è come si è strutturata, nel corso dei secoli, la moderna società capitalistico-tecnologica, la quale certo in tutt'altra direzione tira rispetto al configurarsi come il migliore dei mondi possibili. E molti di noi accantonano dunque la propria vita ed abdicano alle proprie scelte e volontà per nutrir di sé e mantenere in vita questo mostro, ormai talmente radicato che ci pare anche del tutto normale e imprescindibile.

Qualcuno se ne accorge, qualcun altro no (e vive meglio, forse), ma questo è un altro dire.

Se solo un marziano arrivasse fino a noi, e avesse modo di vederci all'opera, ecco probabilmente cosa direbbe:

“Per cosa cazzo fate tutto questo, in nome del cielo?”
postato da: Paperogonfio alle ore 15:20 | link | commenti (3)
categorie: ripostiglio, aaa amarezzeaforismianatemi
lunedì, maggio 11, 2009

ANCORA, PER VOI: DELLA SANA PUBBLICITÀ PROGRESSO®, PER RIMEDIARE ALLA VOSTRA SICURA IMPOTENZA ET CERTA INCAPACITÀ DI CONDURRE UN'ESISTENZA NORMALE E ALLORA VIA, CHE RICORRETE A QUESTE COSE, RAZZA DI COGLIONI, CHE DI SICURO IL PROSSIMO PASSO SARÀ CONSULTARE IL MAGO ANUBI PER UN TALISMANO SYMPATICAMENTE SAGOMATO A FORMA DI SCORIA NVCLEARE DOPO ESSERVI FATTI FAR LE CARTE (TANTO V'ESCE IL TRE DI QUADRI O IL CULO DI SPADE, CHE SIGNIFICANO RISPETTIVAMENTE MERDA 100% E MENISCO)

Ci sono i problemi con la potenzialita? Dora innanzi non ci saranno più!
Perché c'è Vi!
Vi si può ordinare nel regime di Online – la qualità del produttore – il 100% dell’azione utile

Le opinioni dei nostri clienti:

- Il sesso porta più soddisfacimento. Lo stress e la tensione sono spariti. Lei non si rattrista più, ora io non temo, che sarò costretto a negare. È una sensazione fisica sbalorditiva, dopo la quale segue lo stesso sentimento profondo.

- La cosa migliore del Vi è la sicurezza della possibilità di «volare con autopilota»,
rilassandosi e senza la necessità dell’entrare nel merito di quel fatto, che il pene continua a trovarsi in posizione verticale, anche quando tu sei interrotto (i figli battano alla porta della camera da letto, il cane abbaia, il preservativo scivola). Quando prendi coscienza del Vi, questo può anche stare un grande regalo per la compagna. C’è solo un consiglio: non le dica, che lei prende il Vi: l’apprezzamento di se stesso femminile è anche molto suscettibile.

- confezione confidenziale
- pagamento confidenziale
- non richiede la visita medica
- consultazione medica telefonica gratis
- non c’è bisogno di aspettare a lungo – la consegna nel corso di 2-3 giorni
- ordinazione comoda e confidenziale nel regime di online.
- Online -negozio di licenza
- nessuna spesa nascosta
Ordini oggi e dimentichi delle sue delusioni, delle lunghe paure del rifiuto e le situazioni dolorose ripetibili.

Solo fra un breve periodo di tempo– lei ricevera 12 pillole in aggiunta assolutamente gratis

Essù, via! Godi tu anche Vi! No aspetta ancora più!
postato da: Paperogonfio alle ore 10:16 | link | commenti (2)
categorie: annunzi et notizie - inutilismi
giovedì, aprile 09, 2009

E ORA (TANTO PER INTERROMPERE COTAL INCESSANTE SCRIVERE MIO, VERGANDO AULICI QUANTO PROFONDI E PONDEROSI PENSAMENTI), UN PO' DI SANA PUBBLICITÀ. INTERVALLO: RILASSATEVI E STAPPATE UNA BIRRA, MAGARI TRA POCO RICOMINCIANO LE TRASMISSIONI (MAGARI NO - COMUNQUE SIA, IO ODIO LA BIRRA, E SPERO VI FACCIA FOGO).

Pubblicità Progresso®: Il rimedio contro limpotenza

Problemi di vita sessuale? La donna amata non mostra più interesse verso di lei? Non aver fretta di mettere il punto nella sua vita privata! Ore non è più il problema e noi sappiamo come aiutarvi! E tutto l’aiuto è composto in unica parola: Vi. È il mezzo completamente sicuro che da tanto tempo viene utilizzato in medicina per la cura di impotenza.
Come hanno dimostrato i studi medici Vi migliora l’erezione in 74% di casi. La meta di popolazione maschile della pianeta ha le problematiche sono causati non tanto da disturbi di potenza, ma a causa di mancanza di esperienza oppure dallo stress subito. Dopo l’assunzione di pillola il preparato inizia di funzionare già con passaggio di 30 muniti e risultato viene fissato in subcoscienza e possibilmente la prossima volta l’assistenza psicologica di questa genere potrebbe non servire più! Nel mondo non è stato invitato il miglior mezzo per incrementare la potenza maschile.
Viagra Vi è il piccolo aiutante per la comprensione reciproca!
Sii sicuro in se stesso! Regali il piacere alla tua donna!

- Linea calda gratuita di assistenza ai clienti;

- Consegna veloce;

- Nessun pagamento eccessivo nella consegna;

- Anonimia completa di clienti;

- Prezzi accettabili;

- Garanzia di qualità;

- Prodotti certificati;

- Senza controindicazioni;

E ore la testimonio di prima persona del sig. Anacioni Stelio, di anni quarantatré vecchio, stato lavorato alla T.O.T.I.P. per cinquantaquattro, e in oggi coniugato insieme alla sua moglie:

Ho 40 anni e durante ultimo tempo ho notato il problema di potenza. Non davo molta importanza, credevo che potrebbe essere la stanchezza. Durante le ferie sul mare ho conosciuto una donna affascinante. E la nostra conoscenza ci ha portato nel letto. Non ho niente da dire dopo l’assunzione di Vi, tutti è passato come una favola.
Buona erezione non si è fatta aspettare. Avvicinandomi all’atto stesso sapevo bene che tutto andrà bene. Il sesso continuava e continuava, riuscivo solo a fare intervalli di fumo. Ora mi ricordo con ammirazione che quella prima esperienza con Vi. Dopo svegliarmi al mattino sentivo ancora l’effetto di elisir miracoloso ed ho fatto un paio di altre prove. La mia ragazza è andata in estasi. In generale sono rimasto contento del risultato. Non so cosa dovevo fare senza provare a quale tempo Vi Viagra è il medicinale più miracoloso di quelli che esistono nel mondo! Mi sento come appena nato!

Vieni su, coNpralo anche tu, Vi!
Torna al tuo essendo uomo! Rimedia contro limpotenza!
postato da: Paperogonfio alle ore 22:50 | link | commenti (3)
categorie: annunzi et notizie - inutilismi
martedì, marzo 17, 2009

LE CAUSTICHE AVVENTURE LAVORATIVE DI TVBJNGXYA©

Tvbjngxya© stima che tutto ciò sia un gioco. Un gioco come quelli che si fanno da bambini, pieno di regole e gente che gioca. Solo, meno utile e interessante, con poca fantasia ed assolutamente non teso ad un obiettivo finale, non volendo considerare il benessere/beneficio materiale di terzi a fronte del proprio sacrificio vital-biologico come un fine valido e non risibile. Soprattutto, un gioco che non ti piace affatto, e un gioco al quale, quando ti è passata la voglia, non puoi sottrarti. Le regole sono più stupide, e chi è dammeno è il più bravo e detta le regole, sempre senza saperle.
postato da: Paperogonfio alle ore 09:23 | link | commenti (1)
categorie: le avv lavorative di tvbjngxya
venerdì, marzo 13, 2009

Fisso l'enorme nuvola davanti a me, che sembra una capra riversa sulla schiena, con le zampe rattrappite nell'aria, il collo che si tira su, la testa a guardarsi la pancia. Mi dico che tutto questo dovrebbe essere scritto, cosa che in effetti sto facendo, poi penso: sai cosa succederà il giorno del giudizio? Succederà che Dio, che immagino più come un'entità severa e vendicativa tipo Vecchio Testamento (ma quale infinita bontà e misericordia! Fare il mondo, fu un lavoro d'inferno: altro che le vostre misere storielle su base d'umani sentimenti e piccinerie così, poi...), mi chiamerà e dirà: te, coso! (è ragionevole supporre che l'essere supremo si rivolga alle sue creature come più gli aggrada). Sei accusato di aver sprecato totalmente la tua unica vita. Unica. Hai invariabilmente buttato via tutte le capacità che avevi, sommando errori ad errori, via uno dopo l'altro, come noccioline allineate sul bancone di un bar. Il libero arbitrio l'hai speso per questo, a bruciare tutto ciò che avevi in mano, una cosa dopo l'altra. Tuoi son gli errori che ti hanno portato in certe situazioni; tue son le scelte, tua la responsabilità. E niente hai fatto, concretamente, per cambiar le cose, preferendo lamentarti o compatirti fino a scrivere (tra l'altro all'alacre ritmo di due-righe-due ogni tre giorni: complimenti!) questo pezzo del cazzo, per auto-assolverti in pace. Ti erano state date delle capacità, sissignore: se incontravi delle difficoltà, nel coltivarle e affinarle perché potessi farne la tua vita, per questo pensavi davvero di poter mollare tutto così, come niente fosse? Pensavi che sarebbe stato facile, o magari solo più facile, anche ad aver le qualità? Tutto dovuto e squadernato, e se rinuncio perché comunque par difficile, niente conseguenze? Anzi, dopo puoi pure lamentarti di quel che ti è toccato? È stata anche lieve, la punizione, pensando anche a quel che hai avuto: i tuoi ciclici lavoretti inutili e ripetitivi, ogni volta in balia di gretti personaggi limitati e meschini, a contagiarti e tirarti giù come ti meritavi, erano anche il minimo. Giusto che tutto fosse grigio, intorno a te. Altrimenti? Altrimenti saresti dovuto ritornare a scrivere, ritornare a studiare musica, a giocare a pallone, quel che cazzo ti pare, insomma: tornare a lavorare su delle capacità che potevi avere e che hai deciso di buttar via perché era tutto così difficile. Ma povero. Accomodati di sotto prego: iracondi e accidiosi, quinto cerchio, bello infilato fino al naso nella merda. Perché pensavi fosse una palude? No, caro mio, ci siamo aggiornati: pravi tempi, peggior pene. Niente Stige, solo merda. E voialtri giù dentro a farvi spregi gli uni agli altri. Toh. Questa è vita.
Mentre son lì che penso a come rispondere (bella ticcia questa Entità Superiore... che potrà fare quando chiama Muccino o Ramazzotti?), in attesa della pedata che mi spedisca giù dove merito, mi riprometto, su un piano meno “immaginato”, che tutto cambierà, che non è mai troppo tardi, che tutto è grigio e tutto ha da tornare verde, com'era un tempo, che era verdolino ma insomma sempre meglio che grigio, e via discorrendo di promesse e buoni propositi.
Poi, sempre mentre guido, vedo una giraffa. Una giraffa vera. Si sporge dalla ringhiera, da una spianata un po' sotto strada ricavata tra uno svincolo e la via. Dal marciapiede, tende il collo verso me o verso chi passa, insomma – belle impressioni di settembre, non fosse che è marzo e che lì c'era un cavallo, uno a piedi e un po' di fumo, forse, ad aiutare il tutto. Viva Mussida e Pagani.
Comunque sia, tutto ciò mi riporta alla realtà. Una giraffa mi riporta alla realtà. Non fosse che c'è il circo - nella spianata c'è tanto di tendone, biglietteria, e roulotte roulotte e ancora roulotte - la cosa potrebbe anche prendere i contorni di una rimarchevole epifania. Roba che cambia la vita, o anche no. Così invece, la scena si fa apprezzare per un momento e tutto passa. Il grigio mi riavvolge, si scordano i propositi (c'è da rientrare, sono in ritardo di sette minuti e il titolare s'incazzerà per certo) e di questo pezzo del cazzo tutto ciò che posso pensare è che non ci ho ancora messo un accidente di titolo. Per quanto sembri strano, lo metto ora, alla fine:

È
TUTTO VERDE (no: tytolo già preso - D.F. Wallace, povero lui, racconto finale et incomprensibile de La ragazza coi capelli strani; indi per cui si cambia in) ESQUISSE SUR LE JUDGEMENT UNIVERSEL
(ok, Alfieri lo scriveva in Francese; ma Alfieri era nobile e - oltre a un sacco di tempo da perdere - c'aveva pure l'Ajo, che gli pettinava i riccioli almeno finché quell'altro non s'incazzava e tentava di ammazzarlo, così, tanto per far estemporaneo capriccio di nobili natali)
postato da: Paperogonfio alle ore 10:55 | link | commenti (3)
categorie: ripostiglio, lavora che ti nobilita
giovedì, febbraio 26, 2009

LE RETRIVE AVVENTURE LAVORATIVE DI TVBJNGXYA©

Tvbjngxya© trova che la locuzione piuttosto che usata in forma disgiuntiva, piuttosto che (appunto...) avversativa, sia un indice chiaro e incontrovertibile, quando non di stupidità a tutto tondo, di un voler inutilmente apparire assai più colti & raffinati di quel che non si è (e che solitamente non si è, anche se si guida un SUV). Ma è una mera questione di forma, e le mere questioni di forma - ha imparato Tvbjngxya© - hanno un respiro molto corto, soprattutto all'interno della realtà chiamata azienda.
postato da: Paperogonfio alle ore 09:27 | link | commenti (2)
categorie: le avv lavorative di tvbjngxya
mercoledì, febbraio 18, 2009

LE INZIGANTI AVVENTURE LAVORATIVE DI TVBJNGXYA©

Il/la titolare della realtà chiamata azienda in cui Tvbjngxya© si trova a dover operare al fine di produrre ricchezza & benessere in conto terzi togliendo spiritualmente e materialmente a sé per dar materialmente ad altri, ha finalmente acquistato una bella jeep (nera), sì da sentirsi appieno pari ad altri par suoi. È semplicemente un cerchio che si chiude, suggerisce Tvbjngxya© a Rhymjdhæ©. Quindi – dentro sé – constata con rammarico che il suo, di cerchio, resta sempre aperto.
postato da: Paperogonfio alle ore 15:38 | link | commenti (3)
categorie: le avv lavorative di tvbjngxya
martedì, febbraio 17, 2009

LE RENITENTI AVVENTURE LAVORATIVE DI TVBJNGXYA©
 

Pathåny© ama il suo lavoro. Lotta, anche, per esso. Non vede grosse angherìe, inutili assilli, ripetitività, e, fuor della saltuaria stanchezza che può capitare un dì piuttosto che un altro, è felice di quello che fa, e lo fa senza porsi troppe domande. Tvbjngxya©, che non si arrende all'evidenza che tutto sia qui e che questo sia tutto, osserva da fuori e un po' invidia.
postato da: Paperogonfio alle ore 09:49 | link | commenti (1)
categorie: le avv lavorative di tvbjngxya
lunedì, febbraio 16, 2009

LE SOLINGHE AVVENTURE LAVORATIVE DI TVBJNGXYA©

Tvbjngxya© annota mentalmente come, curiosamente, sia sufficiente un giorno, inveratosi in tal festività o nelle tanto aborrite (dal punto di vista di chi tai privilegi deve – orrore! – concedere) ferie, per dimenticarsi completamente di tutto quello che, all'interno della realtà chiamata azienda, si è messo in piedi in precedenza, dalla singola cosa in sé alla sciocca essenza et alle inutili regole che tali cose sempre governano. Ridice ciò a Bryxchjngāa©, et egli/ella concorda. Indi, prosegue.

postato da: Paperogonfio alle ore 10:10 | link | commenti (1)
categorie: le avv lavorative di tvbjngxya
venerdì, febbraio 13, 2009

LE FACONDE AVVENTURE LAVORATIVE DI TVBJNGXYA©

Tvbjngxya© risparmia sul riscaldamento e sul tempo per vergar due righe (guai tre, ciò sarà fonte di biàsmo) a Tythium©, così da scriverne altre due per Cajo©, ottimizzando il tutto sì che il/la superiore prosperi e guadagni. Poi passa un attimo a chiedersi com'è che ci si finisce, così. Quindi ha modo di provare a spiegare che su un black-out elettrico di quindici (come di cinquanta) minuti, lui non ha colpe. Invano.
postato da: Paperogonfio alle ore 15:10 | link | commenti (2)
categorie: le avv lavorative di tvbjngxya
giovedì, febbraio 12, 2009

LE ANTISETTICHE AVVENTURE LAVORATIVE DI TVBJNGXYA©

Tvbjngxya© raccoglie lo sfogo di Phyrympji©, riguardo ad irragionevoli imposizioni e presunte vessazioni alle quali quest’ultimo/a si trova cronicamente a dover sottostare, relativamente alla sua attività tesa a produrre utili per conto et a beneficio altrui. Indi, Tvbjngxya© espone a sua volta il proprio stato, del pari esacerbato e pien di disdoro, causa altri particolari et aspetti, sempr'ivi riconducibili. Phyrympji© concorda, così come Tvbjngxya© aveva fatto poco prima.
postato da: Paperogonfio alle ore 11:41 | link | commenti (1)
categorie: le avv lavorative di tvbjngxya
mercoledì, febbraio 11, 2009

LE ESECRABILI AVVENTURE LAVORATIVE DI TVBJNGXYA©

Tvbjngxya© si rende conto che, per un determinato quanto minimo lasso temporale, ha esperito la condizione di sottrattore di liquidità nei confronti della realtà chiamata Azienda, non eseguendo alcunché. Per un attimo si sente padrone del mondo, nonché del proprio tempo, e mulina ideali braccine, a metà fra l'ebbro e il tracotante. Poi torna ad eseguire senza costrutto e suo malgrado. Alza la cornetta, ed è costretto a relazionarsi ai più vari individui, con sentimenti indotti e imposti. Arrabbiarsi per interposta persona, essere spiacevoli a comando, etc.
postato da: Paperogonfio alle ore 17:07 | link | commenti (2)
categorie: le avv lavorative di tvbjngxya
lunedì, febbraio 09, 2009

Personaggio (quantomeno) moralmente ributtante oltremodo, capace di salaci gaffes e pseudo-ingenue scempiaggini poi puntualmente smentite puntando il dito verso certa stampa prevenuta & sovversiva, il nostro caro Presidente del Consiglio, dopo essersi già eretto a improvvido difensore – tra le mille altre cose assolutamente simpatiche che ha avuto modo di fare e dire – della famiglia (è divorziato), adesso sta provando le sue indiscutibili capacità con bestialità quali “eluana (dacché nella sventura siam tutti stretti e biechi: e allora vai coi ciccio & tore, il piccolo tommy, eluana, appunto, e chissà quanti – ahimè – ne dimentico) può ancora partorire” e via discorrendo, il tutto a difendere genericamente LA VITA. Che poi tale vita stia andando avanti in simili termini da anni DICIASSETTE, di cui gli ultimi tre con la certezza dell'irreversibilità di condizioni; che poi la questione possa essere un tantino più spinosa (nonché “privata”) rispetto a una banale riduzione basata sull'adagio (quanti danni avrà fatto, questo adagio, nei secoli?) "dio lo vuole, ergo è giusto x e sbagliato y", poco conta: si tratta di una cosa urgente e prioritaria per l'interesse del paese, tanto più che in questo modo si distrae il popolo-bue da una crisi economica per fronteggiare la quale non si sa bene che pesci pigliare, e si rinsalda l'utilissima alleanza coi quei potentissimi vegliardi sommamente ridicoli che si vestono da donna (l'idea della donna secondo loro) e van predicando su temi quali la famiglia, il diritto alla vita, la povertà (altrui) e via discorrendo (chiediamoci: ma cattolico è per forza sinonimo di ottuso, o retrogado?). Se poi, per far ciò, si deve passar sopra all'enorme e dignitoso dramma di una famiglia, al dolore di un padre, pace; non sarà certo il pelo sullo stomaco che gli manca, specie se si inseguon fini tutti propri. Mal incolga infine a chi ostile osa mostrarsi: costui sarà un filosovietico, esattamente al pari della Costituzione Italiana, la quale – orrore! – osa proporre una separazione di poteri di stampo chiaramente staliniano e per ciò andrà abolita. Non si può? Andranno nelle piazze, e sarà un plebiscito, un grandioso atto di libertà teso a scrollarsi finalmente di dosso quella sinistra che guarda nostalgica al passato e insabbia le foibe (altra nettissima priorità, ristabilire la verità sulle foibe). Quindi, rimarrà solo lui, lui e i suoi, l'uomo forte e i suoi tirapiedi, e la fase due del processo potrà finalmente prendere il via: sopprimere la libertà di stampa (inutile), esautorare le associazioni di stampo partitico (dannose), vietare ogni forma di dissenso (inutile e pericoloso). Indi (forse), spezzeremo le reni all'Albania, e ci riprenderemo un posto al sole. Il tutto, mentre si guarda Guida al Campionato o Il Grande Fratello.
Su tutti questi argomenti, per
La posta di PaperoGonfio®, ci scrive l'amico Daniele Serafini, del quale volentieri pubblichiamo i seguenti pensieri:


“Non ho mai aperto un mio blog perché sono pigro. Non ho mai aperto un mio blog perché non penso che le mie opinioni possano interessare gli altri. Non ho mai aperto un mio blog perché, fondamentalmente, scrivere non è l’attività che mi riesce meglio.
Stavolta però non riesco a stare zitto, per questo motivo chiedo ospitalità all’amico Papero Gonfio assumendomi totalmente la responsabilità per questo scritto.

La vicenda di Eluana Englaro di questi giorni mette a confronto due parti; da un lato abbiamo il Sig. Englaro (non lo chiamerò Beppino, come fanno certi organi di informazione, perché il rispetto si dimostra anche non prendendosi troppe confidenze con le persone che non si conoscono), che da 17 anni porta avanti la lotta per far rispettare le volontà di sua figlia.
Dall’altra parte abbiamo il Governo (con buona parte della classe politica italiana di maggioranza e di opposizione) e la Chiesa Cattolica, ovvero istituzioni che già in passato hanno dimostrato di saper piegare le leggi a proprio esclusivo vantaggio per i più svariati motivi (vantaggi esclusivamente personali, vantaggi in termini di popolarità, vantaggi in termini economici o di potere sulla società).

Non ci sono dubbi su quale sia la parte che preferisco e non entrerò nel merito della questione, ognuno deve farsi una propria opinione.

Quello che mi preme far sapere, almeno stavolta, è che raramente mi sono sentito orgoglioso di essere italiano, dal momento che siamo capaci solo di essere forti coi deboli ed ossequiosi coi forti, di invocare a gran voce il rispetto delle leggi e delle regole, solo a patto che siano gli altri a farlo, visto che ognuno di noi ha sempre un buon motivo per aggirarle, convinti poi di essere nel giusto.
Il Sig. Englaro ci ha dato in questi anni dimostrazione che esiste un modo diverso di porsi nei confronti degli altri, l’unico modo che dovrebbe essere concesso ai cittadini della Repubblica Italiana, ovvero il ricorso alla legge ed il rispetto delle istituzioni, il tutto con una dignità ed una pacatezza che penso di non aver mai visto in vita mia, dal momento che nel nostro paese vige la legge di chi grida più forte.

Non sono sicuro di come finirà questa vicenda, ma di una cosa sono certo: Sig. Englaro, sono orgoglioso di essere Suo concittadino.

Daniele Serafini

P.S. Quando avevo appena terminato di scrivere queste righe, ho sentito (direttamente dalla voce del Presidente del Consiglio) affermare che in queste ore qualcuno vuole semplicemente “liberarsi di una scomodità”. Oltre allo scarso rispetto delle leggi e al gridare per affermare le proprie tesi, dimenticavo che siamo anche capaci di aggredire gli altri con accuse di ogni tipo, solamente per far prevalere la propria parte.”

venerdì, febbraio 06, 2009

LE RUVIDE AVVENTURE LAVORATIVE DI TVBJNGXYA©

Tvbjngxya© apre in rapida successione tre cassetti, nella celere esecuzione del compito assegnàtogli. Poi òde l'affanno e la speranza greve del/la titolare, che al telefono ciarla privatamente con qualcuno riguardo gli insuccessi scolastici del figlio, per il quale nutre – parrebbe, invano – speranze di futura laurea, per futuro presumibilmente roseo e prestigio sociale. Tvbjngxya© vorrebbe urlare: “guardami: quel che aneli tanto, io ce l'ho. E guarda come son finito". Ma sa che in mano a loro varrebbe (e molto) anche questo.
postato da: Paperogonfio alle ore 09:19 | link | commenti (3)
categorie: le avv lavorative di tvbjngxya
mercoledì, febbraio 04, 2009

LE MINIMALI AVVENTURE LAVORATIVE DI TVBJNGXYA©

Tvbjngxya© preme il tasto Invio e dà la stura a fatti minimi tesi a produrre, in una qualsivoglia maniera, denaro. Poi osserva soggetti ridicoli atteggiarsi a possessori d'ogni virtù, e far la ruota come pavoni, all'interno della realtà chiamata azienda. Torna quindi a premere il tasto Invio, e considera/valuta qualcosa dentro sé.
postato da: Paperogonfio alle ore 09:26 | link | commenti (1)
categorie: le avv lavorative di tvbjngxya