Un'operetta vana e inconcludente

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venerdì, marzo 25, 2005

AVETE PROBLEMI CON LA DIGESTIONE DELLA CAPONATA (cazzo è, la caponata?)? LEGGETE QUESTA RUBRICA (del cazzo), CHE FORSE GLI FA BENE. QUANTOMENO DICE SIA DIURETICA.

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GEORGE SAUNDERS, Il declino delle guerre civili americane, Einaudi. Eurini 9,50. Un po’ tanto, in effetti. Ma un libro sotto la doppia cifra è veramente difficile da trovare, ormai…

Lo stile è sempre ottimo, grande, una perfetta unione di misura e fantasia, senza il periodare troppo lungo e autocompiaciuto (e a tratti insopportabile) di David Foster Wallace e senza gli attorcigliamenti pseudo-complessi (e sopravvalutati) di Eggers. Però, a differenza di Pastoralia (da noi uscito prima, in realtà posteriore di cinque anni) il gioco si fa un po' troppo scoperto: le trame si rivelano come ossessivamente prese da una situazione base, spesso eccessiva: un futuro (sinistro o meno, apocalittico o meno, dopo una misteriosa catastrofe o meno) in cui la gente (al solito, personaggi piuttosto remissivi e inetti, ma sensibili e delicati, spesso con una situazione familiare difficile) fa lavori strani e incredibilmente umilianti in strani parchi per turisti - e la cosa continuava con Pastoralia stesso, ma solo nel racconto omonimo -, che fanno rivivere situazioni precedenti. Il lettore ci mette sempre un po', prima di mettere a fuoco la situazione in questione. E in ciò può stare il limite e il pregio di questi racconti. Il limite, perché alla lunga la cosa può diventare faticosa, poco sopportabile. Il pregio, perché alla fantasia si vuol sempre bene. Si vede comunque bene lo scarto temporale fra questo declino delle guerre civili americane, e Pastoralia. Troppo più vario il secondo, più sfaccettato, meno ossessionato da uno sfoggio di fantasia a metà fra la fantascienza e un Orwell col mal di pancia; messo insieme dalla mano di un autore più sicuro e soprattutto più moderato nel generare i suoi personali, tragici, tragicomici mostri. Comunque valido, fra i 180 chili di amministratore delegato (ottimo, complimenti) e Terra della Guerra Civile in grave declino. Un'allegoria (un po' troppo estremizzata, forse) dei nostri tempi, e del nostro destino. Il mondo non è poi un gran posto, né oggi né domani; e quei lavori strani, alienanti, quell'odio (futuro?) verso i Difettosi dell'ultimo racconto, a ben vedere... forse li stiamo già vivendo.

Voto da uno a dieci: otto meno. Da comprare? Sì, anche se, se si deve scegliere, si prenda Pastoralia.

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JOHN UPDIKE, Coppie, Guanda, Eurini 16,19. Tanto, in effetti, non c'è altro da dire. Tanto più pensando che...

Allora, piccolo particolare: io ho l’edizione della mondadori. Cazzo c’entra? Niente, facevo solo per dire. Quella veniva 16.000 lire. Coppie è un ottimo libro. Intreccio tipo telenovela, d’accordo, però molto molto affascinante, nella raffinatezza dello stile soprattutto. Il personaggio di Angela è indimenticabile. Quando un personaggio vi resta in qualche modo dentro, in memoria, e vi capita di soprendervi a ripensarci… beh, è il caso di fare i complimenti all’autore di questo personaggio. Ed è giusto ristamparlo, quindi, a distanza di anni. È il migliore Updike che ho letto. Di molto superiore alla più conosciuta saga di Harry "Rabbit" Angstrom. Comunque, la sua forza sta nello stile. Una specie di D’annunzio americano. Se vi piace l’idea…

Voto da uno a dieci: otto e mezzo. Da comprare? Sì, resta comunque il fatto che si tratta di un romanzo che usa un linguaggio piuttosto "alto", un po' pieno di ghirigori, con una sintassi volutamente articolata. Non ai livelli di Roth, che a volte eccede, però nemmeno nella direzione minimalista di Carver.

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AIMÉE BENDER, Grida il mio nome, Einaudi, Eurini 8,50. Pagatevici una decina di caffè, ci guadagnate. Libro diviso in tre parti; linea conduttrice delle tre, una buona fantasia. E questo è molto positivo. L'ultima parte del libretto (gli ultimi quattro racconti) sono davvero interessanti, piacevoli e quant'altro si possa desiderare (in linea con quello scelto per Burned Children of America da Minimum fax). Ma il resto, e la seconda parte in particolare, è secondo me da buttare, piena di tutto quel "femminile" che tale (conoscete? No? Cazzi vostri!) Ennio Flaiano aveva satireggiato tanto bene. Oh, come piace alle donne PARLARE di sesso! E quanto si prendono sul serio! Una scrittura riconoscibile (quasi - e si pensi al contrario alla Homes o alle Memorie di Adriano!) sempre e comunque. Diciamo che l'autrice si stesse ancora cercando, e fosse sempre nel mucchio, va’. Ma ho il sospetto che sia un “volergli troppo bene”. A tratti insopportabile, quasi pretenzioso. Meglio comunque della regina degli esosi, Isabella Santacroce, ci mancherebbe altro! Voto da uno a dieci: cinque e si sta pure a regalare. Da comprare? No, allora buttatevi su A. Homes, che è sempre: 1) molto più acuta 2) non vi rompe con le sue ossessioni isterico-femminili 3) sa divertire, un po' di più.

postato da: Paperogonfio alle ore 17:16 | link | commenti
categorie: dottor merda - libri e lettere
venerdì, marzo 18, 2005

E adesso, un po’ di pubblicità:

quest’oggi la Stipsi-Cola vi offre, invece dei soliti spot del piffero con Beckham che càa con un bastone in mano, JLo che mostra il buco del culo, Totti che parla agli uccelli con la sua faccia da Lapo (furbo ne' piedi e stupido n'iccapo), un pezzo di prosa pura di tale Tommaso Landolfi, sì che mentre vi gustate la nuovissima Stipsi™ al Gusto Gatto Arrotato dal Tram (lattina verde ramarro con screziature rosa shocking), possiate imparare qualcosa.

IL RACCONTO DELLA PIATTOLA

Io, piattola, vivevo in un bosco folto e mi vi aggiravo beata; quello era veramente il mio regno. La mia vita scorreva felice, traevo per il mio nutrimento colla massima facilità dalla terra il suo rosso succo, deponevo la mia progenie in sicurezza nel proprio involucro a piè d’un tronco, e insomma nulla turbava la nostra fiorente colonia. Ma un giorno sentii la terra raggelarmisi sotto, il suo succo, pari a una linfa stagnante si rapprese e acquistò un gusto di morte. Nel gelo, in un mondo rabbuiato dunque finii. Ora, di questo non voglio incolpare nessuno, neanche chi ci ascolta di lassù: può darsi (sebbene io non lo creda) che così dovesse essere e che sia stato bene. Ma voi, uomini che intravedo nell’ombra, perché mi guardate in atto superbo? Tale sarà anche la sorte dei vostri simili un giorno.

Ok???

E allora...

Bevi Stipsi™, che poi fai i rutti!

La beve anche il budello di tu’ madre!

non ci credi? chiediglielo! (e poi stianta, razza di san tommaso in sedicesimo che non sei altro. E vai a lavorare, invece di perdere tempo dietro a quel péntolo...)

postato da: Paperogonfio alle ore 12:31 | link | commenti
categorie: ipa -imprescindibiliparolealtrui
martedì, marzo 15, 2005

VI S'AFFIACOLANO LE PUBENDA? SPEGNETELE IN UN AMEN (O DUE) CON UN BELL'ESTINTORE VORTICE.

ESTINTORI VORTICE, PIU' FORTI DEL MASTICE.

(che cazzo c'entra?)

Rubrica di cavolfiori & crescioni & porri

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JOHN IRVING, Hotel New Hampshire, Bompiani, Eurini 8,60. Li vale, senza dubbio. Ce ne fossero, di romanzi così!

Ok, secondo me Irving – la controparte letteraria di Tim Burton, forse – manca (di poco, sia ben chiaro) ogni volta il capolavoro perché esagera. E siamo uno a uno con Tim Burton, detto tra parentesi.

Pare quasi soffrire di complesso del colpo di scena, di schiavitù da galleria di personaggi fuori dagli schemi, eccezionali e sempre sorprendenti. È vero anche che è quasi sempre avvincente, divertente, incredibile; ma in alcuni punti sinceramente si ha l'impressione che voglia strafare (Roberta Muldon del Mondo secondo Garp, i radicali di questo romanzo, la figura un po' troppo insistita di Sorrow, e per certi tratti anche Vienna stessa – si noti, tra parentesi che questi due, considerati comunemente i capolavori di Irving, sono due romanzi costruiti su ingredienti molto simili, seppur in diverse dosi – diciamolo così, anche per non indulgere automaticamente in luoghi comuni secondo i quali Irving avrebbe “immaginazione per sei scrittori”) e il romanzo denuncia qualche pausa, qualche smagliatura. Esattamente come in Garp, che ha nella parte centrale una sorta di risacca, una specie di crisi di lettura da sdubbiamento indotta nel lettore, che però si risolve alla grande nella parte finale. Ecco, forse Hotel New Hampshire non ha questo riscatto, forse perché ricalca un po’ troppo lo schema di quello, forse perché a Garp uno si affeziona di più, forse per motivi che non riesco a individuare; comunque nel complesso resta un bel libro, fantasioso come da Irving ci si aspetterebbe, e nel complesso convincente. Al di sopra di questo stanno appunto Il mondo secondo Garp e Preghiera per un amico. Al di sotto (e di tanto, si fa quasi fatica a credere che sia la stessa mano!) La cura dell’acqua pura (noioso a partire dallo schema di scrittura, come una prova di forza chiesta al lettore, il quale mai si appassiona né alla vicenda né allo stile) e soprattutto Doppia Coppia (brutto sfruttare un episodio inserito in un altro romanzo – Garp, ancora: e comunque era già abbastanza gratuito e di poco interesse, lì! – per tirarne fuori un altro libro! Da Irving non ci si aspetterebbe certo!). Sospendo il giudizio invece su Le regole della casa del sidro (scempiato nella versione cinematografica – ma del resto, stessa sorte è toccata anche al mondo secondo Garp, e a Hotel New Hampshire!). Ancora da leggere, gente. Non posso mica campare di pagine! Voto da uno a dieci: 7.5? 8? Via, diciamo 8 meno. Da comprare? Sì, senz’altro. Anche se, se la scelta è tra Hotel New Hampshire e Il mondo secondo Garp non ho dubbi. Il sotto rospo è forte, oggi…  

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Frank McCourt, Che paese l’America, Feltrinelli, eurini 19,00. Oppure se comprate l'economica 10,00. Ok, vada per l'economica... Se odiate la letteratura alla Thomas Mann, se una volta finita l’università non sapete cosa fare della vostra vita di laureato, se le vostre prospettive sono quantomeno incerte, se le ragazze non sembrano nemmeno vedervi, qui c’è qualcosa che fa per voi. Dopo non saprete ancora cosa fare della vostra vita di laureato, le prospettive saranno le stesse, le ragazze continueranno a non vedervi. Ma almeno ci avrete riso un po’ su. E continuerete a odiare tutti i Thomas Mann del mondo. Thomas Mann che, come direbbe il vecchio buk, è un tizio che “è convinto che la noia sia arte”. In uno stile lieve e candidamente ironico, di un’ironia impacciata e timida, con il mondo fuori che va più forte di lui, McCourt ti porta dentro ad un’America indimenticabile, quasi come quella di Céline (Viaggio al termine della notte) e di Kafka (America). Libro eccezionale in certi suoi tratti, (le tirate di Andy Peters, le prime avventure nelle classi dell’Ist. McKee), e che mostra tuttavia qualche smagliatura nella parte finale (a partire, ad esempio dal cap. 38, con l’arrivo piuttosto gratuito, troppo improvviso, dei fratelli), quando gli scarti temporali da un capitolo all’altro si fanno un po’ troppo azzardati, come se l’autore avesse tagliato qua e là e la storia corresse troppo rispetto alle pagine effettive. Valido, com’era valido Le ceneri di Angela (di cui c’è anche una versione cinematografica, di Alan Parker, che però non ho visto). Non saprei dire quale dei due sia meglio. Sono cronologici, quindi uno può benissimo leggerli tutti e due (a titolo informativo, prima viene Le ceneri di Angela). Una cosa pare certa però: McCourt ha dato il suo contributo. Vale quanto si potrebbe dire per Céline dopo il Viaggio e Morte a credito, basta. Non ha più senso scrivere altro. Voto da uno a dieci: 7.5? 8? Si può ripetere pari pari il discorso di Irving. Da comprare? Sì, e anche Le ceneri di Angela. Una volta tanto, sarebbero acquisti che valgono i soldi spesi. Più comico questo, più triste e malinconico l’altro. Io li metto alla pari.

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John Fante, Chiedi alla polvere, Marcos y marcos, eurini 12,39. Fante vale qualsiasi prezzo, però quantomeno non metteteci quei disegnini del cazzo in copertina, che starebbero bene su un libro della Tamaro! In questo senso, grazie a Einaudi che li sta ripubblicando tutti! Allora, partiamo da una constatazione: quello che John Fante ha scritto, andrebbe letto. Tutto quanto. Merita veramente. Una cosa che ha detto Sandro Veronesi (prefazione a Un anno terribile) è tremendamente vera: John Fante produce dipendenza. Letto uno, comincerete a cercare spasmodicamente gli altri libri. E poi quando saranno finiti, a rimpiangere di essere arrivati al traguardo. Quindi: questo, che è tradizionalmente citato come il capolavoro di John Fante, altro non è che il terzo episodio della saga di Arturo Bandini (Aspetta primavera Bandini, La strada per Los Angeles, Chiedi alla polvere, Sogni di Bunker Hill, tutti editi da Marcos y Marcos, coi soliti disegnini del cazzo – gli ultimi due anche in Einaudi stile libero, per fortuna); poi ci sono La confraternita del chianti (altro caposaldo, adorato ad esempio da Vinicio Capossela, Marcos y Marcos, oppure Einaudi), Full of life (edito da Fazi, bellissimo, leggerissimo, una lezione di stile insuperata), Un anno terribile e A ovest di Roma (anch’essi editi da Fazi). E poi ci sono i racconti: Dago Red (ottimo), Il Dio di mio padre e La grande fame (occhio, quei simpaticoni hanno fatto uscire i racconti contenuti ne La grande fame anche singolarmente, con il testo inglese a fianco – rischiate di ritrovarvi con dei doppioni…), importante soprattutto perché contiene il Prologo a Chiedi alla polvere, ma anche cose meno belle, senza dubbio (tipo il romanzo, abbozzato, sui Filippini, ecc). Una mezza truffa invece il libro + videocassetta edito da Fazi (che costa un cifrone per quel che è): ci sarebbe Piero Pelù che legge estratti da Chiedi alla Polvere. Ma per piacere. Voto da uno a dieci: Nove, nel complesso. Nove e mezzo. Da Comprare? Bisogna che lo ripeta? Comunque, preparatevi: Fante gira sempre gli stessi due o tre temi. Quindi non aspettatevi uno scrittore alla Irving, tanto per dirne uno. Potrebbe apparirvi ripetitivo. Ma qui, è lo stile che conta. La leggerezza.

postato da: Paperogonfio alle ore 19:42 | link | commenti
categorie: dottor merda - libri e lettere
lunedì, marzo 14, 2005

TI S’INFIAMMANO I BULBI SCROTALI? SON ANCHE CAZZI TUOI, SAI?

Rubrica di cose che vengono scritte, poi lette e messe in piazza, così tanto per sparlarne un po’.

Lo sponsor di oggi è Cornici Waldoni, le cornici che si rompono dopo cinque minutini. Cornici Waldoni - le cornici dei coglioni 

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DONALD ANTRIM, I cento fratelli, Minimum fax, eurini 12. Uno sproposito.

Minimum fax ormai ha trovato una strada: tutto ciò che viene dall’america lo si pubblica. E sono tutti dei geni. Siamo partiti da Carver, di cui si considera anche le poesie qualcosa di magico. Poi si sostiene che David Foster Fallace sia quanto di meglio c’è, in materia di scrittura contemporanea. Infine si cerca di macinare soldi con Bukowski, e con tutto ciò che si può, mungendo a sfare. Ah, in Italia si pubblica due o tre autori. Noi siamo la casa editrice più d’avanguardia e, per qualsiasi nostro libro si chiede uno sproposito. È proprio giusto.

E stanno facendo fortuna. Bravi.

Qui, si arriva (male) alla fine. Indi, uno si ritrova con una semplice domanda in testa: "ma perché ho comprato questo libro?". Il fatto è che Antrim ha una grossa capacità: riesce a farti apparire peso, noioso e insopportabile qualsiasi cosa di cui parli. C'era andato vicino anche in "Votate Robinson per un mondo migliore", ma si salvava per il rotto della cuffia, per una vicenda estremamente originale e curiosa, per un black humor – in quel caso – molto stimolante, a parte qualche eccesso. E “Votate Robinson” alla fine non era niente male. Stavolta, son cazzi: faticosa (e inutile, almeno riguardo a pagine e pagine, saltabili a piè pari!) la lettura; noiosa la storia; senza senso (la cosa potrebbe anche essere piacevole in sé; il problema nasce se il senso non c'è nonostante VOGLIA esserci! E magari pure bello profondo) le singole vicende narrate. Appassiona qualcuno? E tutte le stranezze non riescono a essere né stranianti nonsense, né perle del black humor di cui si diceva. No: restano solo noiose ed inspiegabili. Oscuro, contorto, cervellotico, troppo denso nella scrittura. Non ci rivedo (ho sentito che qualcuno, seppur in negativo per carità, tirava fuori questo testo) nemmeno la vicenda de Il processo dove - profondità a parte, per tacer dello stile - c'era una storia da levarsi il cappello, che prendeva allo stomaco, uno dei grandi capolavori della letteratura. Il padre? George? I fuochi in lontananza? Tutti spunti lasciati lì, senza seguito o approfondimento. Specie l’ultimo dei tre, poteva essere un ottimo punto di partenza (si veda, al limite, l’ultimo racconto di Saunders, Bengodi, inserito in Il declino delle guerre civili americane, appena uscito, e mi sarò spiegato meglio). Infine, nemmeno si può dire che l'autore prenda in giro chi legge. O se lo fa, ci ride solo lui. Gratuito e insopportabile.

Voto da uno a dieci: quattro e mezzo. Da comprare? No. Casomai leggete Votate Robinson per un mondo migliore (anche lì, comunque... 11,50 eurini - beh, almeno non li rimpiangerete troppo!), e tra qualche difficoltà, magari vi divertite pure. Poi non fate il mio errore. Nel caso, niente seconda chance. Ve lo consiglio io.  

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DAVID SEDARIS, Holidays on ice, Mondadori, eurini 6,80. Troppi, tutto considerato.

Sedaris… mah…

Belle le tendenze all'iperbole dell'editoria moderna: stando a loro, qualsiasi cosa avete in mano in un determinato momento, è la cosa "più" che sia mai stata scritta; il suo autore, "il più grande" rispetto a qualcos'altro. Sedaris non scampa certo a tutto questo, e anzi su di lui (come su molti altri, per carità: vendere, vendere, vendere) il meccanismo pesa parecchio, dal momento che l'autore è quanto di più "medio" si possa immaginare. Leggendo qualcosa di David Sedaris (e si aggiunga pure Me parlare bello un giorno, che rispetto a questo Holidays on ice ha l’aggravante di costare uno sproposito, quanto a rapporto qualità/prezzo: 15 euro!!!) uno si può chiedere: "ma se scrive lui, perché non posso farlo anch'io?". Se lui fosse veramente il miglior talento comico d'america, poveri loro... Nel caso specifico, 4 racconti, di cui 2 decisamente sbiaditi, spuntati, insipidi. E gli altri due (gli ultimi due, a crescere), discreti, carini, abbastanza divertenti (sottolineiamo: ABBASTANZA), ma nulla più. Anche l'ultimo, da considerarsi senza dubbio il "capolavoro" (!) della raccolta, è frutto di uno schema che ti strappa qualche sorriso, ma che non fa certo gridare al genio, o ad un'originalità da ammirare…

Lo stesso vale in sostanza per Me parlare bello un giorno: solita struttura che sporadicamente strappa un sorriso (il fatto che forse la cosa migliore di questa pseudo-raccolta sia Il colosso la dice lunga…), soluzioni a base di moderato quanto spesso banale assurdo e ironia illogica ma programmatica, e sbandieramento di una irresistibilità di cui non c’è praticamente mai l’ombra. Mah.

Non credo che comprerò Ciclopi… come dicevo, una seconda chance si dà; ma tre…

Voto da uno a dieci: cinque, i primi due racconti da tre; gli altri due da sei e sei e mezzo. Da comprare? Al limite sentite se per 6,80 il vostro librajo di fiducia vi vende Me parlare bello un giorno. Quantomeno ci sono più pagine…  

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WALTER FONTANA, L’uomo di marketing e la variante limone, Bompiani, Eurini 6,50. In paragone con la qualità del romanzo

Non condivido in pieno tutto l’entusiasmo che di solito circonda questo libro (della serie ti fa ridere fino alle lacrime, divertentissimo e intelligente, e via così). Il marketing, oscena pseudo-scienza di cerebrolesi, che nonostante tutto impera – cazzo, in che mondo! – è un qualcosa di cui (s)parlare, e su cui fare umorismo, è piuttosto facile. In un certo senso, agli occhi di persone normali (per la verità, una minoranza, ma questo è un altro discorso), un profondo senso di ridicolo e di umorismo involontario, il marketing e tutto il suo insopportabile corteggio lo porta dentro di sé. Ma Walter Fontana si perde: le tre parti (prima fra tutte quella che rientra sotto "entrate nel mondo del lavoro con le mani in alto" - piuttosto superflua, tranne qualche tratto) in cui si divide (e perché? Avrebbe fatto meglio ad ampliarle, e ricavarci TRE romanzetti: sono troppo diverse e distanti fra loro. Non funzionano più di tanto, né possono essere punti di vista opposti riguardo a una stessa situazione) la vicenda non si amalgamano, e alla fine la trama ne risente. Qualche bella intuizione, qua e là, c'è (e due punte in alto sono queste: "pensavo che al centro della nostra organizzazione ci fosse, idealmente, la sala del comando con dentro Dodici Manager. Invece è come se al centro ci fosse una grande stanza vuota spazzata dal vento, con dentro un prisma che rifrange i raggi del sole in direzioni casuali” ecc. ecc., pp. 120-121; oppure “Il mio lavoro consiste nell’elaborazione di dati dei quali ho una conoscenza parziale. Questi dati dovrebbero servirmi tra l’altro a stimolare il lavoro degli altri. Sviluppo risorse umane, cose di questo genere. Odio tutti”, p. 34), ma esagerare (i nomi stessi, le esagerazioni inverosimili della stupidità o di alcuni avvenimenti verso il comico scoperto, a tutti i costi) non paga affatto. Si poteva far meglio, limitandosi un po' di più. Bastava, penso, una registrazione pura e semplice, con pochi tocchi qua e là, tanto il tema era in grado di far ridere (tragicamente) già di suo.

Voto da uno a dieci: tra il cinque e il sei. Un paio di ottimi spunti non giustificano le restanti pagine. Confusionario, si perde troppo. Da comprare? Se ci fate due risate ok, se ce ne fate mille, da sganasciarvi, avete dei problemi. Insomma, vi basta poco…

postato da: Paperogonfio alle ore 11:33 | link | commenti
categorie: dottor merda - libri e lettere
giovedì, marzo 10, 2005

TI VANNO A FUOCO I PAPERI D’ALLEVAMENTO? FATTI FARE UNA BELLA LEGGE SU MISURA. ADERISCI A FORZA ITALIA (alé alé), E MUORI DI VAJOLO (SPERIAMO).

Rubrica di lettura di cui nessuno sentiva certo il bisogno

JOHN CHEEVER, Il Nuotatore, Fandango libri, Eurini 5,16. Uno sproposito, considerate le pagine (50!!!)
Ridicolo. Ormai i piccoli editori si caratterizzano per:

a) ottime e coraggiose scelte, spesso molto originali e interessanti (contrario, ad esempio, delle case editrici di sempre, quelle famose – guarda caso tra l’altro tutte in mano a una persona, eccezion fatta magari per Feltrinelli – le quali, tranne casi MEDIAMENTE illuminati come Einaudi Stile Libero o Mondadori Strade Blu – ma ripeto, non esageriamo, ché queste propongono anche discreti trojai – tirano fuori quasi esclusivamente lussuosi best-seller cartonati, scritti da Zeri Viventi, magari ex-qualcosa, o comunque fenomeni mediatici, potenziali o già esplosi – davvero, pare proprio che in Italia viga una regola del tipo “più non saresti in grado di farlo, più sei in grado di scrivere libri e/o fare film”);

b) prezzi esorbitanti (raramente un libro, pur piccolo che possa essere, scende sotto i dieci-undici eurini). Si dirà: ok, non hanno una tiratura tale da potersi permettere costi più contenuti, e poi il servizio che offrono merita qualche sacrificio. Verissimo. Però alle volte si esagera (e si persevera - altro giro, altra corsa sempre per quel che riguarda Fandango: Ballata): si esagera qui (TRE racconti TRE, di una raccolta unica, unitaria e ben precisa, che nel 1978 vinse pure il premio Pulitzer, e che non si sa bene in nome di che – se non del tentativo di tirarci fuori un po' più soldi – venga smembrata così), si esagera a pubblicare a pezzi e bocconi le ultime poesie di Bukowski (vero, geni della minimum fax?), e via e via.

Comunque, nel caso i racconti sono ottimi, davvero, almeno due su tre (ancor più, vero e proprio manifesto di poetica di John Cheever, una radio straordinaria che il nuotatore), e mostrano un autore, dimenticato dai colossi dell’editoria, padre di Carver e figlio di Cechov, con un occhio fotografico e acuto per le storie di tutti i giorni. Però, prima di tutto balza agli occhi l’operazione editoriale, piuttosto meschina, bassa. Certo, preferisco tre racconti di Cheever a 5,16 euro, che 295 pagine di Mazzantini!

Voto da uno a dieci: otto, perché il genere non può raggiungere il massimo, secondo me. Da comprare? Beh, si torna sempre lì. Magari, potendo, sarebbe da fotocopiare, così imparano. In certi casi (in MOLTI casi) la pirateria non è un reato. È solo una logica conseguenza.  

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MORDECAI RICHLER, La versione di Barney, Adelphi, Eurini 18,00. Tanti, ma si può fare

Niente da dire. Da comprare, da leggere, gustare, rileggere, ridere e divertirsi. Oh, Barney, mio adorato Barney…

Voto da uno a dieci: dieci, e ciao. Da compare? Sì, assolutamente. Vale qualsiasi cosa. Se poi arrivate (o meno) alla fine e non vi è piaciuto, è solo colpa vostra.  

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PHILIP ROTH, Pastorale americana, Einaudi, Eurini 9,30. Si continua a salire coi prezzi, però diciamo che li può anche valere. Ma in lire veniva sulle diecimila…

Un romanzo che è qualcosa di incredibile. Un perfetto esempio di piacere del ricordare, (quasi) alla pari con Proust: come tutto ti avvolge, lentamente (già, lentamente: anche in questo caso, come in tutte le altre opere, Lamento di Portnoy a parte, nel libro e nella scrittura di Roth ci si “entra” solo dopo un po’ di pagine – una specie di diesel letterario!), e ti fa perdere nel flusso di inserti, memorie, ricordi, riflessioni e quant’altro. Ammirando il tutto, dalla ricchezza dello stile, alla profondità e difficoltà di certi passi splendidi (certo, qua e là qualcosa di fastidioso può pure affiorare – ad esempio i tanto vituperati dettagli sulla lavorazione dei guanti – ma sono assolutamente dettagli. E poi è lo stile dello scrittore in sé che ha la necessità di basarsi sempre sul grandissimo affresco, a volte anche troppo ricco). Sullo sfondo, la storia, e un sacco di altre cose. E, come se non bastasse, Lou Levov è uno di quei personaggi che restano...

Voto da uno a dieci: otto e mezzo, direi. Da comprare? Sì, ma solo se per voi leggere è concentrarsi ed esser pieni di pazienza. Non è immediato, né prende nel senso che può prendere un romanzo di Palahniuk o di Lansdale, né – infine – ha una trama grossolana, che appassiona per delitti e/o eventi eclatanti. Soprattutto, se ci cercate l’autore del Lamento di Portnoy… beh, andate a rileggervi il Lamento di Portnoy, cazzoni.

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TRUMAN CAPOTE, I racconti, Garzanti, Eurini 11. Ok, ci si sta.

Il fatto è questo: Capote, a modo suo, è un grande scrittore. Una voce del sud, e questo è evidente, con la sua Alabama, la sua New Orleans, Mobile, ecc ecc., ma la cosa più sorprendente è il tono con cui racconta tutto questo: una favola continua, dolce e buona, tranquilla e semplice. Ok, Capote è uno scrittore (il neologismo non è granché, d'accordo...) "chiccoso". Ma personalmente vorrei tanto aver scritto il primo racconto di "un albero di notte" (la bellissima raccolta che apre il volume in questione). Bello davvero. Riconciliante, in un'epoca di Faletti, Dan Brown, tutto quanto. Né denuncia gli anni che ha.

Voto da uno a dieci: nove. Da comprare? Sì, certo, così vi rendete conto che un libro è anche una bella cosa. E che ci si può divertire, a leggere.

postato da: Paperogonfio alle ore 15:15 | link | commenti (1)
categorie: dottor merda - libri e lettere
mercoledì, marzo 09, 2005

TI FUMANO LE NACCHERE? SPEGNILE ORINANDO!

LA NUOVA RUBRICA DI LETTURA A CURA DI JACK-LA-SEGA, CHE VI DÀ IL SUO INUTILE PARERE (QUANDO GLI PARE) SU QUALCHE (QUANTI GLI PARE) LIBRI. RITENETEVI FORTUNELLI.

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PETE DEXTER, Train, Einaudi Stile libero, Eurini 14,00. Troppi, direi

Allora, si cita subito da p. 293 – vi par maleducazione?: “come se tutti i nodi stessero venendo al pettine”. No, niente da fare, i nodi non vengono al pettine, mai (moda del momento? Donnie Darko docet?). Come se l'autore avesse messo troppa carne al fuoco, e alla fine si ritrovasse con pezzi rimasti crudi qua e là. Non è un noir, non è un romanzo di formazione, non è un poliziesco, non è un affresco di un periodo o di un paese. E fin qui… perché questo non sarebbe necessariamente un male, ovviamente: non importa certo cosa sia, questo romanzo, o dove lo si possa classificare. Si può anche dire che sia piacevole (ma John Irving è un’altra cosa, per dirne solo uno...), e mediamente teso (e Ellroy è un’altra cosa ancora) ma ci sono troppi episodi che restano in sospeso, apparendo (ecco il punto dolente!) del tutto gratuiti. Potrebbero esserci o meno i due psicopatici sulla macchina (Carl e la cicciona), Hollingsworth e la sua vicenda, il tirapiedi di Melrose English. E anche parecchie situazioni e caratteri non sono molto approfonditi o inseriti in un disegno: Mr Cooper e la moglie, la figura di Packard (che non si sa chi sia - e se la cosa potrebbe in teoria essere avvincente... beh, nel caso non è molto riuscita, c’è da dire), il delitto di Train (non si sa perché poi, quello, non lo cerca più nessuno, né Polizia, né altro), in cosa consista effettivamente lo scandalo alla Brookline e perché Sweet e l’altro cerchino effettivamente il colpo sulla barca, ecc. Un sacco di personaggi appoggiati lì, e buonanotte. Inoltre, il capitolo introduttivo su Packard... il lettore si dovrebbe ricordare del suo ‘amico’ Albert Cassidy, poi? Mah… insomma, se non si vuol dare uno sguardo d’insieme a trama e personaggi (se, insomma, si guarda a questo libro come a “una mappa sismica, in cui un’iniziale esplosione di violenza si ripercuote in altre esplosioni” - azzeccatissime parole in seconda di copertina, dal New York Times) può anche andare. Ma, questo, non è certo un grande romanzo. Attendiamo i prossimi, casomai. Senza strombazzare che siamo in presenza del nuovo Grande Fenomeno Americano, del Più Grande Scrittore Contemporaneo Esistente, ecc., perché non è vero nulla. Insomma, Dexter Bocciato con riserva. In altre parole: attendiamo i prossimi romanzi tradotti, magari a un prezzo più decente, vista la qualità (ok, pietosa speranza…)

Voto da uno a dieci: sei, e nulla più. Da comprare? Beh, se ne fa anche a meno. Se cercate un thriller scritto bene (nella stessa quantità di pagine), allora ripiegate su J. Ellroy, Dalia Nera, Mondadori; oppure (più esile, se non avete voglia di legger granché) J. Cain, La morte paga doppio, Feltrinelli

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PAUL AUSTER, Moon Palace, Einaudi, Eurini 9,50. Li vale, veramente

Si tratta di un’ottima storia, dall’intreccio complesso e avvincente. Originale, nei limiti del Romanzo Classico. Leit-motiv, come sempre (e qui rappresentato nella maniera migliore), il Caso. Con la Trilogia di New York, Il paese delle ultime cose e La musica del caso (per l’appunto...) il miglior Auster, in evidente declino peraltro (già parzialmente con Il Leviatano, e poi, a scendere Mr. Vertigo, Timbuctù, ma mi mancano Il libro delle illusioni – per scelta, visto l’argomento e letta qualche pagina – e La notte dell’oracolo – per cui aspetto l’economica) man mano che ci si avvicina ai nostri giorni. Forse, di tutti, ti resta maggiormente Kitty, e una bella scrittura distesa, senza scosse.

Voto da uno a dieci: otto, che se lo merita. Da comprare? Sì, e magari con uno dei tre titoli di cui poco sopra. Perché a un autore si concede sempre un paio di possibilità… 

 

- NEIL GAIMAN, Stardust, Mondadori, Eurini 15,00. Inevitabilmente troppi, nonostante non sia male

Un po’ a rilento l'inizio, secondo me... Incerto, quasi come se la vicenda di Dustan Thorn non fosse poi una cosa fondamentale nell’economia del romanzo. O comunque non svolta altrettanto bene che quella del figlio. O forse è semplicemente che l’autore si trova maggiormente a suo agio man mano che si inoltra nei regni del fantastico, delle fate, della fantasia. Faerie piuttosto che Wall, insomma; e il protagonista stesso non avrà dubbi. Del resto, a scrivere della Società vera e propria Gaiman mostra qualche limite, e lo fa vedere anche in American Gods, che pur essendo pienamente godibile, ha un po’ del ‘romanzone-fumettone’, del feuilleton (ok, non rosa, certo, ma il discorso non cambia). Meglio comunque (si parla comunque non di cioccolato e merda, si tenga presente!) Stardust di Coraline, più fantasioso e avvincente, meno scontato. E soprattutto, meglio una qualsiasi pagina dei suoi romanzi (davvero, prendetene uno e apritelo a caso, fate un po’ voi – va bene anche Nessun dove), che tutta la scipita e banale serie di Sandman messa insieme, ivi compresa Death che non capisco bene perché piaccia tanto a Tori Amos. Inoltre, quanto al finale – ché spesso si dice: “bello, ma finiva veramente a cazzo”, rivelando tra l’altro una capacità critica a metà fra Loredana Lecciso e Simona Ventura – stiamo calmini, che poteva andare molto peggio! Così non è poi malaccio…

Voto da uno a dieci: sette e mezzo. O al limite sette. Da comprare? A quel prezzo no, direi. Se esce in economica (unica differenza sarebbe la copertina, accidenti a voi…) vale senz’altro la pena. Però, è un po’ un genere particolare, leggiadro, che strizza l’occhio a chi legge verso il terreno della fantasia. Pensateci, prima… sennò dirigetevi altrove. Tipo in culo.

postato da: Paperogonfio alle ore 19:55 | link | commenti (1)
categorie: dottor merda - libri e lettere
lunedì, marzo 07, 2005

Ed ora, per le lezioni d'inglese del dott. Nerchio... a voi, una bella ed utilissima lettera commerciale. Così non farete più le solite figure di merda nei vostri affari, e saprete dove metter le mani allorquando un cliente che non sia il solito buzzurro della piana chiederà informazioni sulla vostra ditta (del menga).

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(trad. Spett. ditta [inserire nome], in relazione alla Vostra richiesta di informazioni riguardo la nostra Compagnia, Vi informiamo che la nostra [inserire nome propria ditta] offre un servizio di alto rango nel campo dei servizi alberghiero-turistico-idraulici. La nostra lunga esperienza in un settore perennemente in movimento come quello testè descritto è del resto ampiamente comprovata dall'assidua presenza della nostra Società a fiere quali quella di Sorocinskij, quella dell'est (dove si compra il cane che morse il gatto che mangiò il topo che al mercato mio padre comprò) nonché quella di Mendrisio Alto (sì, proprio lei, la celeberrima "fiera del cazzo & della merda") - il tutto oltre, ovviamente da una costante presenza su riviste quali "idraulica oggi" "logis d'italia, perfino a Campobasso" e "le Ore mese", le quali non perdono occasione per incensare e recensire positivamente le possibilità da noi offerte. Certi di farVi cosa gradita, comunque, Vi inviamo copia (128kg.) delle nostre brochure informative (ovviamente, le spese di spedizione - più un modesto contributo in danaro, fissato adesso in 3.500 eurini, versabili tramite vaglia postale e/o bonifico bancario e/o rapina a mano armata - sono a carico Vostro), che arriveranno ad impestare la Vostra cassetta della posta già domani, portate a mano come sono dai nostri nerboruti collaboratori Bruno & Ampelio - Bruno è quello con la barba, ci tiene a non esser preso per Ampelio, si offenderebbe a morte, giacché quest'ultimo è perdutamente frustone. Potete altresì visitare il sito www.manfruitioggi.it, per altre notizie. Cordiali Saluti)

 

postato da: Paperogonfio alle ore 15:42 | link | commenti (1)
categorie: suor giorgio e il dottor nerchio