CON L’IMMINENTE NATALE (?) TORNANO A GRANDE RICHIESTA
(non è vero, specie la parte della grande richiesta) LE RECENSIONI DEL DOTTOR MERDAAAAAAAAAAA (applausi & ammirazione) TANTI AUGURIIIIIII (3 minuti di rutto, per festeggiare).
RUBRICA PER CHECCHE ISTERICHE OSCENAMENTE VESTITE
Martin Millar, Fate a New York, Lain. Eurini 12,50. Assolutamente fuori di senno. Con 12,50 euro vi ci potete comprare un cartoccio di ciccioli, di quelli cotti nel lardo. Così avrete in mano qualcosa di più schifoso. Oh, se siete masochisti, eh…
La Lain non si smentisce. Triviale ma furba (pseudo-furba: nella terra dei ciechi il monocolo è re, diceva tra gli altri Tom Waits) branca di Fazi (anch’essa in disarmo, perle johnfantiane a parte), dopo Melissa P. (ah, per gli amanti degli scandali a tutti i costi, quelli a cui pare sempre granché qualsiasi cosa purché faccia rumore, sia inutile e di pessimo gusto: il libro l’ha scritto Giuseppe Genna, date retta. Di lui potete leggere qualcos’altro – visto che è anche uno scrittore, in fondo – almeno capite un po’ meglio cos’è un libro… ad esempio Catrame, o Nel nome di Ishmael, che capolavori non saranno, ma almeno sono scritti con una discreta abilità e con un po' di cuore, suppongo), Nik Kelman (Girls, una nuova bibbia per una nuova religione di idioti: “la bella gente che appare" - sempre che sappia ancora leggere, e non è detto - il culto di chi spende 1.500 euro per un capo di Cavalli o D&G o Richmond o quel cazzo che è, di chi appena spunta un po' di sole il giorno dopo è di quell'orrido rosso-melanzana, di chi popola i localini più trendy, beninteso dopo aver cenato a stuzzichini ai varî happy-hours sparsi qua e là per le vostre città del cazzo) e l’immancabile (ma a chi? A quel dipinto tegame orrido & deforme di Asia Argento, forse) fenomeno J.T.Leroy, ecco questo capolavoro di Martin Millar, scozzese, alla sua terza opera. Le altre due hanno almeno titoli curiosi & simpatici. Ma veniamo a noi. P. 292: “Botticelli non avrebbe mai acconsentito a dipingere soltanto la metà della Cappella Sistina”. Ahahahah. Ecco, basterebbe questo a definire questo libro. Se c’era ironia (o iper-realismo, con l’autore che si identifica con la possibile ignoranza di un suo personaggio – nel caso, ancor più dubbia, visto che a parlare è l’eroina, buona, dolce e bella come da tradizione immancabile e quantomai originale) io non l’ho presa. Peccato. Insopportabilmente scipito e banale, è una sequela di atti che si susseguono, eccessivamente frammentati e troppo frammentari, inutilmente repentini. L’autore, magari, dovrebbe imparare (ma saprà chi è, visto l’exploit storico-artistico?) dalla tela che intesseva secoli fa l'Ariosto, una tela ricca di fili che vanno sì in direzioni diverse e lontane, ma che resta ben composta come quadro unico, ben definito (“Ma perché varie fila a varie tela / uopo mi son, che tutte ordire intendo, / lascio Rinaldo e l’agitata prua, / e torno a dir di Bradamante sua” - e vaffanculo). E questi fili interessano, catturano tutti l'attenzione del lettore. Qui (per carità, nessun paragone troppo alto... si tratta solo di una constatazione del tipo: "c'era proprio bisogno di andare a tradurre Martin Millar?") sinceramente, durante la lettura, capita di pensare, più volte: “ma chi se ne frega?”, oppure “e questo chi era?”. Ed è, penso, significativo. Comprate qualcos'altro. O magari datevi fuoco.
Voto da uno a dieci: due, via. Siamo generosi. Stucchevoli le fate che vorrebbero apparir ammodernate, alternative e emancipate. Ridicolmente buoniste e ingenue molte altre idee. Ah, infine... grossa delusione: la prefazione felice e entusiasta (o quasi) di Neil Gaiman che, un astro della letteratura non sarà (come Lansdale, tanto per dirne un altro tanto magnificato, un po' troppo spesso a prescindere, almeno secondo me), ma che è di ben altre capacità rispetto a questo guappo dei Regni di Fantàsia.
Kennet Patchen, Memorie di un pornografo timido, Bompiani, Eurini 13,94. Certo, troppi, considerato che dopo dieci pagine vi si dipingerà sopra il capino un punto interrogativo grande come una parabola, e a meno che non adoriate l’assurdo spinto, potrete maledire le vostre visite in libreria.
Comunque, è un libro che promette ma non mantiene fino in fondo: grande, grandissimo nelle prime pagine per fantasia e espressioni, gergo, battute, si perde via via in momenti forse un po' troppo visionari o astratti cammin facendo. Tra il geniale (specie per la vicenda in sé) e l'astruso. Indimenticabile il Palombaro.
Voto da uno a dieci: non saprei, diciamo che cala dal 7 al 5.5. Una pizza un po' troppo farcita. Da comprare? Boh... Fotocopie?
Rick Moody, La più lucente corona d’angeli in cielo, Minimum fax. Eurini 9,50. Solita politica: prezzi alti, così ci dicono che siamo una casa editrice d’élite e di nicchia. E ci si fa il figurone, checcazzo.
Uno dei grandi talenti contemporanei dell’America. Grande abilità di scrittura (e, cosa più importante, abilmente tenuta a freno, evitando esagerazioni e autocompiacimenti), che dà il meglio di sé nella misura breve del racconto (si può pensare, anche se per adesso non ho letto nient'altro di suo, che l'autore non sia adattissimo per il romanzo). Cattura, e non poco, la dimensione fantasmatica e sfocata (perfetto il paragone con l'acquario di cui parla Tommaso Pincio nella postfazione) in cui è calata la vicenda. L'unico appunto, c'è da farlo a chi ha pubblicato questo libro, libro - ricordiamo - che contiene UN racconto di UNA raccolta di racconti. Metonimia: la parte per il tutto. Vaffanculo. Il tutto per il tutto. ahahahah. Perché si paga un racconto quanto dovremmo pagare la raccolta intera???
Voto da uno a dieci: 8. Da comprare: ok, sì, tutto sommato sì. Ma Minimum Fax (ok, mi ripeterò, lo so...) potrebbe anche abbandonare quella politica. Ormai ha anche la diffusione per farlo…