I RICORDI
Mi ricordo, sì mi ricordo Mitia o Mitial, un bambino-gigante con quel nome del cazzo che nessuno ha mai capito se c’avesse o no la -l finale, e che raccontava sempre una barzelletta che diceva “'spetta 'spetta... 'spetta un momendo!”, e “via ragazzi, questo è frocio!”, e non so bene come fosse né perché la raccontasse. Io mi ricordo che Mitia(l) c'aveva la carnagione parecchio scura, e girava con una canottieraccia sudicia, ed era veramente un bestione. Magari era un ROM, vai a sapere. Ma anche lui, come tutti del resto, sarà morto, sepolto & secco.
I RICORDI
Mi ricordo, sì mi ricordo UGO PERA, che non si chiamava UGO PERA ma Stefano Ciapetti, però Ugo lo chiamavano già, e Pera glielo misi io, perché era fatto come una pera, col culone largo e le spalline piccole. Me lo ricordo, sì, UGO PERA, che era praticamente glabro, con la pelle bianca chiazzata qua e là di rosso, che si vedevano tutti i pori in superficie, come un pollo, e che sparava cazzate a raffica perché era pieno di complessi. Era un gran sudicio, UGO PERA, e c’aveva sempre gli orecchi che colavano cerume, come fosse marmellata. Forse era una malattia. Forse no. Ad ogni buon conto, tenendo conto anche di questo, vuoi che non sia già morto? UGO PERA: morto, marcito… che differenza farebbe?
L’ANGOLO DELLA COMICITÀ IRRESISTIBILE
(Attenzione! Possibili morti da risa)
Primo numero comico. Rosa Bossi, nota madre di chi ben sanno tutti, rilascia un’intervista-confessione appassionata a “Il Giornale”. Perché proprio a “Il Giornale” non è dato saperlo. Chissà. Sarà fortuna. Queste, comunque, le battute principali:
Sapete che la signora ha una Madonna con Bambino scolpita da Alceo Dossena, nel 1936? Mica un anno a caso, no! “È l'anno in cui nacque Silvio. Mio figlio me lo donò per il mio 80esimo compleanno. «Vedi, mamma, il bambinello che ti porge la rosellina sono io, mentre tu sei la Madonnina», mi disse” (risate, applausi)
Gli italiani detestano il PdC “Forse perché è ricco. Ma cosa si gode della sua sudata ricchezza? Niente, proprio niente. Lo stipendio da premier lo dà in beneficenza, ha abbellito a sue spese Palazzo Chigi... Lavora come un dannato dalla mattina alla sera e in cambio riceve solo insulti. S'è fatto amici tutti gli statisti, oggi l'Italia è rispettata nel mondo. I comunisti lo odiano perché gli ha impedito di prendere il potere. Lo vorrebbero morto o in galera” (slogan anticomunisti, applausi scroscianti, brusii di solidarietà)
“La maestra mi diceva: «L’è pussè bravo lù de mi»” (gaiezza, mormorii di approvazione)
“Vendeva elettrodomestici. Una vigilia di Natale portò sulle spalle un frigorifero Ignis a una signora. Salito al quinto piano, s’accorse d’aver sbagliato scala e dovette rifare il percorso. Tornò a casa tutto stravolto” (tripudio, gente in piedi ad applaudire e a gridare “Bravo!”, “Grande!”, “Viva l’Italia!”, “Viva VERDI!” – urlata da due anziani baffuti e monarchici, con tanto di bandiera savoiastemmata tra le mani e lo spillino “Cavour pensaci Tur!” sulla redingote)
Sipario, e secondo numero. Nuovi artisti sul palco. Stavolta tocca a una bella manciata di vippettini televisivi i quali, da quell’accorato groviglio di lagrime&bontàmielosa che è Verissimo, si esibiscono nel vecchio numero dell’ormai rincoglionito Raimondo Vianello (da lui posto a suo tempo in campo durante quell’esposizione gratuita di minorati mentali che era Pressing): “io voto per il mio presidente!”
Parte (nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia, e anche nell'imbecillità) l’eterna moglie di quest’ultimo, Sandra Mondaini, la quale, con trasporto mistico & amoroso, dice:
“Io ho dei punti fermi. Mio marito. I miei figli. Il professor Veronesi. E il Signor Berlusconi. Siamo amici, ecco. In trent'anni che ho vissuto a Roma non ho mai voluto conoscere dei politici, perché i politici non mi piacciono. Ma ho avuto la disgrazia di conoscere un signore, di volergli bene: il mio datore di lavoro. Gentile. Divertente. Simpatico. Ottimista. Io mi sono molto affezionata a lui. E' un uomo che bisogna conoscere per poter amare. E io, essendo in un paese libero, lo dico: voglio molto bene a Berlusconi” (rullo di tamburi, rataplàm! Squillo di trombe, perepèèèèèè! Applausi, goduria della platea).
Quindi, Paola Perego ci fa vedere un’intervista, un'intervista “in cui non è il politico che parla, ma l’uomo: il tuo amico, Sandra”. E allora via con gli aneddoti della moglie conquistata “dopo un colpo di fulmine” (quale, la prima – da cui è divorziato, come consiglia e prescrive Santa Madre Chiesa ad ogni buon cristiano – o la seconda?); dei figli che “sanno fare a memoria le divisioni a più cifre e accompagnano i malati a Lourdes” (e non abbaiano nemmeno tanto, pensate voi!); di mamma Rosa (gonfia mèo!), “una donna da combattimento”, che metteva in fuga i nazisti (sì, ma con le scorregge, forse – comunque, tripudio orgasmico della platea, che salta, s’arrabatta, si spella le mani, e grida “Forza Italia alé alé!”).
Gran finale. Poteva mancare? Giunge proprio lui; sale sul palco. Attacca:
“Dicono che sono alla canna del gas e mi aggrediscono. Una volta "l'Unità" ha scritto che ero peggio di Saddam Hussein, e quella sera stessa qualcuno ha cercato di farmi fuori...” (quindici morti d’infarto dal dispiacere, in platea. Emboli che partono. Convulsioni da sdegno condiviso. I più impavidi applaudono a più non posso, per solidarietà. Gente che si sloga le scapole, si rompe le dita. Un tale di Piacenza se lo taglia in preda all’isteria, brandendolo poi come arma contro i giornalisti de “l’Unità”: “L’avrete presto in culo, maledetti comunisti”)
Sipario; chiusura. Per oggi le trasmissioni sono finite. Date alle fiamme i vostri televisori. Tra un po' ci son quelli col digitale terrestre incorporato, c'è da ricomprarli.
MARGHERITA MAZZATOSTA, Andiamo, tutti quanti andiamo, a Castrovillari, Ferocia Totale Editore, € 13,60 (economica € 8,00)
Autrice versatile e prolifica (è anche attrice, cantante, quinto alle partite di Bridge della vedova Cioli), Margherita Mazzatosta ci presenta l’appassionata storia di Anella, una donna “un po’ più in là del fiore degli anni”, che non ha paura di affrontare le mille e più “battaglie invernali del suo cuore". Dalla passione ormai sfiorita con Lupone, il marito di una vita, conosciuto mentre la festa di S.Germano (quella del male al culo e becco sano) impazzava, al suo convulso e tormentato adulterio con DiamondoMaria, giovane di belle speranze, in bilico fra il prendere i voti e una sicura professione di impiegato-timbratore presso l’industria di mantecati all’amarena cipriota dello zio. Sullo sfondo, una figlia disabile (che non manca mai) e un figlio arrivista ed egoista, per un bel drammone sentimental-familiare, che finisce – è il caso di dirlo? – a cazzy in culo, con il suicidio (assunzione di Svelto Piatti alla mela verde per via rettale, ma per tragico errore) di Anella, l’omicidio di Lupone (per mano propria; quindi si tratterebbe di suicidio, ma ormai ho scritto così), e la dissenteria feroce di DiamondoMaria, goloso (troppo goloso) di patate mascé aromatizzate all'anice a chi piace ci starebbe bene pure una spruzzata d'origano & cumino ma può diventare facilmente indigesto io vi ho avvisati. Andiamo, tutti quanti andiamo, a Castrovillari è un verso del poeta preferito di Anella, Luccio Villari da Castrovillari, appunto. (“Andiamo, tutti quanti / andiamo a Castrovillari, / dove c’è sempre il sole, / tranne quando è nuvoloso, / o piove o tira vento. / Andiamo, tutti quanti / andiamo a Castrovillari, / dice sia un gran bel posto. / E poi sai chi ci sta? / Proprio lei, quel gran budello di to’ ma’”).
Se lo comprate, comprate l'edizione cartonata, costa di più. Io preferirei. Grazie (annuncio a pagamento, messo dall'autrice).
GIONNI TRAINO, Il cane di merda, ed. Mediamentu Fraxi, € 12,80
Extraterrestri, un canneto al margine della superstrada subito dietro il guard-rail, un tv-color 24’ pollici che perde, il cornish pastry, un cane di merda con in bocca un limone: c’è tutto nel nuovo romanzo di Gionni Traino, perfettamente legato dal filo blu elettrico della fantasia. La storia di Gionni e Gècche, amici per la pelle con la passione sbandata per le bevute e le passeggiate lungo il fiume Brama, raccontata da 7 racconti slegati fra loro, che insieme vanno però a realizzare un perfetto affresco, un “superbo quadro d’assieme” – per dirla con la rivista letteraria “Ciùo Biondo”, la cui entusiastica recensione certo farà da traino al Traino (se ci è consentito il gioco di parole): Gionni che mangia il Cornish Pastry al montone in Irlanda mentre Gècche lavora alla catena di montaggio, Gècche che scaglia una bottiglia di Kambusa-L’Amaricante contro il suo televisore, istigato da Gionni, Gionni e Gècche che lavorano insieme ad un cane di merda, con la merda che è messa da entrambi. Appassionante, fantasioso, esilarante, almeno finché non entrano in scena gli Extraterresti i quali, brillantemente rappresentati come dei grossi funghi “nocivi per il prossimo tuo come per te stesso” sterminano tutta l’umanità, rimanendo in contemplazione mistica di fronte al misterioso monolite (e il critico accorto e avveduto non potrà farsi sfuggire la citazione Kubrickiana) di materia scura, caniniforme; quindi tornano sui loro dirigibili a forma di maiali e balene, destinazione l’ignoto. Ma arricchiti.
Un libro veramente bello; perché non lo regalate a chi odiate?
G. LOVISOTTO E UN SACCO (AHIMÈ!) DI ALTRA GENTE, Chick-lit, edd. Varie, € svariati (ma sempre troppi)
Berlusconi e il suo corteggio di mentecatti, il Grande Fratello 6, MariaDeFilippi e i suoi Amici, LapoElkann che lo piglia nel culo, le appassionanti vicende sessual-sentimentali di chili e chili di VIPS. Si può cadere più in basso? Certo che sì, siamo in Italia. E allora eccoci: c’è la chick-lit. Direttamente dagli USA, dai quali abbiamo la grande capacità di importare solo il peggio, arrivano orde di triste trentenni scatenate, pronte a raccontarci le loro avventure, perlopiù in sindacato (gruppo di amiche – immancabile), davanti ai drink dell’happy hour, o a casa dell’amica di turno. E allora via con supreme verità di vita (quando va bene, profonde banalità fatte passare per acute riflessioni) e pruriginosi resoconti sessuali, o con leggere (stucchevoli) constatazioni sull’universo maschile, che magari piscia fuori dal vaso o pensa solo al calcio o al sesso, per finire il tutto con le solite disquisizioni su locali & abiti, scarpe & sesso, il tutto condito da termini quali trendy, glamour, strafigo e via così, ivi inclusa l’immancabile sigarettina fra le dita, tenuta col gesto vezzoso di chi vuole apparire, sì, ma una misera parete bianca, una stanza vuota, una stolida ricca sì, ma d’insipienza d’animo.
Bridget Jones docet. Sex and the city docet. Io avrei dato cinquant’anni di carcere a vita agli autori, agli interpreti, ai produttori. Ma dice siamo in democrazia e quindi ognuno può (deve?) dire la sua.
E poi vorrebbero pure esser simpatiche, ché stanno lì a vomitarti battutine & luoghi comuni che nemmeno al peggior Zelig o Cabaret. Si dovrebbe solo compatirle, le autrici di chick-lit. Già di per sé la definizione dovrebbe suonare offensiva, ma loro se ne fanno vanto & bandiera; e quindi ciarlano, ciarlano, ciarlano…
Non sanno cosa fare della propria vita? Si leggano un libro. Un libro vero. O scopino (senza poi per forza volercelo raccontare) a destra e a manca. O magari si buttino nel mondo della droga. Tutto, meglio della chick-lit (o di Forza Italia, le cui iscritte però - penso - coincidano, come autrici o lettrici).
E poi ti diranno: ok, ma non t’arrabbiare, ché la loro non è letteratura. E loro lo sanno, ci mancherebbe. Certo. E LORO LE PUBBLICANO, si potrebbe aggiungere. E a corsa, spuntano pure come funghi. E andate in culo, di cuore, tanto per chiudere.
AVVISO: LA RECENSIONE DI OGGI ERA AMARA. DA DOMANI (O DA QUANDO CAZZO MI PARE) SI TORNA AI LIBRI FINTI.
TANTO, NESSUNO MI LEGGE. PERÒ IO LO METTO LO STESSO.
PER CENARE CON SILVIO CENTO IMPRENDITORI PAGHERANNO DIECIMILA EURO A TESTA – E BERLUSCONI ARRIVA OGGI A FIRENZE PER APRIRE LA CAMPAGNA ELETTORALE
Firenze - Una città e una regione dove la famosa “egemonia gramsciana”, spesso citata dal presidente Berlusoni come il peggiore degli errori dell’ideologia di sinistra, si tocca con mano. Da dove se non da Firenze Silvio Berlusconi poteva decidere di far partire ufficialmente la campagna elettorale di Forza Italia per le prossime politiche. Atterrerà a Peretola oggi pomeriggio, una breve sosta in albergo, e poi alle 17 nella Sala Rossa del Palacongressi dopo gli inni azzurri di rito e la voce fuoricampo che reciterà slogan liberisti, la parola andrà al presidentissimo che oltre ai noti cavalli di battaglia di questa campagna elettorale, che ha già i toni di una guerra ipermediatica, potrà sfruttare anche il dossier sul “potere rosso” che gli sarà consegnato dal gruppo regionale di Forza Italia: la mappa dei ruoli di potere: dai partiti, alle istituzioni, alle nomine nei CDA degli enti, a quelli della Lega delle Cooperative. L’osmosi incrociata del potere, o più semplicemente ‘mamma Quercia’. La sala rossa del Palacongressi (la stessa che ha appena visto la conferenza programmatica nazionale dei DS) contiene 1500 persone. Il coordinatore regionale di Forza Italia, Denis Verdini scommette su almeno tremila presenze. Poi, appuntamento al ristorante. Cento gli imprenditori che, per finanziare il partito, pagheranno 10.000 euro per cenare con il Cavaliere da Sabatini, uno dei ristoranti storici del centro. Ma non era meglio qualcosa di meno costoso? Verdini taglia corto: “avevamo dei problemi organizzativi per una serata del genere e alla fine cento ci è sembrato il numero giusto. Antipasto misto di mare e di terra, assaggio di ribollita e l’appena tornata bistecca alla fiorentina. Il Cavaliere è un buongustaio. Rossa o no, non potrà non apprezzarla.
Si notino un sacco di cose, oltre ai diecimila euro che questi idioti mettono (che non hanno bisogno di commento, mi pare), e magari sono pure contenti. Lo stile compiaciuto (e anche un po’ debole sintatticamente a dire il vero) del giornalista, la cosa pazzesca e fuori dal mondo che è il dossier sul “potere rosso” della Toscana (potere rosso anche in un sacco di altre regioni, si potrebbe aggiungere, vista la scoppola che hanno preso alle regionali - devono esser bravi, i forzitalioti: come faranno a mantenersi al potere, con tutto il paese contro?), la supponenza e stupidità (e vi invito a vederlo nella foto, anche – d’altra parte “LA NAZIONE” gli dedica una pagina di intervista!) del coordinatore regionale di FI, Dennis Verdini. A margine, e al di là di questo episodio, le crociate, con tanto di volantinaggio, che alcuni parroci stanno conducendo contro i colleghi d’altare, però comunisti (!). La Chiesa riesce sempre a distinguersi, in male e a sproposito.
A me tutto questo (cena, inni azzurri e slogan compresi), ricorda tanto Orwell e le celebrazioni del Ventennio, l’“uomo forte” di tradizione sudamericana, e via e via. Diecimila euro...
TATIANO SCARPONE, Il WC si racconta. Prima che sia tardi, Edizioni Il Sordo & Il Crudele, € 10,50
Storie di vita vissuta, piccola, quotidiana e banale. Storie a volte crude, a volte disperatamente tenere e commoventi. E chi meglio della tazza di un WC pubblico può raccontarle? Brevi racconti, ficcanti e precisi, che ogni volta partono dalle natiche di chi si siede, interrogandosi poi sulle origini e il perché delle varie situazioni, indugiando anche – per la gioia dei realisti-minimalisti-coprofagi – sulla qualità e la tipologia di ciò che è depositato dalle suddette. Il tutto, condito dalla presenza di un nemico subdolo e perfido: la donna delle pulizie, negazione concretissima e minacciosa di tutto ciò che il WC racchiude e rappresenta. Ma la grande novità sta nella strabiliante abilità dell’autore il quale, lungi dall’essere l’ennesimo idiota con una penna in mano e del tempo da perdere, si scava uno stile tutto suo, personale ed originale, a tratti estremamente poetico ed evocativo (“Lo sciacquone, il mio vomito indotto dall’esterno”; “ah, la memoria che si legge dentro le feci di color marroncino!”; “questa mia nicchia, sapido buen ritiro delle vostre deiezioni”), capace in definitiva di farci parte profonda della (e nella) merda altrui – cosa, questa, assai paradigmatica della realtà italica odierna.
Disponibile anche in edizione deluxe (a tiratura limitata e numerata), simpaticamente profumata in tema.
UFFICIALE: da oggi il presente blog funzionerà prevalentemente come ufficio stampa & promozione per nuovi romanzi, ideati da vecchi & nuovi autori, tutti lì pronti con la penna in mano per il vostro diletto & svago. Poche righe, per tracciarVi una completa ed esaustiva sinossi di opere che – bontà vostra! – comprerete e leggerete. Sempre per il vostro (sommo) diletto e svago.
RENATO LO FESSO, Autofficina desiderio, Vitige Macello Editore, € 16,80
Romanzo estremamente intenso e passionale, racconta dell’amicizia fra Giangy, meccanico ottimista ma irrimediabilmente su di peso, e Pepi, suo dipendente presso l’autofficina “DA CASTROZZI GIANGY &co.”. In un crescendo di vicissitudini emozionali, sullo sfondo di un’operosa piana brianzola magistralmente ritratta, Pepi arriva a scoprire il misterioso passato di Giangy, il quale si svela pezzo a pezzo, tra un carburatore da registrare e un paraurti della Yaris che – ordinato, saranno due settimane – non arriva. Finché, un bel giorno, nel bagagliaio di una 126 consegnata da uno strano figuro zoppicante con la scusa di un tagliando completo entro mercoledì (escluse le pasticche dei freni, cambiate da poco), i due trovano un cadavere, barbaramente ucciso con un cavatappi…
Un romanzo del cazzo, che comincia male e finisce peggio, e in cui niente è ciò che sembra. Vale a dire, pare un romanzo, ma è una stronzata. Còmpratelo (e non compràtelo, che sarebbe troppo rispettoso nei vostri luridi & squallidi confronti) e pàgatelo.
Ricevo (che culo!) e pubblico (tranne i nomi: ci mancherebbe pure facessi pubblicità!):
Gentili amici,
scrivere bene non basta per essere pubblicati. La tipica frase con cui un editore, tra sé e sé, respinge un manoscritto è: “qui ce ne vuole di editing... costa troppo”. E’ per questo che in genere gli editori preferiscono tradurre: perché quei libri sono già stati editati. E’ così che il manoscritto rimane nel cassetto dell’autore per sempre. Se scrivete, o se vostro figlio, un amico, un conoscente scrivono, lo sanno molto bene.
Che cos’è dunque questo misterioso editing? quell’attività professionale che rende oggi pubblicabile – appunto – un manoscritto grezzo, che lo rende adatto al lettore, e tutti i manoscritti grezzi non sono in genere pubblicabili, inclusi quelli di scrittori ormai famosi.
Vorreste che, prima di affrontare le fauci di un editore, il vostro manoscritto subisse un editing professionale preliminare ma già sufficiente per meritare considerazione? Vorreste che, se davvero meritevole, il vostro manoscritto venisse inoltrato a un Agente letterario internazionale, il nostro Agente letterario internazionale?
Noi lo faremo per voi (quasi) gratis. E il valore commerciale di mercato di questa prestazione è almeno € 384,00 iva inclusa.
Voi però, in cambio, dovrete fare una cosa per noi: acquistare tre copie dell’ultimo romanzo di XXX, XXX (Hobby & Work editore), leggerlo e farci avere la vostra recensione via e-mail (a: XXX@xxx.it), quindi regalare le altre due copie ai vostri amici e pregarli di farci avere le relative recensioni.
Ecco il link alla sinossi di XXX:
http://www.geocities.com/XXX/XXX.html
ed ecco il link ai libri di XXX:
http://www.internetbookshop.it/xxx/xxx.html
Dunque fate così: mettete in una busta il vostro manoscritto con le tre prove d’acquisto senza dimenticare il vostro indirizzo e-mail, e inviate il tutto a Inculaziende snc, via Dieci Maggio 10/4, 16147 Vibo Merdontia. Ma fate attenzione, perché l’offerta è valida solo fino al 28 febbraio 2006 (fa fede la data del timbro postale)! Il libro sarà in libreria a fine mese, ma forse vale la pena che prenotiate fin d’ora le vostre tre copie.
Non è una grande opportunità per voi, o per vostro figlio, o per un vostro amico, che forse neppure osano pensare di poter pubblicare, e invece magari hanno nella penna potenzialmente un altro Harry Potter o un altro Codice Da Vinci, per non parlare della letteratura con la L maiuscola? Chi può dirlo?
Affrettatevi, dunque!
quindi rido (rido. Per non piangere, rido):
ahahahaahahahahahahaahahahahahahamaandateafareinculo.
I RICORDI
Mi ricordo, eh se me me lo ricordo, il cavalier Silvio Berlusconi, quello che una volta diceva che i magistrati eran tutti corrotti, fantocci al servizio delle sinistre comuniste e staliniste che lo perseguitavano gratuitamente, e che ora, perché quegli altri idioti si son fatti beccare anche loro, va serenamente e di corsa a deporre e dire quel che sa (perché poi dovrebbe saperne qualcosa?) ai PM, non prima di averlo sbandierato un bel po’. Una volta ha anche sconfitto il cancro, dice. Morto non è, ma vedrai prima o poi gli tocca anche a lui. Sarebbe anche l'ora...
I RICORDI
Mi ricordo, oioi come me lo ricordo Alberto-qualcosa, quel tipo che veniva al bar dove lavoravo, e che stava con me dietro il banco, e si parlava e si parlava - io avevo solo 14 anni, lui sarà stato sulla trentina, e portava sempre o quasi una camicia bianca. C’aveva gli occhi verdi, e un gran nasone e i labbroni, e c’aveva pure la ragazza giapponese, che suonava il pianoforte. Diceva cazzate, perlopiù. Una volta vidi pure lei, che era venuta a trovarlo e che aveva tutti i denti in fuori, pareva scema. Poi un giorno lui non venne perché aveva l’influenza. Da allora non l’ho più visto. Sia morto? La vita alle volte è crudele.
I RICORDI
Mi ricordo, sì che mi ricordo, il Romiti, un professore d’archivistica che pareva un topo e che veniva da Lucca. C’aveva pure le manine adunche e il muso a punta. Era già vecchio decrepito. Se non è morto lui, allora chi?
I RICORDI
Mi ricordo, ah se mi ricordo Maurizio-mangia-e-caca, un bambino che veniva all’asilo con me e che andava a ricacare subito qualsiasi cosa mangiasse, come - peraltro - diceva anche il nome. A 4 anni pareva n’avesse 50. Quindi sarà già morto, forse. O lì lì. Pace all’anima sua. Toh.
I RICORDI
Mi ricordo, sì mi ricordo il mio professore di francese, che d’inverno aveva sempre un vestito di velluto, giacca e pantaloni marroni scuro, con camicia celestina, e d’estate uno grigio chiaro, con cravatta rossa e stessa camicia. Alto, secco, pelato, vecchio. Aveva gli occhi azzurri, e uno di noi diceva che somigliava a una scimmia. Poi sarà morto, credo. Pace; meglio lui che io.
I RICORDI
Mi ricordo, sì mi ricordo della MariaPia, la vecchietta con la cuffia e i capelli bianchi, riccioli, ai lati della testa tipo Herman di Indovina Chi?, che lavorava all’alimentari qui vicino. Quando gli chiedevi un etto di prosciutto, lei cominciava a affettarlo, e una fetta la metteva sulla bilancia e una fetta se la metteva in bocca, tutta in una volta. La ripiegava e se la spingeva dentro, con le dita. A volte diceva anche “uh, bòno!”. Finché il padrone nuovo la mandò via.
Poi morì, penso. Capita. Peccato.