MARMO!
A lagrimar invitan, copïosi, i tristi casî quivi raccolti a guisa di suprema crestomazia della vanità dell’uman essistenza: silenzio, merde! Un po’ di rispetto almeno per chi fu, e or è ampiamente morto stiantato tipo il Farnioli Ernesto detto Il Boby, quello che truccava gli Apini e li caricava a macerie, così tanto per renderli più pesi sui tornanti: o ‘un vai che si ribaltò alla curva di Fuscellone, dopo il SIRI, vieppiù finendo in un campo di Varanî. Peccato.
Qui riposano l’aride ossa di Fungo Leopoldone
guardiano della venerabile compagnia
delle stimmate di S. Lupone di Syria
raro esempio di cristiane virtù
commerciante industrïoso integerrimo
nei pubblici e privati affari
uguale sempre nei tristi
come nei prosperi accadimenti:
colpito da sconosciuta malattia
soffrì rassegnato ma non domo
acerbi dolori
spyrando fvlminato
ma
ancora non appien convinto
in età di anni LIV
il XXIV Aprile del MDCCCLXXIIII
Il padre di tanta perdita inconsolabile
condurrà sovente a questo marmo
il nipote EUFRANIO rimasto orfano
perché invochi requie
pel genitore che perse pria di conoscere
e ch'in retaggio lui donante fu d'un gran bel nome, sì.
MARMO!
Ah, giusta gravezza d’intentî! Ah, sempiterna memoria perennemente incisa sulla dura pietra! Ah, nobiltà degli umani animî et spirti, riconosciuta et mostrata dal sommo merito verso cui posterità si tende e anela! Ah bene questo era davvero grosso ora son più leggero di 3 kg buoni avrò fatto male a mangiare tutte quelle susine? Sentilììììììììììììììììììììì... oddio, bene... gambine deboli... spossatezza... vuoto...
Aeterna Requie
a te Talloggio Piscitelli
che la non breve vita di anni LXXXIV
traducesti industrïoso
dirigendo murarie opere
di tua arte sollecito cultore
degli onesti guadagni
lauto ne’ poveri di fede antichissimo:
premio ai buoni
la consapevolezza dell’animo tranquillo
ti accompagnò in seno all’eternità
il V novembre MDCCCCXII
istesso glorïoso giorno in cui i patrî siti
onusti in allorî et rinomanza
meritamente proclamavan
a conclusion d’annosissima pugna
assoluta sovranità regia
su i lidî agognati di Tripolitania e Cirenaica,
i nepoti inconsolabili
con amarissime lagrime
Q.M.P.
MARMO!
Vrne e Tvmvli e Sepolcri, quivi posti a mostrar nobil semenza anche in chi trapassò (?). Voglio dire, se era tanto bravo, o perché è morto e io che son caone son vivo? Eh? Eh? O ditemi un po’ questo? Se gli assiri eran tanto superiori, perché son tutti morti? O gli egiziani? I fenici? Gli unni? E il fenicottero spatolone perché s'estingue se è una bestia tanto intelligente? Ma badate un po' voi se uno può stare a sentire tutte queste pvttanatae. Questa è scienza, cari miei. Ma che ne volete sape', voi...
Nella desolazione della sventura che si sente, non si esprime
deponeva in questo sepolcro
la frale salma mortal
della sua cara Bersabea
SANTINO ALLORO SCAFETTA, appaltino:
non bugïarde lode di merata epigrafe
non superbo mausoleo
ma quest’umïle pietra
rammenti ai figli e ai posteri
come in tempi corrottissimi e pravi
adorna di quelle virtù
che le spose le madri fanno care
il dì I 7bre 1877
dipresso a XIII lvstri nata
abbandonava la terra
più che di se stessa pensosa
del fondaco e dell'ottimo congiunto
la donna cristiana, la popolana,
la madre, la sposa esemplare,
la bottegaja.
Un par di precî, e un cartoccio d’vlive di grecia collo zenzero,
ma veloce, grazie.
MARMO!
Cìneromachìa benigna, a guisa di pubblico agone di virtute e pietas, talché quasi col funebre concione glorioso si risvegli e rinnovelli la fama di tutti colôr che vissero e fecero e perirôn, e ch’è d’uopo dunque quivi guardar e passar dicendo: “ovvia giù, o se andassi un po’ a far lo splendido colle phyae, ora? È quasi l’ora del caNparino: positivo al Caffè Guardingo™ gl'amici (vivy, loro) m’aspettano”
Sepultura di Gamellone Buccianti
detto IL MONETA
nell’arte dell’arrotino
reputato fra i meglio
alla famiglia guida sagace
fu religioso in dio
ebbe amore indomito a lavoro
la prole numerosa educò
cristianamente
sorpreso da scrofola perniciosa
gli atrocî spasmi paziente(mente) sofferti
il 12 Xbre 1892
fu l’ultimo dei Suoi:
i figli Afrisio Anisare e Anablasti
impiegati regi intelligentissimi integerrimî
e le figlie Arata Allocca e Atalanta
di cristianissimi costumi zelantissime
questa onoranza
a parzïal conforto delle meste ore di sua vedovanza
resero alla cara madre
Benigna Talponi nei Buccianti
ottuagenaria
docile buona operosa
specchio di cristiana pietà
pari in virtù al marito
lagrimando copiosi et assai
Fiera miliare togliea ai viventi
il 29 Xbre 1881
AVGVSTO RACCOLTONE
nato in Pannonia Silente
d’antica e illustre schiatta:
DUCE GARIBALDI
combatté nelle guerre della Indipendenza Italiana
strenuamente;
pittore abilissimo
schivo di ogni adulazione
fervido di cuore
leale e intemerato
autore di maestose opre e immortali
quali
Ràgia di pini, SITA - strage di cani!, Calcia fiero il Borbone.
MARMO!
Inclita e chiara epitome d'umane iscrizionî, a cara memoria del giusto, del retto e del pio pio pio pio pio pio pio pio su, venite qui pucini fottuti che è ora d'entrare sotto la scavatrice assassina. Spremuta di puciniiiiii
Sovra le calde ceneri della devotissima e pia
CALPURNIA CHIODINI
di Borgo a Caprone
nel XXIII ott. MDCCCLXXII
pvr quasi MDCCCLXXIII
da fierissimo morbo rapita
ai figli Sambo et Semira
il di lei consorte Tubesyo
reduce dalle feconde sponde oltremari
lagrimando pose fiaccato
questo marmo,
mentre in ogn'angolo della terra
salutatavasi
con svariate festivissime mostre
di non compra esultanza
il Vigesimosesto Anno
del glorioso pontificato di PIO IX
nostro padre amatissimo
e maestro infallibile di tutte le genti -
specie anche col Sillabo il potere temporale le scomuniche e un sacco d'altre cose
cazzarolissima.
MARMO!
Florilegio d'antich'epitaffii, in gloria maxima e mai vana prendere per il molo tredici e coraggiosamente chiedere di Mallio Ciapetti detto il Pompa perché dice lui dura 3 ore, ma senza preliminarî
Quivi fisamente dimora
BENIGNOMARIA SFACELLY
farmacista prestantissimo
ne’ pubblici uffici per saviezza lodato
in tumultuosi tempi vissuto
delle private et civili discordie
sagace concilïatore,
l’anemo suo apertamente manifesto
per vituperatissima Tise Senile consunto
nel conforto della religione
nell’amor de’ suoi
spirò ottuagenario
il 1 di marzo del 1896,
stesso funestissimo giorno in cui
avversa sorte et incauta fortuna
condussero in tisi militare gl'italici furori e palpiti,
di rosso tignendo Abba Garima, Adua.
Un par di preci (una per Crispi, mi par giusto) direi ch'è quel che ci vuole, grazie.
Una quaestio di diversa e più varia natura giugne qui, a noi, per la rubrica LE GRANDI FRASI PER TUTTI I GIORNI. Tuttavia... a un grande potere corrisponde una grande responsabilità. O anche nuovi problemi, nuovi stimoli, diceva sempre FVNGO, prima di morir fulminato con un mysterioso cavo di cui non conosceva la natura.
Caro esperto, avremmo un quesito da porLe: jer sera, dopo il concerto, s’è avuto l’esigenza di SVELLERE una sbarra. Purtroppo non sapendo coniugare il verbo SVELLERE non s’è potuto fare. S’è pensato, infatti, che non si sarebbe stati in grado di spiegare l’accaduto con correttezza grammaticale una volta arrestati. Ci potrebbe colmare questa lacuna coniugandoci il verbo in tutti i modi e tempi? Ci potrebbe fare anche qualche esempio pratico? Grazie.
Ingegner Strozzy & Associati
Caro ingegner Strozzy (diminutivo per Strozzino, suppongo? Sappi che ho già provveduto ad avvertir le autorità), anzitutto: le regole d’oro dell’ottimo & provetto giornalista m’imporrebbero d’applicar rigido e inflessibile il principio (d’ascendenza statunitense, o anche no – pare anzi nasca nella redazione cecinese de “IL TIRRENO”) cosiddetto delle 4W: What? When? Who? Where?
Ma tuttavia, essendo tu al massimo segretario o galoppino (pur - inutilmente - gabellandoti gagarone in guisa d'ingegnere), me ne sbatterò allegramente i coglioni, tanto sicuramente sarà stato un concerto di MinoReitano&MemoRemigi in mystica unione, introdotto e spiegato da Maurizio Seymandi & DJ-SUPERSMAAASH!!! Il luogo sarà certo stato Monzoro Milanesio, o forse anche Casirate Olona. Quando, l’hai detto tu (io do del tu, giacché qui son IO l’esperto, e TU il caprone – indi, rispetto & umiltà. Sempre), ed era ieri. Non che me ne freghi qualcosa, al pari del chi, giacché tanto tratterebbesi al certo di evento che coinvolge te soprattutto, in quanto persona molesta e pronta sempre a nojare il prossimo tuo, anche se son pali o sbarre o stronzi-di-cane.
Tralasciando tutto questo, e venendo dunque al dunque (mi si perdoni l’iterazione fastidiosa e sfortunata del pronome dunque – sì, proprio così: p-r-o-n-o-m-e), è d'uopo far notar repente che il verbo svèllere è in tutto e per tutto un verbo transitivo (svellere CHE COSA? ma questo bel manicotto di natta dal culo, mi par chiaro…) e irregolare (nel senso che lo si può coniugare senza alcuna regola o costrutto), oltre ad essere una coniugazione che, una volta inserita in una frase, porta un sacco di merda a chi l’ha nominata.
Tuttavia, visto che ci tieni (ricordo - al proposito - che comunque esiste anche la TOPA™), ecco il presente indicativo:
io svèllo – meno comune: svèlgo; ancor meno com. strappòno
tu svèlli – meno comune: svèlgi; ancor meno com. strappòni
egli svèlle
noi svelliàmo
voi svelléte
essi svèlgono.
Il passato remoto:
io svèlsi - assolutamente no svellèi; idem per strapponèi
tu svellésti
egli svèlse
noi svellémmo
voi svelléste
essi svèlsero
e infine il congiuntivo presente, che con gli altri due ci dà tutto lo spettro coniugatorio (non fare domande, non capiresti) della lingua italiana:
che io svèlla - meno com. svèlga; ancor meno svorri
che tu svèlla - meno com. svèlga; ancor meno svenga
che egli svèlla
che noi svelliàmo
cho voi svelliàte
che essi svèllino
Per l’esempio pratico e/o figurato nulla può aiutar più che l’auto-immaginarsi impalato-a-ciccia, magari nell’atto di esclamare "vi priego, messere, mi svèlla quanto più tosto il cresciman dal culo!". Utile, no? E - si badi! - con un minimo di sensibilità d’animo è pur facile immaginar la scena in tutto il suo pregnantissimo realismo ed evidenza dantesca, tal che par quasi di toccar con mano offensore & offeso. Ah, l'arte!
Ecco qua, caro il mio gabellone: qualora ti(/vi/ni) capiti ancora una volta una situazione del genere, ne sei pienamente aduso, e non dovrai più peritarti a svèller pali, paletti e sbarre che impediscano il fiorir dell'animo tuo nero e gretto. Tuttavia, ciò non può nondimeno esimermi dal rampognarti moralmente per l’azione altamente vandalica e d’offesa gratuita che avresti – avendone gli strumenti linguistici – certo compiuto: ti par bello svellère sbarre così, a bìschero sciolto? Qual fu l’esigenza che mosse te e i tuoi degni e vieppiù rii bravacci a simil portamento? Chi era meritevole d’esser sbarrato sul groppone? Era forse qualcosa che v’impediva il passo e/o l’accesso, quasi novello - purtuttavia di diversa natura - colappio da disperdere, cosa che, tra l’altro, ci testymonierebbe appieno come tu non abbia seguito le lezioni - precedenti, qui - del chia.mo prof. Mangiacazzi al riguardo?
Infine, una considerazione di carattere evangelico-cristiano: se puoi tutt’oggi porre, tu, individuo ridicolo e risibile insieme, simil richiesta è chiaro segno che, nonostante ci fosse una concretissima sbarra ad impedirvi ed ostrurivi il cammino, rendendovelo magari men’agevole o men facile, siete riusciti in dispetto d'ogni cosa a superar l’ostacolo, ingegnandovi (essendo voi ingegneri, o tali volendo apparire) altrimenti, a cristallina dimostrazione dell'imperituro adagio che recita: OMNIA VINCIT LABOR IMPROBUS (M. Costanzo).
Il che, tradotto dall'inglese significa: uno, cinque, mille sortilegi maligni!
Pravi tempi, e bui e tristi. Ah, la vanità dell’uman pompe!
MARMO!
Crestomazia di lapidi, pel costrutto d'ogni stolto et a consolazion de' derelitti
In gloria et in sempiterna beatitudine dell’Altissimo, di rettitvdine valido essemplo, ancorché di fortezza e caritate, marito provvido et onestissimo, Pinolo Gangini-Stvrba, alacre et industrïoso panettiere, da immemor tempo afflitto e piagato nel corpo e nell’animo - pvr sereno et forte semper - da gotta del povervomo, nell'anno di grazia MDCCCLXXXIXVIII (giorno più, giorno meno)
raggiungeva
in distanza d’un sol lvstro l’adorata moglie Brvno, entrambi frvllati nel GIRRRMI per tremendissimo error fvnesto. I compagni lavoratori alla S.P.A.R.S. (Società Panettiera A Rischio Scoppio) posero, memento di trista perdita et inaridibil fonte d’indesïate némmai richieste lagrime, con gli occhi indomiti ma lassi pvr tornando alla lor’vltima felice imago, prima d’acqvistar l’vtensile assassino. Una prece, od etiam un pajo.