Un'operetta vana e inconcludente

Odio il 90% delle persone che conosco. E anche di quelle che non conosco, senz'altro.

Chi sono

Utente: Paperogonfio

Contatore

visitato *loading* volte


acquista questo bellissimo libro

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Berluscounter!

giovedì, novembre 29, 2007

CIMABRESIO: e ti prego, non essere triste!
TUCANIO: No, ma non è tanto quello… la tristezza in fin dei conti mi serve, mi serve per scrivere. Sai: pagine, pensieri, idee, tristezza…
CIMAMBRESIO: be’… in questo caso, allora... e hai scritto molte pagine, quindi?
TUCANIO: Nemmeno mezza.

(da I maestrevolissimi et etiam dilettevol molto ragionamenti del Cimabresio vil mercante e del Tucanio trist'impiegato di concetto, atto I scena III, di Durazzo Rimanenza da Molgiate Cantarutto - NW)
mercoledì, novembre 28, 2007

I RICORDI

Mi ricordo, sì mi ricordo il mio poliedrico farmacista, che aveva la faccia a castoro però più stretta in cima e larga in fondo, alle ganasce, come Bill di Indovina Chi? (maledettissimo Indovina Chi?, io prendevo sempre Eric, che era quello coi capelli gialli la faccia tonda e il cappello blé da marinajo però più tondeggiante ed irreale, e alla fine nessuno voleva più giocare con me perché mi facevano la prima domanda – al massimo due – e vincevano: “è Eric?”, e io “sì”, o anche al limite “ha il cappello”, “sì”, “è Eric”, sì”; e poi mi chiedevo come cazzo facessero a indovinare subitissimo così, maledetti loro… a me mi piaceva Eric di Indovina Chi?, oh, c’aveva il suo bel magnetismo, con quel faccione tondo e i suoi capelli gialli; era il mio idolo – d’altra parte chi cazzo avrei dovuto prendere, Herman? Clara? Charles, con quei baffoni gialli alla Rude Barbaro del Nord? Eric tutta la vita checcazzo; anzi, a ripensarci ora mi nomino solennemente Presidente del Club Virtuosi Amici di Eric di Indovina Chi? – chi si vuol iscrivere s’aggreghi, ovviamente dietro comprovata e distesamente spiegata & dimostrata ammirazione smisurata del personaggio), del quale – Bill – peraltro aveva anche il pizzetto.
Ora, il mio Poliedrico Farmacista non aveva particolarità veruna, non fosse che sapeva tutto, era dappertutto, aveva abilità in tutto: se in palestra, nello spogliatojo c’era lui, vestito con una fasciante tutina da spinning nera variegata in bordeaux, pronto a’ ludi ginnasiali, col corpo a pera castorizia in bella mostra; se aprivi il giornale la domenica mattina, c’era la sua foto in quanto vincitore d’un concorso di modellini navali, mentre stringeva fiero fiero la sua creazione (l'esatta riproduzione della Nave da Cargo del XVIII sec. "Grongo III", con tanto di bandiera Bungaresca e cannoni in marzapane); se capitavi in farmacia per comprare gli Zigulì al Barbacane (ah, gli Zigulì al Barbacane!) con un fumetto sottobraccio, lui ti intratteneva con una sottile disquisizione sugli albi più vecchi di Corto Maltese, e com’erano stati ristampati ottimamente nell’edizione dell’Espresso, il tutto mentre ti faceva lo scontrino, ecco a lei son cinquecento lire se ce l’ha in foglio preferisco. Tutto poteva, tutto sapeva, il mio poliedrico farmacista. Se andavi in giro, lo trovavi. Era anche abile giocatore di bocce, e a un certo punto snellì anche, si vedeva bene dal camice bianco, perché andava anche in mountain bike.
Facile sapesse a menadito anche le odi del Parini – ahahahahaahahahoioi, il Parini ahahahah, è inutile, via: ogni volta che mi vien da ripensare al Parini – chissà perché – rido.
Ahahahahahahah, il Parini, "Quando Orion dal cielo / declinando imperversa / e pioggia e nevi e gelo / sopra la terra ottenebrata versa, / me spinto ne la iniqua / stagione, infermo il piede, / tra il fango e tra l'obliqua / furia de' carri la città gir vede; / e per avverso sasso / mal fra gli altri sorgente / o per lubrìco passo / lungo il cammino stramazzar sovente" - ahahahahah il Parini, "In vano in van la chioma / deforme di canizie, / e l'anima già doma / dai casi, e fatto rigido / il senno dall'età / si crederà che scudo / sien contro ad occhi fulgidi / a mobil seno a nudo / braccio e all'altre terribili / arme della beltà" - ahahahahoioi il Parini, no via non ce la faccio più, oioi.

postato da: Paperogonfio alle ore 10:06 | link | commenti (1)
categorie: i ricordi
martedì, novembre 27, 2007

I RICORDI

Mi ricordo, sì mi ricordo – GesùGiuseppe&Maria, com’avrò fatto mai a scordarmelo ‘nsino ad oggi, ohibò, perdinci, accidempolina, cazzo & controcazzo, puttanaccia evaccia troia&bagascia – il mio barbiere, che si chiamava Peppino Zafarana e c’aveva la faccia lunghissima col naso decisamente importante e la figura allampanata, esile come una promessa (ah, Schulz Schulz, perché non ci sei piùlz? ahahahah). Da Peppino Zafarana ti sedevi e lui accendeva uno dei due mangiacassette che aveva accanto; uno col liscio, uno con Sandro Giacobbe, a seconda di chi c’era sulla poltrona, giovane o vecchio. Se lasciava la radio, dopo un po’ cominciava a maledire Nilla Pizzi, che al tempo faceva la pubblicità a certe pillole miracolose per dimagrire, anche in tv
“Maledetta NillaPizzi, non è ancora morta?”, diceva, “quella vecchiaccia: è anche in televisione a scassare la minchia con quella robaccia. Ma quanto rompe i coglioni... maledetta Nilla Pizzi. Brutta stronza vecchiaccia, ma se morisse...”
restava poi sdegnatissimo per un po’, giusto il tempo di chiedere puntualmente che scuola facevi, che lavoro facevi. Se putacaso facevi l’istituto professionale alberghiero (e ho detto l’Accademia dei Lincei), cominciava a maledire quegli americani, che andavano agli alberghi di lusso della vicina San Stercone Terme (BMX), a far le cure dell’acqua, e che te dovevi servire come cameriere.
“Quegli americanacci… vengono da noi, fanno i signoroni, bevono quell’acquaccia puzzolente, e poi vanno in albergo e ci fanno certe cacate… accidenti a loro… certe cacate, ci fanno…”
Non c’era volta che questa conversazione non avvenisse, mentre nel frattempo ti acconciava all’Umberta, col riporto, alla zingara, col ciuffo rockabilli, colla divisa anni ‘50, colla pettinatura del carabiniere. Com'è possibile averlo lasciato lì, nel dimenticatojo, fino ad oggi, il vecchio Peppino Zafarana? La vita dà, la vita toglie: a me la vita ha dato Zafarana.

Domani: il mio poliedrico farmacista.

postato da: Paperogonfio alle ore 09:12 | link | commenti (1)
categorie: i ricordi
lunedì, novembre 26, 2007

IO SONO BEOWULF, E TUTTO IL MIO ESSERE GRIDA VENDETTA! (II parte del post a latere  (a latere?) diviso in due - su consiglio del mio amico invisibile, Enio Gambacciani, anni 43 portati alla bersagliera, professione reporter sì, ma di rametti lanciati per diletto & svago - acciocché anche i vieppiù stolti siano in grado di apprendere & migliorarsi, quantomeno nell'arte del turpiloquio e della vana, vanissima ciancia)

...ragion per cui si può benissimo capire si possa preferire un bel filmone pieno di cazzotti & asce, maledizioni arcaiche, oggetti apotropaici e sempiterne & mitiche lotte fra il bene e il male, col male che alla fine perde però prima seduce & attira parecchio perché come spesso succede è rappresentato da una bella fica; un bel filmone quale quindi è
BEOWULF di Robert Zemeckis,
leggendaria storia del re di Danimarca Barbacane II (Antony Hopkins passato - male - a Poser 6), che siccome c'aveva il regno infestato dai malvagi Topi™ a seguito d’una antichissima maledizione, chiamò l'avventuriero BEOWULF (in antica lingua vichinga, colui-che-attraversò-le-acque-cor-un-bicchierino-sul-capo) acciocché glieli distruggesse tutti. Arrivato lì, BEOWULF non trovò di meglio da fare che spodestare il re a mazzate (si sa, i vichinghi son gente rude; semplice ma rude), e distruggere i Topi™ fino ad arrivare a parlamentare col capo di essi, la Topa™. Ovviamente, questa, in virtù di chissà quale incantesimo, si mostrava fittiziamente sotto l'aspetto di Angelina Jolie scannerizzata, mentre in realtà era Cristiano Malgioglio, il male assoluto. BEOWULF (in antica lingua normanna, invece, colui-che-mi-pisciò-sullo-zerbino), pur essendo forte, robusto, duro e in tutto e per tutto integerrimo, fu ottimo esempio del noto detto “tira più un pelo di fica, etc. etc.”, e ci cascò come un cieco in campagna potrebbe zompare nella merda di vacca (ma del perché un cieco debba comunque andare in campagna non ci è dato sapere). Insomma, BEOWULF (in antica lingua finnica dai-oggi-dai-domani-prima-o-poi-anch'io-m'incazzo) glielo porse e glielo riporse (anche dietro, pare), finché la Topa™, esasperata (era venuta per governare il mondo, lei), non gli mostrò il suo vero volto. Così BEOWULF riprese in mano la MAZZA
® e, un tantinello (comprensibilmente) esacerbato dall’errore/orrore, fece fare la più meritoria fine all'orrido mostro, partorito dal regno delle tenebre di LOKI (il re dei loti nella mitologia nordica, rappresentato sottoforma di serpente incazzoso che cerca di vendervi sovrapprezzo un bei tre etti di loti peccato siano ancora acerbi e li mangiate tra quattro mesi, quando tutti gli altri son lì che sgranano i cocomeri – d'altra parte in questo sta la malvagità, sennò era gentile). Però il mostro non può morire, no. E allora alla fine del film (perché BEOWULF alla fine muore, muore con tutti gli onori) esce fuori dalle acque, sempre con le sembianze d’Angelina Jolie a poppeculodifòri renderingata e lo spettatore attonito sa già che tenterà il suo già fidato quanto savio consigliere, MARIO (in antica lingua runica colui-che-era-tanto-fidato-poi-vide-un-po’-di-fica).
Il film è realizzato - se non s'era capito - con l’avveniristica (?) tecnica modello Pentium III con qualche scatto causa Voodo-3D piantata, sistema a mezzo del quale era già stato (perché? Perché? Perché?) realizzato – dallo stesso regista, che quindi è recidivo – Polar Express, il film che ti faceva dire: non basta che ci sia Tom Hanks ovunque e faccia cacare la storia, deve pure esser mostruoso com’è fatto. Ma che cazzo gli è venuto in mente? Be’ teNpi, quando c’aveva Doc e Marty McFly e Beef e Cane Pazzo Tannen, ora fa i film pare Mafia, ma che si potrà? Poi dice uno s'incazza.

postato da: Paperogonfio alle ore 09:13 | link | commenti (4)
categorie: dottor merda - cinema
sabato, novembre 24, 2007

IO SONO BEOWULF, E TUTTO IL MIO ESSERE GRIDA VENDETTA! (I parte - post in due parti rigorosamente divise nel rispetto della più piena equità ed equilibrio bembesco - un cazzo, speriamo muoja lui e le prose della volgar lingua, non fosse che è già morto secoli & secoli orsono. Bene, diobòno)

…si potrebbe dire una volta usciti da vedere Un’altra giovinezza di Francis Ford Coppola, in cui un semiologo rumeno anziano e toto coelo rincoglionito viene colpito da un fulmine e ritorna giovane, mentre intorno infuriano venti di guerra e il Terzo Reich (ma va’? c’hanno fatto videogiochi, libri di fantascienza, storielle péi biNbi, ti pareva che non ci scappasse anche qui?) tra le altre simpatiche attività cerca di creare un superuomo e per questo non si lascia certo scappar l’occasione di rapire e utilizzare ai suoi turpi scopi il malcapitato, tramite l’immancabile spia-topone in culottes nere di pizzo, la quale per rapirlo (?) lo tromba e lo ritromba, nemmeno gliel’avesse detto il Casalieri di Berlinguertivogliobeniana memoria, be’ mi’ tempi cari Cioni & Bozzone, altro che oggi come oggi: un tempo, la fica gli’era la meglio cosa che c’era in Italia, oggi come oggi, secondo me; altro che cazzi. Il malcapitato in questione, comunque, dal fulmine, oltre ad un’altra giovinezza ha avuto in dono la capacità di capire tutte le lingue, presenti e passate e la capacità di leggere i libri passandoci sopra la mano. Nel caso, il libro s’illumina di luce azzurrina, e lui – magia delle magie – sa quel che c’è scritto. Sai quanto può essere utile uno così all’impero nazista? Vede, mein Führer? In questa preziosissima fonte del IX sec a.C., l’antica quanto misteriosa civiltà proto-indeuropea, sosteneva questo questo e quest’altro. Bravo, Tim Roth (l’ho detto che l’anziano semiologo è Tim Roth?)! O distruggiamo tutto ora, va’, tanto per non perdere l’abitudine. Per stasera leggimi tutti que’ libracci decadenti & borghesi che son stati scritti dal ‘700 in poi, che poi me li racconti e si decide quali bruciare, senza che si stia a scomodare Goebbels che c’ha sempre tanto da fare, povera stella.
Inoltre, sempre tramite il fulmine, Tim Roth ha avuto in dono un doppio, che pare uscito direttamente dal Pasto Nudo di Cronemberg/Burroughs: appare quando cazzo gli pare, fa le facce cattive e dice cose senza senso. Ogni tanto dona 3 rose al suo alter ego buono. Uno non ci capisce un cazzo, esattamente con nel Pasto Nudo di Cronbemberg, aspetta per un po’ che qualcuno nomini l’interporto o che una macchina da scrivere-ragno mostruoso si animi, e poi assiste all’immancabile resa dei conti col dottore-pazzo nazista venuto a prelevare Tim Roth. Il quale si salva perché la spia-topone in culottes nere di pizzo, si frappone tra lui e il colpo di pistola sparato dal dottore-pazzo, frustrato nell’animo sensibile perché Tim Roth era alquanto riottoso riguardo al seguirlo, nonostante il dottore-pazzo gli avesse promesso le caramelline alla banana. È che la spia-topone s’era inevitabilmente innamorata di lui, ormai – il che ci fa supporre che, oltre alla capacità di comprensione di tutte le lingue & lucentezza della mente, il fulmine avesse dato a Tim Roth anche una considerevole verga virile. Tra l’altro, quando carnalmente lo conosceva (mentre un disco dell’epoca andava sul grammofono - così, per fare atmosfera), la donna gli parlava ora in russo, ora in polacco, ora in sardo, e lui capiva sempre, e rispondeva a tono. Sicché lei riferiva al comando nazista e loro capivano che questo sapeva un sacco di cose ed era un super-uomo (?). O lei, allora, non era una super-donna? In più c’aveva anche la fica! Sarà meglio di Tim Roth? Bah, misteri del Reich…
Prima di dar la stura al secondo teNpo, si badi inoltre che ai tempi della sua effettiva giovinezza reale, il semiologo stava lavorando ad un’opera che voleva scandagliare il linguaggio fino ad arrivare alle sue fonti primarie, andando per questo a ritroso fino a tempi sconosciuti, civiltà sconosciute, idiomi totalmente nuovi e perduti. Nel frattempo, il tizio aveva anche una ragazza, una graziosa troterella di – forse – 23 anni, dalle belle pose nonché poppe. Ella, veduta la mala parata (un po’ va bene, poi chi cazzo se ne frega di che lingua parlava la civiltà pre-iraniana; che s’ha a chiavare un po’?), decide di lasciarlo. E lui non si riprende più, fino alla vecchiaja, e il libro in questione non sarà mai completato. Il fulmine dunque capita a fagiuòlo (ma tu guarda che culo!): e Tim Roth tornato giovane si rimette tosto all’opera.
Vi basta? No, perché c’è il secondo tempo, in cui son passati molti anni e in cui Tim Roth che fa trekking (?) incrocia una jeep con un’anziana signora alla guida e una ragazza accanto, le quali si fermano per chiedere indicazioni (che vo bene per Mengarone Paderno? No, fai inversione, è la seconda a destra, davanti al corniciajo Ciapetti & Nepote snc). Il semiologo riconosce, reincarnata, la sua vecchia fiamma. La Jeep riparte ma – dopo poco – drammone! Un  altro fulmine. Stavolta colpisce la jeep; Tim Roth è il primo ad arrivare sul luogo del disastro: la vecchia è crepata (cazzi sua, era già vecchia – bella parte che fa, leilì); la giovane è in un fosso, parla sanscrito, si crede una sacerdotessa indù di svariati secoli avanti Cristo, a nome Ru-Pini (probabile specialista nell’arte dei, ma questo non ci vien mai rivelato). Tim Roth è l’unico, ovviamente, che la capisce.
I dottori studiano il caso (del precedente nel frattempo s’era persa ogni memoria), e tramite l’insostituibile aiuto di Tim Roth si decide di far venire un paio di orientalisti di chiara fama. L'anziano è l'assistente del giovane, ma vabbè, ormai questo si può anche lasciar passare, fosse il mal di questo. Tramite loro (l’università sì che c’aveva i fondi, ai tempi!) si decide di ricondurre Ru-Pini nel suo territorio, in Nepal, dove dice lei si ricordava stava meditando in una caverna. Lì riconosce il luogo, e come per magia si risveglia e torna ad essere la ragazza della jeep. Nel frattempo i giornali si sono scatenati, su temi quali reincarnazione e vite precedenti. Tim Roth, che le è sempre rimasto accanto, si innamora, ricambiato, di quella che un tempo era forse la sua vecchia fiamma e insieme fuggono a Malta (giuro, non mi sto inventando nulla). Lì, trombano allegramente, lontano da tutto e tutti, mentre lui continua a lavorare al suo libro. Ma il tegamello è tutt’altro che guarito: la notte delira, e forse spinta dall’amore per Tim Roth (chi non amerebbe Tim Roth?), si reincarna a ritroso in vari personaggi di epoche sempre più lontane (sì, si riparte da Ru-Pini, maestra dei pompini), padroneggiando, nel delirio, la lingua e i costumi di ognuno, permettendo all’amato bene di comprendere effettivamente le varie fasi dell’evoluzione del linguaggio e proseguire il libro, lasciandosi alle spalle l’inevitabile impasse, causa le limitate capacità umane. Così si arriva fino a civiltà arcaiche e misteriose, finché ci mancherebbe proprio l’ultima, quella da cui tutto ha avuto origine, prevista per quella notte. Ma la cosa non è senza conseguenze: di notte viaggia nel tempo, di giorno la signora avvizzisce. Ormai dimostra settant’anni, anche se ne ha ventitre. Tim Roth capisce che è colpa sua, e che un’altra impersonificazione la ucciderebbe; quindi le confessa il suo segreto e le dice addio, l’unico modo – dice lui – per farla tornar giovane e liberarla dall’incubo. Indi gira un po’ qua e un po’ là, ha modo di rivedere – non riconosciuto –  lei scendere da un treno, tornata giovane, con due bambini (parla francese, ora); e poi decide di tornare  in Romania, dove prende dimora in un albergo, discute e scaccia il doppio, torna vecchio, rivede i suoi soliti amici, decrepiti anch’essi, nel solito bar che frequentava quando era giovane, e poi tornando nella sua stanza muore di freddo. Il cadavere è giovane, e in mano reca una rosa. A nessuno gliene frega un cazzo, del morto. E riparte una stucchevole musichina anni'40, e tutto ha - seddiovuole - termine.
E questa cosa l’ha fatta FrancisFord Coppola, quello de Il Padrino. Poi dice uno s'incazza.

postato da: Paperogonfio alle ore 11:01 | link | commenti (2)
categorie: dottor merda - cinema
mercoledì, novembre 14, 2007

Ehi tu! Sì, proprio tu! Temi di non essere o parere abbastanza stupido o inutile o futile? Gioca anche tu al
FANTACALCIO®
E come per magia, mentre spendi i tuoi fanta-miliardi, mentre metti in fanta-campo la tua fanta-formazione, mentre calcoli la fanta-media-voto dei tuoi fanta-atleti ogni lunedì, invece di farti una sana famiglia od una ancor più sana sega, vedrai il tuo quoziente intellettivo abbassarsi, fino ad annullarsi completamente in una sorta di brago fangoso allorquando al bar “Opio” di Cogolo Di Pejo (prov. di ED – ché di sicuro te andrai anche al bar “Opio”, di Cogolo di Pejo, prov. di ED) t’accapiglierai o dispererai, giacché ha segnato Monelli e te ce l’avevi al fantacalcio® sì, però in panchina, laddove il tuo avversario lo aveva schierato, al pari di Aldo Maldera II, autore di una magica doppietta e un fallo da rigore subìto.
FANTACALCIO®
È un’idea GAZZETTA DELLO SPORT™ – l’unico giornale che (posto tu non sia milanese) l’edicolante non ti vende se dimostri un quarto dell’intelligenza canina standard.

…ma, certo, se temi – ah, il perfezionista! – che ciò non basti a qualificarti come tristissimo nerd, puoi passare i tuoi giorni (vi ci vorrebbe ma un po’ di guerra, direbbevi il sommissimo Avviatura®) a giocare a giochi di carte collezionabili, collezionare Diecast dell’incantevole Creamy e Gashapon di qualche donnina manga e Action Figures di Elektra o Jenna Jameson; leggere Manga e lanciare magie a danno diretto, giocare una carta-terra o una spirale temporale, infliggere punti ferita all’avversario tramite una creatura Ravnica, credersi un Supersayan o comprare astrusissimi board-games per cercare d’invadere meglio la Normandia, credendosi un tedesco di sessant’anni fa, tanto seddiovole ormai son tutti morti o comunque in Argentina/Uruguay/Cile e n’avranno per tre caàte, speriamo dolorosissime.

e… se anche questo non ti basta, se sei il tipo che è sì un nerd, ma ha anche un cervello e lo vuol mettere a frutto (nei campi, dovreste andare), puoi sempre laurearti in geografia, per poi descrivere i climi così:
allora, il clima continentale è secco e umido, con piovosità frequenti, soleggiato, e freddo in alcuni mesi dell’anno; ciò, esattamente come il clima mediterraneo, che a sua volta è assai simile al clima temperato, che a sua volta è simile al clima semi-temperato, che a sua volta è simile ma con meno piogge al clima tropicale, e via così, i climi son tutti secchi, umidi, con piovosità quando cazzo gli pare, soleggiati quando cazzo gli pare, freddi e a volte caldi, e a volte – udite, udite – tira anche vento, colpa – certo – della tettonica a zolle e degli estuarî a delta. Che materia del cazzo, la geografia! Sapete qual è la capitale della Brutòpia? Quali sono i paesi che hanno coste alte e frastagliate, e quali invece dritte e sabbiose? Dove scorre il fiume Congo? Quali sono le principali attività economiche svolte dagli abitanti (tutti, uno per uno) del Laos? In mezzo a cosa si trova la Terra di Mezzo? Chi si dedica alla pastorizia e chi all’agricoltura e allevamenti di suini, ovini e caprini? Tutti, ecco chi! In ogni paese c’è chi alleva majali, mucche, oche e bestie in genere. E c'è chi fa il fabbro e chi semina la segale, chi pesca le aragoste e chi pasce il baco da seta, per vendere bellissimi broccati alle massaje. Cazzo ve ne fregherà?
postato da: Paperogonfio alle ore 10:03 | link | commenti (6)
categorie: annunzi et notizie - inutilismi
lunedì, novembre 05, 2007

GENTILMENTE (IN REALTÀ CON FRODE & INGANNO ACUTISSIMI, ET A FRONTE DI PROMESSE DI MULIEBRI DELIZIE CHE TAMPOCO MAI RISCUOTERÒ, ESSEND'IO NULLA PIÙ CH'UN'ENTITÀ FITTIZIA E DEL TUTTO BURLESCA ET IMAGINARIA, CASOMAI ISTITUITA A SCOPO DI DILETTAR IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO E A VOLTE ANCHE PEGGIO), DICEVO: GENTILMENTE RICHIESTOMI, INDOSSO UNA VOLTA DI PIÙ I PANNI DI DOTTOR MERDA, E LORDANDOMI ANZICHENÒ DELL'OMONIMA MATERIA VADO TOSTO A RECENSIRE IL SEGUENTE PRODOTTO D'INTELLETTO:

NICK CAVE, E l'Asina vide l'Angelo, Mondadori - eurini 8.40, se ancora lo trovate
Linguaggio e immagini potenti ed apodittici, a metà fra un’idea di vecchio testamento e un visionario rocker d’antan, quale appunto Nick Cave si troverebbe anche ad essere. Però, ciò che funziona in una murder ballad, o comunque sia nei lyrics di una pur ottima produzione di canzoni, non è detto funzioni sottoforma di libro, vale a dire in un terreno che imporrebbe quantomeno un filo più preciso e meno sedotto da lirismo deviato e visioni deliranti, crudeltà efferate e follia a go-go. Per tacere, poi, di un io narrante gratuitamente ondivago e bizzarro, che non si giustifica altrimenti se non coll'autocompiacimento verso forme di incomprensibilità e oscurità scambiate - spesso, nel rock - per poesia. Il prezzo da pagare, in caso non si tenga conto del differente mezzo con cui ci si sta misurando, è giungere ad un prodotto assai fine a se stesso, compiaciuto nelle crudeltà e nella vicenda - vicenda letteralmente seppellita sotto il peso di un immaginario che vorrebbe essere mitico ma spesso riesce soltanto un po’ pesante. Un eccesso di gotico, o se vogliamo un eccesso di assolutezza crudele pseudo-mitologica: non c’è un tempo definito (sono gli anni ’40-’50, ma la cosa si rivela nulla più che un dettaglio), gli abitanti della valle sono completamente fuori dal mondo esterno, né leggono giornali né sanno nulla della vita intorno. L’ignoranza e la superstizione regnano sovrane, e su tutto s’impongono le riflessioni deliranti e ricchissime quantomeno in lessico di Euchrid il muto, alternandosi col racconto (suo o - come dicevamo poco sopra - di chissà chi altro) di episodi efferatissimi compiuti dagli abitanti, in un’ignoranza che il medioevo al confronto era nulla. Un gotico-barocco-horror-rock, insomma, in cui tutto può essere giustificato (a niente vale chiedersi, di quando in quando: "perché?"), dal realismo crudo al rivolgersi verso il lettore, più o meno alla fine del libro, in un'invocazione che - semplicemente - a quel punto proprio non ci sta.
E la cosa finisce per rivelarsi un po’ troppo pretenziosa: nel voler alzare quel tipo umano simbolico a paradigma del tipo umano di sempre (l’umanità è malvagia, disprezzabile, pronta a credere e infiammarsi, sempre con isteria e delirio); nel voler ingigantire il tutto nell’aura del mito, si viene ben presto a perdere la reale dimensione del testo, il quale paradossalmente resta “un sogno d’atmosfera – un ghirigoro senza storia né trama definita”, per usare le parole dell’autore stesso (p. 277), quali miglior suggello a un’operazione che dopo un po’, stanca. Ragion per cui vi dico (oltre a mandarvi in culo, come di prammatica):
Leggete qualcos'altro.
Nick Cave (nemmeno tutto, a dire il vero - le mitizzazioni a prescindere son degli idioti, o dei sedicenni) ascoltatelo, ne vale più la pena. Idem varrebbe per Capossela, ma questo - ciò il tamarindo sul fuoco, s'abbia pazïenzona - è altro discorso, altra storia, altro ballino di cazzate da scrivere per far finta di ingannare il bianco falsamente placido che - informe ma crudele - c'assedia. O anche no; cazzi mia; vi chiedo nulla, io?
postato da: Paperogonfio alle ore 17:59 | link | commenti (2)
categorie: dottor merda - critica militante