I RICORDI
Ora, il mio Poliedrico Farmacista non aveva particolarità veruna, non fosse che sapeva tutto, era dappertutto, aveva abilità in tutto: se in palestra, nello spogliatojo c’era lui, vestito con una fasciante tutina da spinning nera variegata in bordeaux, pronto a’ ludi ginnasiali, col corpo a pera castorizia in bella mostra; se aprivi il giornale la domenica mattina, c’era la sua foto in quanto vincitore d’un concorso di modellini navali, mentre stringeva fiero fiero la sua creazione (l'esatta riproduzione della Nave da Cargo del XVIII sec. "Grongo III", con tanto di bandiera Bungaresca e cannoni in marzapane); se capitavi in farmacia per comprare gli Zigulì al Barbacane (ah, gli Zigulì al Barbacane!) con un fumetto sottobraccio, lui ti intratteneva con una sottile disquisizione sugli albi più vecchi di Corto Maltese, e com’erano stati ristampati ottimamente nell’edizione dell’Espresso, il tutto mentre ti faceva lo scontrino, ecco a lei son cinquecento lire se ce l’ha in foglio preferisco. Tutto poteva, tutto sapeva, il mio poliedrico farmacista. Se andavi in giro, lo trovavi. Era anche abile giocatore di bocce, e a un certo punto snellì anche, si vedeva bene dal camice bianco, perché andava anche in mountain bike.
Facile sapesse a menadito anche le odi del Parini – ahahahahaahahahoioi, il Parini ahahahah, è inutile, via: ogni volta che mi vien da ripensare al Parini – chissà perché – rido.
Ahahahahahahah, il Parini, "Quando Orion dal cielo / declinando imperversa / e pioggia e nevi e gelo / sopra la terra ottenebrata versa, / me spinto ne la iniqua / stagione, infermo il piede, / tra il fango e tra l'obliqua / furia de' carri la città gir vede; / e per avverso sasso / mal fra gli altri sorgente / o per lubrìco passo / lungo il cammino stramazzar sovente" - ahahahahah il Parini, "In vano in van la chioma / deforme di canizie, / e l'anima già doma / dai casi, e fatto rigido / il senno dall'età / si crederà che scudo / sien contro ad occhi fulgidi / a mobil seno a nudo / braccio e all'altre terribili / arme della beltà" - ahahahahoioi il Parini, no via non ce la faccio più, oioi.
...ragion per cui si può benissimo capire si possa preferire un bel filmone pieno di cazzotti & asce, maledizioni arcaiche, oggetti apotropaici e sempiterne & mitiche lotte fra il bene e il male, col male che alla fine perde però prima seduce & attira parecchio perché come spesso succede è rappresentato da una bella fica; un bel filmone quale quindi è
BEOWULF di Robert Zemeckis,
leggendaria storia del re di Danimarca Barbacane II (Antony Hopkins passato - male - a Poser 6), che siccome c'aveva il regno infestato dai malvagi Topi™ a seguito d’una antichissima maledizione, chiamò l'avventuriero BEOWULF (in antica lingua vichinga, colui-che-attraversò-le-acque-cor-un-bicchierino-sul-capo) acciocché glieli distruggesse tutti. Arrivato lì, BEOWULF non trovò di meglio da fare che spodestare il re a mazzate (si sa, i vichinghi son gente rude; semplice ma rude), e distruggere i Topi™ fino ad arrivare a parlamentare col capo di essi,
Il film è realizzato - se non s'era capito - con l’avveniristica (?) tecnica modello Pentium III con qualche scatto causa Voodo-3D piantata, sistema a mezzo del quale era già stato (perché? Perché? Perché?) realizzato – dallo stesso regista, che quindi è recidivo – Polar Express, il film che ti faceva dire: non basta che ci sia Tom Hanks ovunque e faccia cacare la storia, deve pure esser mostruoso com’è fatto. Ma che cazzo gli è venuto in mente? Be’ teNpi, quando c’aveva Doc e Marty McFly e Beef e Cane Pazzo Tannen, ora fa i film pare Mafia, ma che si potrà? Poi dice uno s'incazza.
IO SONO BEOWULF, E TUTTO IL MIO ESSERE GRIDA VENDETTA! (I parte - post in due parti rigorosamente divise nel rispetto della più piena equità ed equilibrio bembesco - un cazzo, speriamo muoja lui e le prose della volgar lingua, non fosse che è già morto secoli & secoli orsono. Bene, diobòno)
…si potrebbe dire una volta usciti da vedere Un’altra giovinezza di Francis Ford Coppola, in cui un semiologo rumeno anziano e toto coelo rincoglionito viene colpito da un fulmine e ritorna giovane, mentre intorno infuriano venti di guerra e il Terzo Reich (ma va’? c’hanno fatto videogiochi, libri di fantascienza, storielle péi biNbi, ti pareva che non ci scappasse anche qui?) tra le altre simpatiche attività cerca di creare un superuomo e per questo non si lascia certo scappar l’occasione di rapire e utilizzare ai suoi turpi scopi il malcapitato, tramite l’immancabile spia-topone in culottes nere di pizzo, la quale per rapirlo (?) lo tromba e lo ritromba, nemmeno gliel’avesse detto il Casalieri di Berlinguertivogliobeniana memoria, be’ mi’ tempi cari Cioni & Bozzone, altro che oggi come oggi: un tempo, la fica gli’era la meglio cosa che c’era in Italia, oggi come oggi, secondo me; altro che cazzi. Il malcapitato in questione, comunque, dal fulmine, oltre ad un’altra giovinezza ha avuto in dono la capacità di capire tutte le lingue, presenti e passate e la capacità di leggere i libri passandoci sopra la mano. Nel caso, il libro s’illumina di luce azzurrina, e lui – magia delle magie – sa quel che c’è scritto. Sai quanto può essere utile uno così all’impero nazista? Vede, mein Führer? In questa preziosissima fonte del IX sec a.C., l’antica quanto misteriosa civiltà proto-indeuropea, sosteneva questo questo e quest’altro. Bravo, Tim Roth (l’ho detto che l’anziano semiologo è Tim Roth?)! O distruggiamo tutto ora, va’, tanto per non perdere l’abitudine. Per stasera leggimi tutti que’ libracci decadenti & borghesi che son stati scritti dal ‘700 in poi, che poi me li racconti e si decide quali bruciare, senza che si stia a scomodare Goebbels che c’ha sempre tanto da fare, povera stella.
Inoltre, sempre tramite il fulmine, Tim Roth ha avuto in dono un doppio, che pare uscito direttamente dal Pasto Nudo di Cronemberg/Burroughs: appare quando cazzo gli pare, fa le facce cattive e dice cose senza senso. Ogni tanto dona 3 rose al suo alter ego buono. Uno non ci capisce un cazzo, esattamente con nel Pasto Nudo di Cronbemberg, aspetta per un po’ che qualcuno nomini l’interporto o che una macchina da scrivere-ragno mostruoso si animi, e poi assiste all’immancabile resa dei conti col dottore-pazzo nazista venuto a prelevare Tim Roth. Il quale si salva perché la spia-topone in culottes nere di pizzo, si frappone tra lui e il colpo di pistola sparato dal dottore-pazzo, frustrato nell’animo sensibile perché Tim Roth era alquanto riottoso riguardo al seguirlo, nonostante il dottore-pazzo gli avesse promesso le caramelline alla banana. È che la spia-topone s’era inevitabilmente innamorata di lui, ormai – il che ci fa supporre che, oltre alla capacità di comprensione di tutte le lingue & lucentezza della mente, il fulmine avesse dato a Tim Roth anche una considerevole verga virile. Tra l’altro, quando carnalmente lo conosceva (mentre un disco dell’epoca andava sul grammofono - così, per fare atmosfera), la donna gli parlava ora in russo, ora in polacco, ora in sardo, e lui capiva sempre, e rispondeva a tono. Sicché lei riferiva al comando nazista e loro capivano che questo sapeva un sacco di cose ed era un super-uomo (?). O lei, allora, non era una super-donna? In più c’aveva anche la fica! Sarà meglio di Tim Roth? Bah, misteri del Reich…
Prima di dar la stura al secondo teNpo, si badi inoltre che ai tempi della sua effettiva giovinezza reale, il semiologo stava lavorando ad un’opera che voleva scandagliare il linguaggio fino ad arrivare alle sue fonti primarie, andando per questo a ritroso fino a tempi sconosciuti, civiltà sconosciute, idiomi totalmente nuovi e perduti. Nel frattempo, il tizio aveva anche una ragazza, una graziosa troterella di – forse – 23 anni, dalle belle pose nonché poppe. Ella, veduta la mala parata (un po’ va bene, poi chi cazzo se ne frega di che lingua parlava la civiltà pre-iraniana; che s’ha a chiavare un po’?), decide di lasciarlo. E lui non si riprende più, fino alla vecchiaja, e il libro in questione non sarà mai completato. Il fulmine dunque capita a fagiuòlo (ma tu guarda che culo!): e Tim Roth tornato giovane si rimette tosto all’opera.
Vi basta? No, perché c’è il secondo tempo, in cui son passati molti anni e in cui Tim Roth che fa trekking (?) incrocia una jeep con un’anziana signora alla guida e una ragazza accanto, le quali si fermano per chiedere indicazioni (che vo bene per Mengarone Paderno? No, fai inversione, è la seconda a destra, davanti al corniciajo Ciapetti & Nepote snc). Il semiologo riconosce, reincarnata, la sua vecchia fiamma.
I dottori studiano il caso (del precedente nel frattempo s’era persa ogni memoria), e tramite l’insostituibile aiuto di Tim Roth si decide di far venire un paio di orientalisti di chiara fama. L'anziano è l'assistente del giovane, ma vabbè, ormai questo si può anche lasciar passare, fosse il mal di questo. Tramite loro (l’università sì che c’aveva i fondi, ai tempi!) si decide di ricondurre Ru-Pini nel suo territorio, in Nepal, dove dice lei si ricordava stava meditando in una caverna. Lì riconosce il luogo, e come per magia si risveglia e torna ad essere la ragazza della jeep. Nel frattempo i giornali si sono scatenati, su temi quali reincarnazione e vite precedenti. Tim Roth, che le è sempre rimasto accanto, si innamora, ricambiato, di quella che un tempo era forse la sua vecchia fiamma e insieme fuggono a Malta (giuro, non mi sto inventando nulla). Lì, trombano allegramente, lontano da tutto e tutti, mentre lui continua a lavorare al suo libro. Ma il tegamello è tutt’altro che guarito: la notte delira, e forse spinta dall’amore per Tim Roth (chi non amerebbe Tim Roth?), si reincarna a ritroso in vari personaggi di epoche sempre più lontane (sì, si riparte da Ru-Pini, maestra dei pompini), padroneggiando, nel delirio, la lingua e i costumi di ognuno, permettendo all’amato bene di comprendere effettivamente le varie fasi dell’evoluzione del linguaggio e proseguire il libro, lasciandosi alle spalle l’inevitabile impasse, causa le limitate capacità umane. Così si arriva fino a civiltà arcaiche e misteriose, finché ci mancherebbe proprio l’ultima, quella da cui tutto ha avuto origine, prevista per quella notte. Ma la cosa non è senza conseguenze: di notte viaggia nel tempo, di giorno la signora avvizzisce. Ormai dimostra settant’anni, anche se ne ha ventitre. Tim Roth capisce che è colpa sua, e che un’altra impersonificazione la ucciderebbe; quindi le confessa il suo segreto e le dice addio, l’unico modo – dice lui – per farla tornar giovane e liberarla dall’incubo. Indi gira un po’ qua e un po’ là, ha modo di rivedere – non riconosciuto – lei scendere da un treno, tornata giovane, con due bambini (parla francese, ora); e poi decide di tornare in Romania, dove prende dimora in un albergo, discute e scaccia il doppio, torna vecchio, rivede i suoi soliti amici, decrepiti anch’essi, nel solito bar che frequentava quando era giovane, e poi tornando nella sua stanza muore di freddo. Il cadavere è giovane, e in mano reca una rosa. A nessuno gliene frega un cazzo, del morto. E riparte una stucchevole musichina anni'40, e tutto ha - seddiovuole - termine.
E questa cosa l’ha fatta FrancisFord Coppola, quello de Il Padrino. Poi dice uno s'incazza.